GUBBIO
Gubbio, come altri territori umbri, è al centro dell’interesse di diverse società intenzionate a investire nell’eolico. Progetti rilevanti, che chiamano in causa ambiente, paesaggio e sviluppo economico. In pieno dibattito il sindaco Vittorio Fiorucci fa il punto della situazione tra iter autorizzativi, osservazioni tecniche e confronto con la cittadinanza. Con Gubbio sempre al centro.
- Sindaco, quanti sono i progetti e in che fase si trovano?
Al momento sono arrivati quattro progetti. L’ultimo di questi ad oggi è archiviato. Parliamo comunque di investimenti importanti, che interessano un’area ampia del nostro territorio. Siamo ancora in fase di valutazione: abbiamo alcuni giorni per presentare le osservazioni e stiamo lavorando con un pool di tecnici – geologi, ingegneri e altri professionisti – per analizzare l’impatto sotto ogni profilo.
- Quali sono le aree interessate?
La zona individuata va dai crinali sopra le cementerie Barbetti fino all’area di Monteleto. Parliamo di punti che rappresentano, di fatto, il biglietto da visita della città. Gli impianti previsti arriverebbero a circa 200 metri di altezza alla punta delle pale: per rendere l’idea e far capire di cosa stiamo parlando, dobbiamo pensare a impianti alti circa quattro volte il Palazzo dei Consoli. È evidente che si tratta di strutture difficilmente invisibili anche a distanza.
- Il tema centrale dunque è l’equilibrio tra energia pulita e tutela del paesaggio.
Esattamente. Non disconosciamo la valenza dell’energia rinnovabile: significa minori emissioni di CO2, significa guardare alla direzione che il mondo sta prendendo. Anche Gubbio deve fare la sua parte. Ma dobbiamo contemperare le esigenze: da un lato lo sviluppo e la produzione di energia, dall’altro la tutela della nostra identità storico-artistica, culturale e paesaggistica. La piana eugubina, con la corona dei Cinque Colli, è un patrimonio che va preservato.
- Che percezione raccoglie tra i cittadini al riguardo di questi progetti?
L’amministrazione ha un osservatorio privilegiato. C’è attenzione, ci sono perplessità, talvolta anche posizioni nette. Ma spesso c’è anche bisogno di comprendere meglio i progetti, perché non tutti ne conoscono i dettagli, i numeri nero su bianco. Il nostro compito è informare nel modo più trasparente possibile e creare le condizioni per un confronto costruttivo. Riteniamo che imprenditori, cittadini e amministrazione possano essere parte di un unico disegno: solo così si può salvaguardare ciò che è salvabile e, allo stesso tempo, progredire dal punto di vista tecnologico.
- Che tipo di garanzie chiedete alle imprese che arrivano nel nostro territorio?
Il nostro è un territorio vasto, 575 chilometri quadrati, con caratteristiche molto diverse da zona a zona. Ci sono aree più vocate a determinate installazioni, altre meno. Chi viene a investire deve rispettare questa identità e questo equilibrio. Non c’è una chiusura pregiudiziale: l’investimento può trovare spazio, ma nelle forme e nei modi giusti, nel rispetto delle aree di valore e delle sensibilità del territorio.
- Il 13 marzo scade il termine per presentare le osservazioni. Qual è la vostra linea?
Non siamo qui per dire sì o no a priori. Vogliamo essere pienamente consapevoli dell’impatto, in tutte le sue componenti: tecniche, paesaggistiche, storiche. Dopo un’analisi approfondita, trarremo le conclusioni. L’obiettivo è arrivare a una soluzione che sia la meno impattante possibile, la più sostenibile e la più vantaggiosa per il territorio. Gubbio deve rimanere al centro: ogni scelta deve rappresentare una prospettiva di crescita, non un limite alla sua identità, alla sua skyline e alla sua vocazione naturale.
- Sindaco, una decisione quindi che va oltre le posizioni politiche?
Direi che è una scelta profondamente politica, nel senso più alto del termine. Non di parte, ma nell’interesse generale. Dobbiamo armonizzare sviluppo e tutela, innovazione e storia. È una responsabilità che riguarda l’intera comunità.
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