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Le sale silenziose, il profumo della carta antica e una città che torna a riaprire uno dei suoi scrigni culturali più preziosi. Nel pomeriggio di ieri Foligno ha riscoperto una pagina della propria storia entrando a palazzo Elmi-Andreozzi, in piazza San Giacomo: una dimora nobiliare del Seicento che nei secoli ha cambiato volto senza mai perdere la sua vocazione alla cultura.
Dopo essere stato residenza aristocratica, il palazzo ospitò due secoli più tardi le suore di San Giuseppe di Chambéry e divenne istituto scolastico. Qui studiavano le collegiali, allora chiamate “educande”. “Ho preso il diploma magistrale proprio in queste aule”, ricorda con emozione Mary Coresi. È lo stesso edificio che oggi accoglie la Biblioteca diocesana Ludovico Jacobilli, protagonista della visita guidata organizzata ieri pomeriggio dal gruppo di Foligno in Fiore. I partecipanti hanno attraversato sale ricche di storia e di arte, tra collezioni antiche e fondi moderni, in un percorso che ha intrecciato memoria, ricerca e identità cittadina.
Il cammino è stato arricchito da una mostra bibliografica dedicata alle donne nella storia: un itinerario tra libri e documenti che racconta il contributo di scrittrici, filosofe, artiste, giornaliste e attiviste politiche. Figure che hanno segnato la vita culturale a livello locale, nazionale e internazionale, come ha spiegato il direttore Antonio Nizzi. L’iniziativa è stata molto partecipata e si è trasformata in un vero viaggio immersivo tra storia, cultura e cimeli. Restaurato dopo il sisma del 1997, palazzo Elmi-Andreozzi rappresenta oggi uno dei luoghi simbolo della memoria culturale folignate. Qui trova casa una biblioteca imponente: circa 130 mila volumi, molti dei quali ancora da catalogare, tra cui 563 manoscritti, 104 incunaboli, oltre 5 mila edizioni del fondo antico e 1.487 cinquecentine, seicentine e ottocentine.
Tra i fondi più singolari spiccano i volumi dedicati all’architettura dei paesi islamici e orientali, donati dall’architetto Attilio Petruccioli, una raccolta considerata unica in Europa. Importanti anche altre donazioni che negli anni hanno arricchito la biblioteca: i 12 mila volumi di don Dante Cesarini e il vasto fondo musicale con oltre 10mila pezzi lasciati dal giornalista Lanfranco Cesari. Al piano nobile, sotto i soffitti decorati dell’Ottocento, l’esperto Ivan Petrini ha guidato i visitatori alla scoperta di alcuni preziosi manoscritti: tra questi un erbario medievale e una raccolta di rappresentazioni araldiche del XVI secolo che raffigurano le famiglie della città e non solo, compreso lo stemma della famiglia Elmi. Particolare interesse ha suscitato anche l’esemplare numero 145 del Milione di Marco Polo: un manoscritto la cui recente analisi ha portato gli studiosi a retrodatare la copia, escludendo che si tratti di una riproduzione rinascimentale.
Al piano terra attirano l’attenzione anche due sismografi del 1915 progettati dal padre scolopio Guido Alfani, direttore dell’Osservatorio Ximeniano di Firenze. La biblioteca è intitolata al sacerdote e studioso folignate Ludovico Jacobilli, che nel Seicento donò al Seminario vescovile - fondato nel 1649 - la propria raccolta libraria composta da circa 8.500 volumi. Oggi quel patrimonio si è ampliato enormemente e l’intero sistema bibliotecario è stato digitalizzato. Una svolta importante è arrivata nel 2008, con il trasferimento nel palazzo del patrimonio librario del Seminario e soprattutto dell’Archivio storico della diocesi, che ha ulteriormente rafforzato il ruolo del complesso come centro di conservazione e studio.
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