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TERNI

Stangata sulle suore di clausura: Imu da 25 mila euro e avvisi per altri enti religiosi

L’accertamento scattato per l’anno 2020, il caso degli enti religiosi portato in Consiglio da Pastura (FdI) "Tassa richiesta anche a casa con 9 posti letto per i senzatetto e per i magazzini del banco alimentare"

Antonella Lunetti

10 Marzo 2026, 09:13

Stangata sulle suore di clausura: Imu da 25 mila euro e avvisi per altri enti religiosi

Ci sono i 25 mila euro richiesti alle suore di clausura di Collerolletta. Ma anche i 14 mila euro che sembrava dovesse versare la parrocchia di San Gabriele (atto poi annullato in autotutela dal Comune). E ci sono i soldi che non avrebbe versato una casa di accoglienza con 9 posti letto per senzatetto, così come i locali usati per lo stoccaggio dei prodotti del banco alimentare o i magazzini dove vengono raccolti gli indumenti usati da affidare ai bisognosi. Sono alcuni degli enti religiosi finiti nell’accertamento disposto dal Comune di Terni ed eseguito da Ica (società di riscossione incaricata da Palazzo Spada per il recupero di imposte e tasse) finiti al centro del caso, discusso ieri mattina in consiglio comunale. Ad accendere i riflettori è stato il consigliere di Fratelli d’Italia Roberto Pastura, con un’interrogazione poi tradotta in ordine del giorno, che è stato alla fine votato all’unanimità.

Nodo del contendere, “l’accertamento stratosferico”, l’ha definito Pastura, per l’anno 2020. Pioggia di soldi non versati per Imu sugli immobili da parte di enti definiti “non commerciali”: classificazione ampia, che comprende varie categoria, compresi gli enti religiosi. E così nell’attività avviata per la riscossione ci sono finite anche alcune parrocchie e addirittura le suore di clausura. “Non si tratta di chiedere deroghe o trattamenti di favore. Al contrario - ha spiegato il consigliere di FdI - si tratta di applicare correttamente la legge. Il D.Lgs. n. 504 del 1992, che disciplina l’imposta comunale sugli immobili (Imu), stabilisce chiaramente l’esenzione per gli immobili utilizzati da enti non commerciali per attività assistenziali, caritative, educative e religiose svolte senza finalità di lucro. Proprio per questo è necessario verificare attentamente che tali disposizioni vengano interpretate e applicate nel modo corretto”. La spiegazione è arrivata però dall’assessore Michela Bordoni. “Gli avvisi che alcune parrocchie stanno ricevendo non derivano da una scelta discrezionale del Comune né da una volontà dell’amministrazione di tassare le chiese. Derivano da un preciso obbligo normativo previsto dalla legislazione nazionale che disciplina l’esenzione Imu per gli enti non commerciali.

La normativa stabilisce infatti che gli enti non commerciali, tra i quali appunto le parrocchie, debbano obbligatoriamente presentare ogni anno la dichiarazione Imu utilizzando l’apposito modello previsto per gli enti del terzo settore. Questa dichiarazione è necessaria affinché il Comune possa verificare a sua volta la sussistenza dei requisiti previsti dalla legge per riconoscere l’esenzione dall’imposta” e quindi non applicarla. “Gli avvisi - ha aggiunto l’assessore - stanno quindi arrivando nei casi in cui, per determinati anni di riferimento (al momento accertamenti sul 2020 e il 2021, ndr), alcune parrocchie non hanno trasmesso la dichiarazione prevista dalla normativa entro i termini stabiliti. Ovviamente, negli anni in cui tale dichiarazione è stata invece regolarmente presentata, il Comune ha provveduto ad applicare l’esenzione Imu, disapplicando l’imposta proprio sulla base della documentazione ricevuta. Questo - sottolinea l’assessore - dimostra chiaramente che il Comune non ha alcuna volontà di penalizzare le parrocchie, ma che l’amministrazione può riconoscere l’esenzione solo quando viene messa nelle condizioni di effettuare l’istruttoria prevista dalla legge”.

In assenza della dichiarazione annuale, infatti, il Comune non può verificare la sussistenza dei requisiti di esenzione e la normativa nazionale prevede l’obbligo di procedere con l’emissione dell’avviso di accertamento. “La giurisprudenza della Corte di Cassazione e delle corti tributarie - ha aggiunto l’assessore Bordoni - ha chiarito più volte che la mancata presentazione della dichiarazione comporta la decadenza dal beneficio fiscale dell’esenzione”. Quindi a sbagliare sarebbero stati gli uffici di enti e parrocchie, “dimenticando” di autocertificare la propria esenzione dal pagamento della tassa. “Il Comune sta eseguendo un atto dovuto e non sta introducendo nuove imposte né assumendo decisioni discrezionali nei confronti delle parrocchie. Stiamo adempiendo a un obbligo normativo previsto dalla legge dello Stato. Gli uffici comunali e la sottoscritta - ha spiegato Bordoni - hanno raccolto con grande attenzione le difficoltà che stanno vivendo molte parrocchie della diocesi, comprese le congregazioni religiose e le suore che in questi giorni hanno ricevuto gli avvisi”.

“Da credente e da persona che vive con convinzione la propria appartenenza alla comunità ecclesiale - ha aggiunto - non posso restare indifferente di fronte al disagio che questa situazione sta generando. Le parrocchie rappresentano un presidio fondamentale per le nostre comunità, non solo dal punto di vista religioso ma anche sociale, educativo e solidaristico. Proprio per questo motivo ritengo che la questione debba essere affrontata con serietà e responsabilità istituzionale. Se esiste una criticità normativa (e oggi è evidente che questa situazione sta creando difficoltà non solo a Terni ma in molte realtà ecclesiali italiane) la soluzione non può essere scaricare responsabilità sui Comuni. Gli enti locali non hanno potere legislativo e non possono modificare norme dello Stato. Per questo motivo il Comune di Terni ritiene necessario avviare rapidamente un confronto istituzionale che coinvolga il Governo, il Parlamento, le amministrazioni locali e la Conferenza Episcopale Italiana, affinché si possa individuare una soluzione normativa chiara e definitiva. Una soluzione che potrebbe anche prevedere interventi correttivi o retroattivi, laddove ciò sia possibile, per aiutare concretamente le parrocchie che oggi si trovano in questa situazione di difficoltà. Se davvero si vuole sostenere il ruolo sociale e comunitario delle parrocchie, è il Governo che deve farsi carico di questa situazione e intervenire sulla normativa nazionale”.

L’atto presentato dal consigliere Roberto Pastura è stato quindi approvato all’unanimità, con l’intenzione di aprire un serio confronto. “Accolgo con favore la disponibilità manifestata dall’amministrazione comunale ad affrontare la questione con senso istituzionale, mettendo la politica al servizio di una soluzione ragionevole evitando che la burocrazia o cavilli procedurali finiscano per prevalere sullo spirito della norma e sul buon senso. L’auspicio è che su un tema così delicato si possa aprire un confronto serio, responsabile e lontano dalle semplificazioni ideologiche, mettendo al centro l’interesse della città e il valore sociale di tante realtà che ogni giorno operano silenziosamente a sostegno delle persone più fragili”. Parola, adesso, a un tavolo: con la diocesi e, poi, chissà, anche con la Cei.

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