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FESTA DELLA DONNA

Mimosa, tutto sul fiore simbolo dell'8 marzo: perché si regala e come si conserva, fino al lato oscuro delle specie invasive

Un giro da 15 milioni di mazzetti da 100 grammi l'uno

Andrea Pescari

07 Marzo 2026, 13:11

Mimosa, tutto sul fiore simbolo dell'8 marzo: perché si regala e come si conserva, fino al lato oscuro delle specie invasive

Per festeggiare l'8 Marzo quasi un italiano su due (45%) regalerà una mimosa o un fiore. Un giro che, nel 2024, è stato calcolato (in una stima della Coldiretti) in oltre 1,5 milioni di chili di mimose, l’equivalente di 15 milioni di mazzetti da 100 grammi l’uno, pari a oltre la metà della produzione italiana nella quale gioca un ruolo importante anche l'export.

Pianta profumata e bellissima dai fiori gialli e luminosi, la mimosa è la protagonista indiscussa del mese di marzo. Negli ultimi anni, le piante di mimosa stanno fiorendo sempre più precocemente. Tradizionalmente, questi alberi dai caratteristici grappoli gialli sbocciavano tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, giusto in tempo per la Giornata internazionale della donna dell’8 marzo, di cui è diventato il fiore simbolo. Oggi, molte mimose sono già in piena fioritura a inizio febbraio e, in alcune zone, a marzo risultano già sfiorite. Questo non è un caso isolato, ma uno dei tanti segnali del riscaldamento globale, che sta alterando i cicli naturali e mettendo in difficoltà le piante e gli ecosistemi.

La mimosa è un fiore estremamente delicato. Per arrivare fresca l'8 marzo, richiede una logistica serrata con trasporti refrigerati che consumano molta energia. Molte mimose vendute in Italia provengono dalla Liguria (centro nevralgico della produzione), ma la siccità degli ultimi anni ha tagliato la produzione del 30%, costringendo spesso a importazioni o a costi di mantenimento energetico più alti.

Le specie aliene invasive: una minaccia globale

La sua precoce fioritura dorata è apprezzata da molte persone, ma - come riporta Arpal Liguria - nasconde un lato meno noto: la capacità di invadere gli ambienti naturali, come la macchia mediterranea, soprattutto dopo gli incendi. Espandendosi, tende poi a costituire formazioni fitte che impediscono la crescita delle specie autoctone.

Rientra fra le specie del genere Acacia; la specie più diffusa in Italia è Acacia dealbata, di origine australiana; altre, come Acacia longifolia e Acacia saligna, sono maggiormente presenti in diversi paesi mediterranei. Oltre a danneggiare gli habitat naturali, finiscono per creare una moltitudine di problemi all’uomo, che vanno dagli effetti sulla salute, all’invasione di terreni agricoli, all’aumento del rischio di incendi.

Il caso della mimosa non è isolato. Molte piante ornamentali, apprezzate per la loro bellezza, si trasformano in pericoli per la biodiversità nei paesi di introduzione. È il caso del giacinto d’acqua, che invade le vie fluviali, o delle piante come l’erba delle pampas, il fico degli ottentotti e il mesembriantemo, che soffocano dune e ambienti costieri. Più noti sono gli esempi nel regno animale: il punteruolo rosso, la vespa velutina, la cimice asiatica e la nutria, le cui conseguenze sono più visibili e spesso più discusse.

Le specie aliene invasive (Invasive Alien Species – IAS) sono tra le principali minacce per la biodiversità. Rappresentano il fattore chiave nel 54% delle estinzioni conosciute, causano perdite economiche per il 5% del PIL globale e trasmettono oltre 100 agenti patogeni. I loro impatti sono molteplici: competono con le specie autoctone, alterano il suolo, e modificano l’equilibrio degli ecosistemi, aggravati anche dai cambiamenti climatici.

In Europa, il 68,8% delle specie esotiche naturalizzate è stato introdotto volontariamente dall'uomo. La Commissione Europea ha stimato che il 30% di esse abbia causato danni per circa 12,5 miliardi di euro l’anno negli ultimi tre decenni.

La storia della mimosa

Ma come nasce la mimosa? La città di Mandelieu-La Napoule, nelle Alpi Marittime, è la capitale internazionale della mimosa. Dal 1931, viene celebrata ogni anno a febbraio durante una grande festa popolare che dura 10 giorni. La mimosa è stata importata in Europa dall’Australia all’inizio del XIX secolo dal grande esploratore James Cook. L’arbusto si è poi adattato in modo formidabile al suo nuovo ambiente, apprezzando il clima soleggiato e le gelate poco frequenti anche delle nostre coste. Gli aristocratici europei furono i primi a decorare i loro giardini con questa pianta.

Ma la storia della mimosa è piena di insidie e il primo grande disastro si verificò il 13 febbraio 1929, con gelo e neve. Così, due anni dopo, per celebrare la rinascita della mimosa e la perseveranza dei suoi coltivatori, il 16 febbraio 1931 si tenne a Mandelieu-La Napoule la prima Festa della Mimosa. Oggi, la sua coltivazione mobilita un centinaio di coltivatori locali di mimosa e più di 8 milioni di mazzi di mimosa vengono inviati in tutto il mondo ogni anno.

Perché si regala la mimosa nel giorno della Festa della donna?

Paragonata al sole, la mimosa simboleggia magnificenza, eleganza, tenerezza e trasmette un messaggio di amicizia. Ma non solo, secondo il linguaggio dei fiori, il significato della mimosa è legato anche alla forza e femminilità ma è anche utilizzata per esprimere libertà, autonomia e sensibilità per questo è il regalo perfetto per la Festa della donna. Questo fiore non è solo l’arbusto decorativo di inizio anno oppure la mimosa per la Festa della donna, ma è anche utilizzato nella composizione di famosi profumi, come Amarige di Givenchy o Paris di Yves-Saint-Laurent.

Come mantenere la mimosa recisa?

Innanzitutto, le mimose recise dovrebbero essere conservate in un vaso con acqua. Tenete perciò i rametti in acqua per un paio d’ore, poi posizionate il vaso in piena luce, ma lontano da fonti di calore. Le mimose hanno infatti bisogno di luce ma non di temperature elevate. Se desiderate invece essiccare il mazzolino di mimose, avvolgetelo nella carta per mantenerlo più a lungo. Sarà poi sufficiente utilizzare un libro: sistemate i rametti tra le pagine e richiudete il libro, la pressione e il buio faranno seccare la mimosa in un paio di settimane.

Come coltivare e mantenere una pianta di mimosa in vaso?

La mimosa teme i terreni calcarei, pesanti o argillosi, il freddo e i venti freschi e secchi. D’altra parte, apprezza il calore, il sole (almeno tre ore al giorno) e un terreno sabbioso e ben drenato. Potete quindi coltivarla in vaso sul vostro balcone o terrazzo. L’importante è posizionare la mimosa in un luogo dove riceva almeno tre ore di luce solare diretta al giorno proprio perché ama la luce. Tuttavia, proteggete la pianta da venti e correnti d’aria, specialmente se coltivate la mimosa in vaso su un balcone. Utilizzare un vaso sufficientemente grande per consentire la crescita radicale della pianta. Optare per un vaso che abbia fori di drenaggio per evitare ristagni d’acqua.

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