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Interviste

Sul palco con Gramsci per riflettere anche oggi sulla nascita dei regimi

Debutta al Cinema Zenith di Perugia "Il popolo delle scimmi" di Nicola Mariuccini con Francesco Bolo Rossini e Ilaria Falini

26 Febbraio 2026, 18:52

Sul palco con Gramsci per riflettere anche oggi sulla nascita dei regimi

Ilaria Falini, attrice marscianese dalla lunga e impegnata carriera teatrale che ha raggiunto recentemente una più vasta notorietà grazie al film della Cortellesi “C’è ancora domani”, torna in palcoscenico, questa volta in Umbria, con uno spettacolo complesso e particolarmente intrigante dedicato alla figura di Antonio Gramsci.

Si tratta de “Il popolo delle scimmie”, testo di Nicola Mariuccini, regia di Francesco “Bolo” Rossini che interpreta anche la parte del celebre politico e giornalista sardo, tra i fondatori del Partito Comunista Italiano. La produzione è dell’Associazione Lago d’Arte, capofila, che ha vinto un bando di Sviluppumbria, seguita per la parte della comunicazione da Umbria Left di Perugia.

“Io sarò Tatiana, cognata di Gramsci, funzionaria del partito che gli è stata molto vicina per anni - racconta Ilaria - soprattutto nel periodo del carcere quando curava la comunicazione tra lui e l’esterno. Gli è stata accanto fino alla morte, ha raccolto il suo epistolario, ha curato la sua produzione letteraria. Una figura fondamentale nella storia della sua vita. Mentre loro due sono a colloquio in carcere all’improvviso si manifesta in scena in modo acrobatico un’entità cibernetica, nel corpo di un’attrice (Flavia Gramaccioni) un po’ come la Pris del film Blade Runner. Una via di mezzo tra una Intelligenza Artificiale ed una macchina del tempo darà a loro due l’input per analizzare i fatti di quel periodo. Si parlerà quindi di capitalismo e in qualche modo si rifarà il punto sulla storia di allora con nuovi elementi introdotti da quella strana ‘creatura-macchina’ che li analizzerà con quanto è successo allora ma anche con quanto è successo dopo. E soprattutto farà vedere le varie versioni dei fatti come verranno rilette negli anni a venire”.

Tutta l’azione si svolge nella cella di un carcere dove Gramsci è stato rinchiuso per anni. Al suo fianco ci sono, come detto, i due personaggi: la cognata Tatiana Schucht, sorella della moglie Julia, interpretata dalla Falini e la cyber robot che per distinguersi indossa abiti futuristi, si muove in modo acrobatico e parla con un linguaggio squadrato, leggermente romantico.

“Lei ci permetterà di vedere i retroscena di alcuni fatti dell’epoca di Gramsci - spiega Rossini che, per inciso, nella piece avrà una testa sproporzionata stile Elephant Man, un elemento teatrale surreale in lattice che ogni sera incollerà sulla sua testa - ma come verranno conosciuti nel futuro, ovvero una successiva ricostruzione dei fatti dicendo, ad esempio ‘sì voi credevate che dietro l’omicidio di Matteotti c’era questo e questo ma in realtà c’era quest’altro…’”.

Ai tre personaggi principali se ne aggiungeranno altri. A cominciare da Anna Foglietta, ma solo in video, che interpreta la parte della mamma di Gramsci in un dialogo iniziale e finale con il figlio e Ludovico Rohl in diverse figure che interagiscono con lui all’interno della cella, materializzati dai suoi ricordi, tra cui D’Annunzio e Lenin. E presta anche la voce a interlocutori fuori campo come il PCI che contatta Tatiana.

“C’è una parte storica molto precisa - aggiunge Falini - ma c’è anche un racconto che riesce a conquistare tutti. La figura di Tatiana è molto particolare e su di lei si è molto discusso. Aveva una vera e proprio devozione per il cognato che considerava geniale. Si è immolata alla sua causa in modo tale che il pensiero di Gramsci potesse riuscire ad analizzare la storia oltre le pieghe della trama per fare luce sulla storia. Noi racconteremo questa donna in preda ad un innamoramento non fisico ma piuttosto intellettuale anche perché lui non era certo un uomo molto appetibile”.

Il titolo “Il popolo delle scimmie” Mariuccini l’ha attinto dal parallelismo che Gramsci ha fatto, negli anni in cui scriveva su L’Unità, tra l’ascesa del regime fascista e quel "popolo delle scimmie" o “bandar log” descritto ne Il libro della giungla di Rudyard Kipling. Nel libro le scimmie fanno parte di una tribù che fa casino nel proprio habitat dove ha sovvertito tutte le regole. Un popolo che si sente superiore agli altri, che prende decisioni solo a proprio favore, che si comporta senza rispettare l’equilibrio dell’ecosistema. Dicono le scimmie: noi siamo grandi, noi siamo forti, noi siamo il popolo più interessante della giungla.

Chiaramente Gramsci ha usato tutto questo per paragonarlo al fascismo. “La chiave di lettura di questo spettacolo - conclude Rossini invitando il pubblico a considerare l’esperienza di Gramsci come una lente d’ingrandimento per interrogarsi sulla realtà geopolitica attuale - è quella di assistere in diretta alla nascita di un regime, come lui ha fatto negli anni ’20, e ben descritto sul suo giornale. La domanda è: oggi nel mondo stiamo assistendo alla stessa cosa?”.

Il debutto dello spettacolo avverrà il 4 e 5 marzo al cinema teatro Zenith di Perugia per poi iniziare una breve tournée nella nostra regione: Todi (11 marzo), Città di Castello (12 marzo), San Giustino (13 marzo), Assisi (19 marzo) e a giugno a Castiglione del Lago. “Vedremo come va in Umbria - precisa Ilaria - per poi eventualmente continuare a proporlo anche fuori regione”.

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