Amelia
Quelle lavandaie non sono lavandaie. Il sasso gettato, con una punta di malizia, dal sindaco di Amelia, Avio Proietti Sconsoni, inizia a generare cerchi. Stiamo parlando del bellissimo quadro di proprietà comunale esposto nella pinacoteca cittadina: “Le lavandaie” di Fausto Pirandello.
Il vero titolo dell'opera potrebbe essere “Gineceo verde”, e le tre donne nude sarebbero in realtà delle prostitute. La ricostruzione viene dalla storica dell’arte Flavia Matitti, una delle più importanti studiose di Fausto Pirandello. L’artista in questione, è bene ricordarlo, oltre ad essere uno degli artisti più apprezzati del Novecento italiano, è il figlio del celeberrimo scrittore e premio Nobel, Luigi.
Come si arriva all'ipotesi del “Gineceo verde”? La studiosa Matitti, in una recente presentazione dell'opera, ha ricordato che questo titolo, attribuito proprio a un'opera di Pirandello, è presente in un vecchio catalogo di una mostra del 1947 a Trieste. Al di là della citazione, non si ha nessun'altra informazione dell'opera a riguardo. Non si sa che fine abbia fatto. È possibile quindi che il quadro amerino sia proprio quel “Gineceo verde” del catalogo triestino. Altri fattori vanno a sostegno di questa tesi. Innanzitutto, dire gineceo verde è un modo per dire bordello. Nella tradizione giapponese il verde era il colore che caratterizzava le stanze dell'amore mercenario.
Pirandello ha realizzato altri quadri di lavandaie; lì le donne sono in ambiente esterno, un po' svestite, ma non troppo. Nel quadro amerino invece una delle donne è poggiata interamente nuda sul bracciolo di un divano: una posa tipica, riscontrabile in tanti altri quadri coevi, che ritraggono appunto le case di piacere nella loro quotidianità.
Infine, sempre a detta della storica dell'arte, l'opera è stata battezzata “Le lavandaie” in modo arbitrario: “Come si sia arrivati a questo titolo, onestamente non lo sappiamo. Il titolo con il quale il quadro è entrato nella raccolta del Comune in realtà era “La toletta del mattino”.
Di lavandaie insomma non c'è molto nel dipinto, come ha sostenuto in questi giorni su Facebook il sindaco di Amelia, Avio Proietti Scorsoni, architetto e appassionato di storia dell'arte. Quel titolo dunque, andrebbe cambiato.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy