foligno
Davanti alla scuola sembrano in rassegna. Una fila composta, quasi militare. Tre ruote, colori sgargianti e qualche personalizzazione di troppo: gli Ape Car parcheggiati in viale Marconi stanno lì come piccoli soldatini sull’attenti, uno a fianco all’altro, negli stalli davanti all’Istituto tecnico tecnologico. Appartengono agli studenti che la patente B ancora non ce l’hanno ma che, per arrivare in classe, hanno già trovato una soluzione per non scomodare i genitori a dargli un passaggio in auto. Sono i loro piccoli mezzi di libertà: “muli da soma” a tre ruote, spesso personalizzati con adesivi, roll bar, luci supplementari o verniciature che strizzano l’occhio al mondo delle corse. Quello che sorprende, però, non è tanto la fantasia con cui questi veicoli vengono trasformati, quanto la disciplina con cui sono parcheggiati. Niente soste selvagge, nessuna ruota fuori posto. Tutti negli stalli, ordinati come se dovessero partecipare a una piccola esposizione improvvisata. Una mini sfilata meccanica studentesca che ogni mattina si ricompone davanti ai cancelli della scuola.
A poche centinaia di metri, lo stesso copione si ripete. In via Madonna delle Grazie, vicino ai licei Classico e Scientifico, entrano in scena le minicar. Piccole, compatte, quasi giocattoli a quattro ruote, ma ormai presenza fissa nelle aree di sosta vicino alle scuole. Anche qui l’ordine regna sovrano: una dietro l’altra, dentro le strisce blu, come una fila di scatole colorate allineate con precisione. Un fenomeno che racconta una piccola rivoluzione nella mobilità degli studenti: prima lo scooter, oggi sempre più spesso queste microvetture o i tre ruote che permettono ai ragazzi di muoversi in autonomia. Non tutto però fila liscio come questi parcheggi. Perché accanto alle file ordinate di Ape e minicar continua a farsi sentire - letteralmente - un altro protagonista della mobilità giovanile: lo scooter truccato. Qui l’atmosfera cambia. Il rombo diventa assordante, le marmitte manomesse trasformano il passaggio di un ciclomotore in una scarica di decibel che rimbalza tra i palazzi. Non è solo una questione di rumore: oltre a violare il codice della strada, questi mezzi contribuiscono anche a peggiorare la qualità dell’aria.
Un esperto spiega che, nonostante la cilindrata ridotta e il numero limitato rispetto al totale dei veicoli in circolazione, i ciclomotori - soprattutto quelli più datati o modificati - possono incidere in modo significativo sull’inquinamento atmosferico. Le emissioni di composti organici volatili possono arrivare fino a 124 volte superiori rispetto a quelle dei motori a quattro tempi. Tradotto: nell’aria finiscono grandi quantità di aerosol primario e soprattutto idrocarburi incombusti, una miscela invisibile che contribuisce allo smog e che, insieme all’odore pungente del carburante, rende evidente il passaggio di questi mezzi. Un cocktail di sostanze nocive che, secondo numerosi studi scientifici, non incide solo sulla qualità dell’aria ma è associato anche all’aumento del rischio di tumori legati all’inquinamento. Così, tra file ordinate di Ape car e minicar che sembrano quasi una mostra improvvisata davanti alle scuole, resta il contrasto con quei motori truccati che rompono il silenzio e ricordano come la mobilità dei più giovani sia ancora un terreno sospeso tra autonomia, passione per i motori e regole da rispettare.
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