Graffiti
Chi passa tutte le mattine nella zona del liceo Alessi, in via Ruggero d’Andreotto, non può fare a meno di notare quello che può essere considerato, a tutti gli effetti, un segno dei tempi che cambiano: l’esplosione del fenomeno-Minicar. Le minuscole vetture, in qualunque modo declinate, sono diventate oltre che status symbol anche mezzo di trasporto per andare a scuola, per le attività pomeridiane, per le uscite serali, soppiantando anzitutto i motorini (nel 2025 le vendite degli scooter 50 sono calate quasi del 40%), poi i reietti autobus e infine i genitori, che in un colpo solo si sono tolti parecchi impegni e rasserenati sul via vai dei figli, specialmente di quelli abituati ad usare le due ruote.

Abbiamo citato l’Alessi come punta dell’iceberg perché tra via del Coppetta e le altre strade laterali, compreso il parcheggio sterrato lungo via Fasani (è la parallela di via d’Andreotto che scende verso Fontivegge) le Minicar, arrivano ad una cifra molto vicina a 90-100 unità al giorno, nel contesto di un liceo con circa 1500 studenti totali. Considerando che i “quadricicli”, questa la definizione del codice della strada, si possono guidare solo dopo i 14 anni e che molti 18enni hanno già auto “adulte” è facile fare i conti e porsi qualche domanda.
Perché questo boom di Minicar, delle “scatolette” tipo macchina di Topolino lunghe all’incirca 3 metri (ma ci sono anche modelli da 1,83), pur nel contesto di famiglie con redditi medio alti (si parte da 8-9mila euro l’una) fanno da esatto contraltare allo scarso utilizzo dei mezzi pubblici.
L’ultima indagine disponibile sull’Umbria, curata dall’Istat, ha infatti certificato che in città usano regolarmente gli autobus solo l’11,4% di coloro che hanno più di 14 anni. Togliendo dal campione gli over 18, il paragone diventa impietoso.
Di più: conversando con qualche liceale si ha la certezza che siamo dinnanzi ad un cambiamento strutturale, perché chi ha le Minicar si sente al sicuro (dai 14 ai 16 anni la velocità massima è 45kmh), al riparo dagli agenti atmosferici e in grado di parcheggiare facilmente quasi ovunque.
Ergo, non si torna indietro. Idem chi guida moto 125, ma questo è un fattore specifico di chi nasce motociclista e fa parte di un mondo a parte.
Restano tutti gli altri studenti, la maggioranza, e l’idiosincrasia a viaggiare sui mezzi pubblici, anche, ma non solo, per questioni puramente economiche. In varie riunioni di comitati studenteschi c’è chi ha posto l’accento su due snodi: l’eventuale gratuita per tutti gli Under 18 o, in subordine, l’estensione dell’abbonamento a 60 euro che è in dotazione agli universitari del nostro ateneo.
Difficile? I mezzi pubblici gratis, non solo per gli studenti, sono stati sperimentati con varie modalità in molti paesi europei. La lista è lunghissima e comprende Francia, Estonia, Bulgaria, Svezia, Danimarca, Svezia, Finlandia, Polonia, Regno Unito, Portogallo, Malta, Lussemburgo (qui anche su treni e tram). Varrà la pena provarci e quantomeno cominciare a fare una mano di conti?
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