L'INTERVISTA
Andrea Tomassini, esempio di positività, tenacia e determinazione: nato con una disabilità conseguente a un ischemia prenatale, non ha mai accettato che il limite diventasse destino, scegliendo invece di costruire, passo dopo passo, il suo cammino. A soli 22 anni ha già raggiunto importanti traguardi: pochi giorni fa si è laureato in Lettere Moderne con 110 e lode; è musicista, autore dell'album Questo s(u)ono io, capace di raccontarsi e di raccontare il mondo attraverso le note; con l'associazione "Andiamo a noi" si batte per i diritti delle persone con disabilità. Andrea ha fatto del "mai mollare" — titolo del suo primo brano — il principio guida della sua esistenza.
- Andrea, tanti complimenti per la sua laurea! Cosa significa per lei questo traguardo e quali sono i suoi progetti per il futuro?
È proprio una gran bella soddisfazione, non tanto per il voto finale, ma per il percorso che ho avuto la possibilità di intraprendere e per le persone che, credendo in me, mi hanno aiutato a portarlo a termine. I miei interessi per il futuro? Voglio prendere una seconda laurea in Filosofia.
- L’università è preparata ad accogliere persone con disabilità?
Ci sono state delle difficoltà, soprattutto i primi tempi, per esempio con il trasporto da casa all’università e viceversa. Senza la disponibilità dei miei genitori, il primo semestre del primo anno non avrei potuto frequentare le lezioni in presenza; poi ci siamo organizzati con la Confraternita della Misericordia di Perugia-Olmo. Da lì l’Ateneo ha messo in piedi un servizio di trasporto per tutti gli studenti con disabilità, stipulando una convenzione con varie associazioni di volontariato. Inoltre, la cooperativa ASAD mi ha fornito un operatore per accompagnarmi in toilette durante la permanenza all’università. Non è sempre facile soddisfare tutte le esigenze specifiche di ogni persona, ma, nel mio caso, devo dire che l’ateneo lo ha fatto, e la strutturazione del servizio di trasporto ne è la conferma.
- Il suo album Questo s(u)ono io già dal titolo suggerisce un’identità profonda tra suono e persona. Che cosa racconta di lei questo progetto?
Racconta tanto di me. È una raccolta di tutti i brani composti da quando il mio viaggio musicale ha avuto inizio. Vorrei che le mie canzoni potessero suscitare emozioni in chi le ascolta, mille emozioni diverse, da persona a persona.
- Il suo primo brano, Mai mollare, è allo stesso tempo un racconto autobiografico e un messaggio universale. Cosa significa per lei “non mollare”?
“Non mollare” non significa solo non arrendersi alle difficoltà - visibili a tutti - legate alla mia disabilità, ma anche e soprattutto non arrendersi di fronte a quelle che posso vedere soltanto io, quando cala il buio nell’anima. “Non mollare” significa non scappare dal vuoto che si apre in me nel silenzio della mia cameretta, mettendomi a scrollare sui social, ma scegliere di accogliere quel silenzio, di ascoltare le paure e le preoccupazioni che lo abitano. E proprio nei momenti più difficili della mia vita, ho usato quel ‘vuoto’ per pensare e il buio interiore per farmi luce.
- È imminente l’uscita di un suo nuovo singolo. Vuole anticiparci qualcosa?
Non amo fare spoiler, tuttavia quest’intervista mi sembra una buona occasione per anticipare qualcosa. La canzone si intitola Divertiti un mondo. Il titolo, gioioso, è però associato all’idea di ‘sentirsi persi’: la società oggi ci vuole sempre all’altezza delle aspettative e se non sappiamo precisamente dove andare ci fa sentire sbagliati. Il brano, invece, trasmette il messaggio opposto: sentirsi persi non è un errore, anzi, molte volte è il modo migliore per trovare o ritrovare noi stessi. È un invito ad accettare le nostre fragilità e vulnerabilità, che non sono un segno di debolezza, bensì di forza.
- Qual è il cambiamento più urgente per una società davvero inclusiva?
Spesso non servono cambiamenti rivoluzionari, ma un’attenzione costante verso le piccole cose. I gruppi di lavoro dell’Osservatorio Regionale e il progetto “Umbria per tutti” già costituiscono un importante tassello di un puzzle, che però deve essere ancora composto, soprattutto ascoltando le esigenze provenienti dalle realtà associative e dalle famiglie, che affrontano ogni giorno le difficoltà che ciascuna disabilità comporta, e rappresentano la vera stella polare per la realizzazione di efficaci progetti volti a far vivere la disabilità con serenità e dignità.
- Durante un incontro sul bullismo, ha detto che spesso chi aggredisce è la persona più fragile, che indossa “l’armatura della prepotenza”. Che messaggio sente di voler lasciare ai ragazzi che vivono situazioni di esclusione o di bullismo?
Io credo che “l’armatura della prepotenza” venga indossata dalle persone che hanno paura di fare i conti con le proprie paure. Quindi, proiettano sugli altri il rifiuto per se stessi, illudendosi che i sorrisi sarcastici, le parole di scherno, o la forza prevaricatrice della violenza, possano liberarli dai propri tormenti interiori. Ai ragazzi che vivono situazioni di esclusione o di bullismo voglio dire con forza: non abbiate paura di chiedere aiuto, parlatene con le persone di cui vi fidate. Abbiate il coraggio di accogliere tutto il dolore e trasformatelo in energia positiva per non dimenticare chi siete davvero, perché voi non siete di certo le parole che gli altri vi sputano addosso con cattiveria.
- Dopo il compimento della maggiore età, le persone con disabilità rischiano di essere lasciate sole. Cosa significa per lei costruire un progetto di vita personalizzato che accompagni ogni ragazzo nella realizzazione dei propri desideri e non solo nella gestione dei bisogni?
Significa tanto. Significa continuare a vivere senza il timore di non farcela se non c’è più la famiglia; significa garantire a ciascuno i mezzi necessari per raggiungere la propria autonomia; significa pensare al futuro senza rinunciare al tentativo di realizzare i propri sogni, diventando i veri protagonisti della propria esistenza. Significa trasformare i limiti in possibilità.
- Guardando al futuro, tra musica, impegno sociale e nuovi studi, dove la porta il cuore?
Non vedo l’ora di iniziare a seguire le lezioni di Filosofia, che potrà offrirmi nuovi spunti di riflessione, anche per il mio impegno nel sociale, che, naturalmente, non ho nessuna intenzione di trascurare. Sono anche molto curioso di conoscere il riscontro del pubblico al mio nuovo singolo, in attesa dell’ispirazione per altre canzoni.
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