PERUGIA
Brunello Cucinelli
C’è un risvolto tutto economico nella guerra del cemento made in Gubbio. La conferma di una dinamica quasi consolidata. Il re del cachemire Brunello Cucinelli (nella foto) si espande e prende di mira le quote di altre imprese umbre. In una regione dove sono merce rara le banche del territorio, il fenomeno è sempre più evidente. Un gioco a Monopoli. La scalata al colosso Colacem insieme a Gianluca Vacchi, con l’offerta di 450 milioni per il 25% della holding del cemento, Financo, è solo l’ultima operazione su una serie di aziende del cuore verde messe in campo dall’imprenditore umanista.
Prima il soccorso - attraverso la medesima società acquirente, Eques - con un prestito (da oltre 120 milioni) per salvare l’impresa in difficoltà dell’amico Giuseppe Colaiacovo, e poi il tentativo di entrare con le quote, anche di minoranza, col grimaldello della valorizzazione delle azioni. Un copione già visto. Due anni fa Cucinelli è entrato nella Isa, storica azienda di Bastia Umbria.
La famiglia Cucinelli “in forma privata” ha sostenuto il progetto della società leader nel settore dell’arredamento professionale, delle vetrine e degli armadi refrigeranti per gelateria partecipando all’operazione di sottoscrizione di un nuovo capitale tra la famiglia Giulietti e Invitalia, in qualità di gestore del Fondo salvaguardia imprese promosso dal ministero delle Imprese e del Made in Italy. Il fine? Esclusivamente filantropico, aveva assicurato Cucinelli. "Conosco la Isa ed il suo presidente - aveva dichiarato Brunello Cucinelli in una nota riportata dall’Ansa - e sono affezionato amico di Carlo (Giulietti ndr) da sempre; egli è una persona amabile, ricca di sapienza e di un animo gentile che ha contribuito alla mia crescita di uomo ed imprenditore, un coraggioso che, ne sono convinto, ha nel cuore la fonte dei grandi pensieri. Ho sempre immaginato di poter contribuire alla custodia di ciò che il Creato ci dona, e certamente, grazie all'opera appassionata di Carlo, anche questo suo progetto mi appare degno di essere considerato un proposito a sostegno del territorio e dei suoi abitanti piuttosto che un investimento. Di tanto mi onoro con gioia”.
In questo caso, proprio come per il cemento, il supporto arriva in un settore del tutto estraneo al core business dell’abbigliamento di lusso. Anche perché l’obiettivo è anche diversificare. Nella filiera di appartenenza il “visionario garbato” - dall’omonimo film auto celebrativo - si è mosso nello stesso periodo su due fronti. Dopo la manifattura contemporanea aperta a Penne, in Abruzzo, ha voluto rilevare un gioiello tutto umbro, la Sartoria Eugubina, che venne rilevata un decennio prima dalle sarte per evitare la chiusura e in meno di due lustri ha raddoppiato i dipendenti. Anche in questo caso non è mancato il commento ispirato. “Mi piace ricordare il prezioso lavoro di chi l’ha custodita sino a oggi e siamo molto felici di questa acquisizione, che per noi è un arricchimento in termini di Umane Risorse davvero speciali”, aveva detto Cucinelli. L’attivismo societario non finisce qui. Anzi.
A cavallo tra il 2022 e il 2024 si dipana l’operazione Cariaggi. Il lanificio di Cagli, eccellenza italiana del cachemire, per metà umbro, grazie alle quote della famiglia del vino Caprai (era nato col supporto della Maglital del fondatore Arnaldo, recentemente scomparso), era un fornitore storico di Cucinelli. Quest’ultimo rileva il 43% delle quote, quelle in capo a Caprai. Attenzione al timing. Giusto un anno dopo cede alla multinazionale del lusso Chanel il 18,5% delle sue stesse azioni. Ebbene all’esito delle operazioni di cessione, il capitale sociale della società risulta posseduto dalla famiglia Cariaggi per il 51% e da Brunello Cucinelli e Chanel per il 24,5% ciascuno. Il commento di Cucinelli è all’insegna di un passaggio storico.
Era il 23 maggio 2023. “Sono particolarmente contento - ha affermato in una nota - di questa giornata di un’importanza davvero storica. L’intesa che abbiamo raggiunto rappresenta uno splendido diadema che va a impreziosire il valore dell’intera filiera italiana, enormemente gratificata dal fatto che una maison di assoluta eccellenza della moda mondiale come Chanel abbia scelto di investire nel made in Italy condividendo con noi il bellissimo Progetto Lanificio Cariaggi. Lo considero perciò un gioioso giorno di festa”.
Altra operazione - fatta stavolta sui resti di un’azienda ormai defunta - quella dell’ex Sicel di Corciano. Cucinelli ha rilevato e ristrutturato, creandoci i magazzini della sua società, quel che restava della fabbrica di Spartaco Ghini. Non finisce qui. La cronaca è dell’oggi: ci sarebbe un interessamento alle quote di minoranza di una società con utili milionari della provincia di Perugia. Nulla di ufficiale, per ora, ma le voci si rincorrono. Non resta che aspettare.
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