IL CASO
Il quadro esposto in Pinacoteca pone un dubbio al sindaco. Saranno davvero delle lavandaie? La domanda nasce spontanea: delle tre donne raffigurate nel dipinto due sono già nude, la terza si sta svestendo.
Il quesito del primo cittadino Avio Proietti Scorsoni, posto tra il serio e il faceto su Facebook, si sviluppa attorno ad una delle opere di maggior pregio che il Comune di Amelia possiede, “Le lavandaie” appunto, di Fausto Pirandello, pittore di grido del '900 italiano, nonché figlio del noto scrittore e drammaturgo Luigi.
L'amministrazione comunale ha deciso, alcuni mesi or sono, di esporre l'opera all'interno della propria pinacoteca. Prima giaceva in un fondo, frutto della donazione di Luciana Conti, vedova Palladini.
Attorno all'esposizione di questo meraviglioso quadro, dove la nudità non cerca la perfezione, ma si esprime nella sua quotidianità, non c'è stata finora l'attenzione dovuta.
Gli amerini, i social e i media non vi hanno dato troppo peso. Peccato.
L'opera merita di essere ammirata, merita una discussione, riflessioni, approfondimenti. Forse mosso da una meritoria sollecitudine ad offrire visibilità a tanto patrimonio culturale in sordina, Avio Proietti Scorsoni ha tentato la strada dell'enigma, financo potenzialmente pruriginoso.
Scrive il sindaco: “Le lavandaie di Fausto Pirandello. Parete rossa della nostra Pinacoteca. Secondo voi sono lavandaie?”. Chi ricorda le lavandaie di un tempo, conserva effettivamente un'immagine diversa: abiti da lavoro che lasciano al più scoperto lo stinco, e panni nella cesta.
Nel quadro, i panni che le tre si tolgono di dosso andranno presumibilmente a lavare. Ma le donne faranno il lavoro senza niente addosso?
È quello della lavandaia il mestiere, o anche soltanto la momentanea attività, che le tre svolgono?
L’enigma resta insoluto.
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