L'INTERVISTA
L'Umbria entra nell'anno del decennale del sisma che, ad agosto e ottobre 2016, colpì tutto il Centro Italia. Una sequenza tra le più rilevanti - per magnitudo nei terremoti che hanno colpito l'Italia nell'ultimo secolo. Facciamo così il punto, per quanto riguarda la ricostruzione e la riparazione dei territori del cratere, ma soprattutto diamo uno sguardo agli obiettivi futuri, quelli a medio termine, che riguardano il 2026.
Con il senatore della Repubblica per Fratelli d'Italia, Guido Castelli, dal 3 gennaio 2023 commissario straordinario di Governo alla ricostruzione e alla riparazione dei territori colpiti dall'evento sismico del 2016. Castelli è stato riconfermato sino alla fine dell'anno
- Senatore Castelli, è iniziato il decimo anno dal sisma che, ad agosto e ottobre 2016, colpì l’Umbria e il Centro Italia. Il suo terzo da commissario straordinario del Governo alla ricostruzione e alla riparazione. Quale sarà l’obiettivo di questo anno per il suo mandato da commissario che è stato prorogato sino al 31 dicembre 2026 per garantire la continuità del lavoro nell’area del cratere?
Il 2026 è un anno particolarmente importante e significativo. Il decennale dei sismi che hanno colpito l’Appennino centrale ci impone una risposta poderosa, nel segno dei cantieri. Grazie al cambio di passo impresso alla ricostruzione nei precedenti due anni, attraverso un’efficace e certosina opera di semplificazione e velocizzazione, oggi possiamo vedere gli effetti del lavoro svolto: nei nostri borghi le gru, i lavori e le inaugurazioni si susseguono a ritmo elevato. In questi ultimi tre anni sono stati quasi 13.000 i cantieri chiusi e le opere in corso sono 9 mila. Dobbiamo proseguire, insistere, lungo questo solco, affiancando alla ricostruzione la strategia di riparazione economica e sociale dell’Appennino centrale. E’ così che possiamo dare forma alla rinascita e al nuovo futuro delle nostre comunità.
- I dati ci raccontano di un’occupazione in crescita nei territori colpiti dal terremoto. Su questo aspetto come potranno incidere le opportunità offerte dal programma NextAppennino e dalla Zes?
I dati sull’occupazione certificati dal Cresme sono davvero importanti e, in tal senso, la ricostruzione sta avendo un impatto poderoso. Relativamente all’occupazione, in questi ultimi tre anni nel cratere le nuove attivazioni sono cresciute del 9% mentre nel triennio 2027-2029 si prevede un impatto da 3,8 miliardi di euro sul PIL. Se a questo trend si somma il valore aggiunto portato da NextAppennino e dalla Zes che, grazie all’intervento del Governo, è stata estesa anche all’Umbria, possiamo davvero prefigurare uno salto di qualità strutturale per i nostri territori. Grazie agli incentivi alle imprese, agli investimenti nella ricerca, nell’innovazione e nella formazione, le aziende del territorio riescono a proseguire nelle loro attività, o hanno l’opportunità di riqualificarsi, mentre nuove realtà vengono attirate dalle condizioni favorevoli offerte dal PNC e dalle Zone economiche speciali. Si tratta di una strategia di rilancio e sviluppo che ha un obiettivo ben chiaro: creare quelle condizioni che consentano di contrastare lo spopolamento.
- La rigenerazione economica è sostenuta da un piano strutturato a lungo termine, che mira non solo alla ricostruzione fisica, ma anche al rilancio socio-economico. Ci spieghi quali sono le architravi di questo aspetto.
Gli architravi sono essenzialmente tre: servizi, impresa e identità. I servizi - scuola, sanità, infrastrutture, connessioni digitali - rappresentano quelle precondizioni che possono indurre le persone a restare, o a tornare, nei nostri territori, rendendoli al contempo più attrattivi. Impresa significa lavoro, la possibilità di un’occupazione che consente alle persone e alle famiglie di costruire progetti di vita stabili. L’identità rappresenta l’essenza stessa delle nostre comunità. È la cifra che ci identifica, caratterizza, rendendo i nostri borghi unici. È per questa ragione che stiamo investendo contemporaneamente in infrastrutture materiali e sociali, filiere produttive locali, turismo lento e valorizzazione culturale. Il modello che abbiamo realizzato, il Laboratorio Appennino centrale, è un sistema integrato che unisce ricostruzione edilizia, innovazione economica e valorizzazione dell’inimitabile patrimonio naturalistico, storico, religioso e artistico di queste terre.
- Ricostruzione pubblica e privata più emergenza abitativa. Come è stato chiuso il 2025 e come si vorrebbe chiudere il 2026?
Come già detto, è stato compiuto un significativo cambio di passo nella ricostruzione. Nel caso specifico dell’Umbria, a gennaio del 2026 abbiamo registrato come dei 3.854 cantieri della ricostruzione privata avviati, 2.488 siano stati ultimati. La ricostruzione leggera vede una percentuale di evasione pari a circa il 95% del totale delle istanze presentate, la ricostruzione pesante dell’87%, mentre lo stato di attuazione della ricostruzione che compete all’USR Umbria è pari al 91%. Infine, sei famiglie su dieci sono tornate nelle proprie abitazioni. Sono dati che certificano una sensibile progressione, frutto anche della proficua collaborazione istituzionale con la presidente Stefania Proietti, gli enti locali e le associazioni di categoria. Pur non volendo fare previsioni sul 2026 posso dire che, se continueremo a lavorare con dedizione ed efficacia, il ritorno all’auspicata normalità si avvicinerà molto sensibilmente.
- Il 2025 ha visto la riapertura della Basilica di San Benedetto a Norcia, edificio simbolo. C’è grande attenzione per gli edifici di culto, qual è il punto della situazione su questo fronte?
Le chiese non sono solo edifici, ma centri di spiritualità e punti di riferimento delle nostre comunità, di cui custodiscono l’identità e la cultura. Gli edifici di culto in Umbria oggetto di intervento sono 194, per un importo programmato di 153 milioni di euro. Gli interventi conclusi sono 36 mentre quelli in corso sono 48: si tratta di numeri positivi dai quali ripartire per imprimere un’ulteriore accelerazione. Abbiamo il dovere di recuperare e valorizzare questo patrimonio straordinario fatto di storia, tradizioni, fede, devozione e arte. Consapevoli di questo obiettivo, continuiamo a operare in stretta collaborazione con la Conferenza Episcopale Italiana e le Diocesi.
- In Umbria nel 2025 sono state registrate dall’Ingv 3.260 scosse di magnitudo inferiore a 2 ma che certificano come questa regione sia terra di terremoti. Come è possibile, se lo è, prevenire?
I nostri sono territori fragili, lo sappiamo, e i terremoti non si possono evitare. Quello che possiamo fare però è agire sul fronte della prevenzione, per limitare al massimo i danni ed evitare le tragedie. Prevenzione significa sicurezza degli edifici e delle infrastrutture, pianificazione urbanistica e cultura diffusa della consapevolezza dei rischi. Imparare dagli errori del passato è fondamentale per migliorare. Nell’opera di ricostruzione nell’Appennino centrale abbiamo abbandonato il vecchio principio del “com’era dov’era” per adottare il criterio del “ricostruire innovando e innovare ricostruendo”. Grazie alle opportunità che ci vengono date dallo sviluppo tecnologico stiamo ricostituendo un patrimonio immobiliare fatto di edifici antisismici, realizzati con materiali innovativi e sostenibili. La vera eredità del sisma deve essere un territorio preparato, nel quale i rischi vengano ridotti al minimo.
- Civitas Appenninica, candidata a Capitale europea della cultura 2033 con Norcia capofila. Quale significato avrebbe una eventuale vittoria?
Sarebbe un riconoscimento di enorme importanza. Un territorio ferito che viene riconosciuto come un modello europeo di rinascita sarebbe un messaggio dalla portata storica. Quella della Civitas Appenninica è una candidatura diffusa, che unisce comunità e territori, dove la cultura è identità e motore di sviluppo. Una vittoria porterebbe ulteriori investimenti, turismo e, soprattutto, consapevolezza: l’Appennino centrale non è una periferia, ma un esempio. Insieme a tutti gli attori impegnati in questo percorso comune continueremo a lavorare. Si tratta di una sfida avvincente che merita tutto il nostro impegno.
- Messo alle spalle l’anno del Giubileo, in Umbria si celebra l’ottocentenario della morte di San Francesco. Quale legame tra la Struttura di cui è a capo e i luoghi del Poverello?
I luoghi francescani sono parte della nostra storia e della nostra identità spirituale e la Struttura commissariale che guido ha avuto il privilegio di dare il suo contributo in vista di questa ricorrenza, di grande importanza per l’Umbria e per tutto l’Appennino centrale. I tre principali interventi di recupero e restauro che abbiamo concorso a realizzare sono stati il campanile della Basilica di Santa Maria degli Angeli, le mura esterne del Sacro Convento e la Chiesa di San Francesco in Rivotorto. Inoltre, siamo impegnati nella valorizzazione dei cammini che attraversano i borghi e i territori del cratere e, tra questi, ve ne sono tre in particolare (la Via Lauretana, la Via di Francesco e il Cammino Francescano della Marca) che hanno una stretta connessione con il Poverello di Assisi. Il turismo lento non è soltanto un’opportunità di crescita economica, ma un’esperienza umana e culturale.
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