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Crisi delle imprese: commercio e industria in calo, crescono solo i servizi

La fotografia emerge dal Dup: le imprese attive sono calate dello 0,4 per cento. Dal 2021 ne sono sparite 172

10 Marzo 2026, 09:06

Crisi delle imprese: commercio e industria in calo, crescono solo i servizi

Continua l’emorragia di aziende attive, che colpisce soprattutto il comparto commercio e industria, ma non risparmia neppure costruzioni e agricoltura, mentre l’unico settore a crescere, anche con una discreta vitalità, è quello dei servizi. La fotografia è contenuta nel Documento unico di programmazione (Dup) deliberato dalla giunta il 6 marzo scorso, che mette nero su bianco il censimento delle imprese attive in città, considerato una delle colonne portanti per misurare lo stato di salute del tessuto economico e produttivo di una determinata area, nel caso quella del territorio comunale. In generale, anche quest’anno si registra una flessione negativa, seppur lieve, delle imprese attive in città, che sono passate dalle 3.189 del 2024 alle 3.177 del 2025 (-0,4 per cento), anche se, tirando fuori i Dup precedenti, si nota che il trend si ripete dal 2021, anno in cui le aziende attive erano 3.349 (-5,1 per cento sul 2025).

La crisi più pesante, ma è sotto gli occhi tutti, colpisce il commercio che anche nel 2025 ha perso 68 imprese: in numeri assoluti significa che si è passati da 783 realtà economiche contate nel 2024 alle 715 del 2025, con una contrazione dell’8,6 per cento. Allargando l’analisi l’emorragia si aggrava, perché nel 2023 le imprese del commercio erano 839, mentre nel 2020 erano 880: nel triennio, dunque, la variazione negativa del settore lievita al 14,8 per cento e in sei anni raggiunte il 18,7 per cento.
Colpita duramente anche l’industria, che nel 2024 contava 238 aziende attive scese nel 2025 a 223, con una flessione negativa del 6,3 per cento. Anche per questo comparto si è di fronte a una tendenza strutturata, perché nel 2023 le industrie attive in città erano 247, mentre nel 2020 erano 250, con una contrazione che nel triennio sale quindi a -9,7 per cento e nei sei anni a -10,8 per cento.

Nonostante la poderosa mole di investimenti in corso, tra ricostruzione post sisma, Pnrr, e Superbonus, non sorride neppure il comparto edile. Nel 2024, infatti, le ditte di costruzioni attive in città erano 440, ma nel 2025 sono scese a 424, con una variazione negativa del 3,6 per cento. In rosso anche il confronto col 2023, quando l’edilizia contava 456 aziende, e pure col 2020, quando le imprese erano 449: in questo caso la contrazione nel triennio è del 7 per cento, mentre nei sei anni resta negativa ma si riduce al 5,6 per cento. Saldo col segno meno pure per le aziende agricole, che erano 670 nel 2024 e nel 2025 si sono ridotte a 656, con una flessione del 2,1 per cento. E ancora: la contrazione nel settore primario schizza a -5,6 per cento se il confronto si fa col 2023, quando in agricoltura si contavano 695 realtà, e a -8,9 per cento nella comparazione col 2020, quando a fare reddito con la terra erano 720 imprese.

Appare, dunque, evidente che se il censimento complessivo del numero di imprese attive nel 2025 è negativo per appena lo 0,4 per cento il merito è tutto del comparto dei servizi, l’unico che continua a crescere anche a ritmo sostenuto. Qui le imprese attive, infatti, erano 1.054 nel 2024 e sono diventate 1.154 nel 2025, con un incremento che vale il 9,5 per cento e rappresenta la variazione più importante fatta registrare tra i vari settori, performance negative comprese. Pure la crescita del comparto servizi, comunque, rappresenta un trend stabile, perché nel 2023 le imprese del comparto attive erano 1.047, con una crescita nel triennio che schizza in doppia cifra, attestandosi al 10,2 per cento, mentre nel 2020 erano 1.017, con l’incremento nei sei anni che sale fino al 13,5 per cento.

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