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Fede in fila e affari on line

Sergio Casagrande

23 Febbraio 2026, 12:33

Fede in fila, affari on line

Non è bastato lo scandalo. E non è bastata neppure l’indagine della magistratura avviata dal procuratore Raffaele Cantone a seguito dell’inchiesta condotta da questo giornale che aveva portato alla luce uno squallido mercato. A poco più di undici mesi dall’ultima ondata di indignazione, c’è chi è tornato a mettere in vendita sul web presunte reliquie di Francesco d’Assisi.

Frammenti, polveri, oggetti spacciati per sacri e riconducibili al santo umbro, patrono d’Italia: tutto a portata di clic, con tanto di prezzo e spedizione tracciata. E accade proprio ora. Proprio mentre iniziano l’ostensione e la venerazione delle ossa del Poverello, mostrate al mondo intero in un evento della durata di un mese che richiama centinaia di migliaia di pellegrini ad Assisi. Da una parte il silenzio, la preghiera, la fila composta davanti a ciò che resta di un uomo che scelse la povertà radicale. Dall’altra il carrello elettronico, l’offerta al rialzo, il sacro trasformato in merce. Merce vera per fare cassa o falsa per spillare soldi ai creduloni: in ogni caso è di nuovo uno scempio. Un’indecenza che offende prima di tutto il messaggio francescano.

Francesco si spogliò di tutto, perfino dei vestiti davanti al padre. Oggi qualcuno prova a rivestirlo di etichette e codici a barre. La fede non è un’asta online. E le reliquie, vere o presunte che siano, non sono souvenir da spedire in contrassegno: il diritto ecclesiale ne vieta il commercio. Se c’è un limite che non dovrebbe essere superato è proprio questo: trasformare la devozione in affari, la spiritualità in profitto. Senza contare che chi compra alimenta questo mercato.

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