FOLIGNO
Nuova piazzola, nuovi spazi e una posizione che oggi la rende ancor più comodamente raggiungibile dalla sua clientela. Ma l'entusiasmo è lo stesso del primo giorno, quello di un giugno di quasi quarant'anni fa quando Patrizia Malaridotti ha scelto che l'edicola sarebbe stata la sua seconda casa. Mentre sempre più chioschi abbassano la saracinesca, lei tira dritto con coraggio e visione, animata dalla convinzione che “sì, un futuro per le edicole è possibile”. Ed è così che la riapertura della sua attività in viale Roma dopo il trasloco, di qualche decina di metri, dalla rotatoria di via dell'Artigianato all'area del nuovo Lidl inaugurato giovedì, ha il sapore di una nuova ripartenza, e parla di passione, scelte coraggiose e di un mestiere capace di reinventarsi senza perdere la sua anima e la sua vocazione. Quella di prezioso presidio per la comunità. Lo testimonia il via vai di affezionati clienti che da giovedì sono tornati con gioia nell'edicola di Patrizia, confidandole di aver sentito la sua mancanza dopo quasi cinque settimane di chiusura.
- Patrizia, com’è stata questa riapertura?
Sono contentissima di essere tornata, del lavoro e della nuova location. Dove ero prima era un po’ più scomodo, non c’era il posto auto, qui invece è molto bello e poi ora aprirà anche il Mc Donald’s e l’affluenza aumenterà. Abbiamo rinnovato molto anche all’interno, è stato fatto un gran lavoro ma sono soddisfatta del risultato. Devo ringraziare la ditta che ha acquistato il terreno e fatto i lavori in quest’area perché si è occupata di realizzare la piazzola per la mia edicola e dello spostamento: gli devo tanto perché mi hanno permesso di continuare a lavorare. Questo tratto di strada resta però con un traffico congestionato, e con la nuova apertura rischia di esserlo ancora di più, quindi spero che il Comune intervenga.
- Lei cosa suggerisce?
Secondo me andrebbe spostata la rotatoria in mezzo alla strada, così diventerebbero due le rotatorie obbligatorie e poi sanzionare chi svolta superando la doppia striscia, magari anche con l’aiuto di un paio di telecamere.
- Da quanti anni ha la sua edicola? E come ha deciso di intraprendere questo mestiere?
Fu realizzata nel 1984, io l’ho rilevata nell’89, quindi a giungo saranno 37 anni di attività. Non pochi ma non ne sento il peso perché è un lavoro che ho amato da sempre. Mio padre si occupava del trasporto dei giornali e quando seppi che era in vendita l’edicola decisi di rilevarla e di entrare nel settore. Solo nel 2009 feci un tentativo di vendita, ma poi siamo ripartiti ed eccoci qui.
- Le edicole rappresentano un presidio fondamentali dell’informazione e più in generale del territorio. Qual è la percezione di chi è in prima linea?
E’ un punto di ritrovo, soprattutto per le persone anziane in questa realtà dove ormai tutto è spersonalizzato. Un signore che è da solo, ad esempio, mi ha detto che questo periodo senza l’edicola non ha fatto altro che piangere. Qui trovano un sorriso, l’occasione di chiacchierare, un gesto di affetto: per loro è vita. E questo è già una grande soddisfazione. Anche i bambini, sebbene oggi siano legati a internet, tra cellulari e tablet; quando vengono qui vedono i giochi, sono liberi di toccarli e c’è chi chiede ai genitori “andiamo da Patrizia?”. E questo riempie di soddisfazione, anche se certo, non è più come un tempo.
- I tempi per l’editoria e per le edicole sono cambiati. Come si resiste?
Io non ho solo l’editoriale, perché la vendita dei giornali non è più quella di un tempo, anche se ormai visto che stanno scomparendo le edicole, se ne cerchi una quasi per forza qui devi venire (sorride, ndr). Ma si lavora anche con altri prodotti, come i Gratta e Vinci, i Pokemon, caramelle, profumi... E poi, da qualche anno ho aperto il sexy shop. E’ il secondo in Umbria dopo quello di Perugia, e si lavora bene.
- Le edicole avranno un futuro?
Secondo me sì, se chi fa questo mestiere riesce a seguire le richieste del mercato. Ad esempio, se mi viene chiesta una rivista e non la ho o vado subito a cercarla per fare in modo di poterlo fornire, così come per altri prodotti. Il cliente va assecondato e ci sono settori che tirano, penso ai collezionabili con cui lavoro ancora molto perché le persone sanno che qui li trovano. Il mestiere oggi non è più quello dell’edicolante, devi essere un commerciante a 360 gradi.
- Cosa si augura per il futuro della sua attività?
Io proseguirò ancora per qualche anno: al momento non ho intenzione di fermarmi. Poi spero che qualcun altro vorrà rilevarla e continuare questo tipo di lavoro, perché chiuderla sarebbe davvero un peccato.
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