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Davanti agli occhi del mondo

Sergio Casagrande

22 Febbraio 2026, 09:28

La traslazione delle spoglie di San Francesco dà il via al mese dell'ostensione: il racconto della giornata

Ci sono momenti in cui il mestiere del cronista incrocia la storia. Ieri pomeriggio, poco dopo le 17.30, insieme a un numero ristretto di colleghi accreditati, abbiamo percorso in anteprima l’itinerario che da oggi, 22 febbraio e fino al 22 marzo, accompagnerà centinaia di migliaia di pellegrini davanti alle spoglie mortali di San Francesco. Un privilegio raro. Perché nella lunga vicenda della basilica, le ricognizioni delle ossa del Santo – dalla scoperta del sepolcro nel 1818 fino alle verifiche scientifiche del Novecento – erano rimaste eventi riservati ai frati e agli studiosi tranne un giorno del 1978, in cui la vista delle ossa fu offerta alla città di Assisi per poche ore. Mai, prima d’ora, una ostensione pubblica e prolungata. Stavolta è diverso. Stavolta è il mondo che entra, in silenzio, nella chiesa inferiore di Assisi. Ho scelto come titolo della prima pagina di oggi Ecce homo Franciscus richiamando volutamente il più celebre Ecce homo della storia, le parole pronunciate da Ponzio Pilato, secondo il Vangelo di Giovanni (che Francesco volle fosse letto in alcuni suoi passi nel momento in cui fu poggiato a terra attendendo la morte), quando presentò Cristo alla folla: non per paragonarlo al Cristo ma perché ecco l’uomo, esposto nella sua nudità, nella sua fragilità, nella sua verità disarmata. E’ un’immagine che attraversa i secoli dell’arte e della fede occidentale.

Anche Francesco, oggi, si offre così allo sguardo del mondo: senza orpelli, senza retorica, nella sobrietà delle sue ossa. Non un simbolo costruito, ma un uomo consegnato alla storia. Ecce homo. Ecce Franciscus. Il cammino comincia dal Sacro Convento e scende verso il cuore della basilica. Ieri, alle 16, la celebrazione della traslazione della teca dalla cripta alla chiesa inferiore, presieduta dal cardinale Angel Fernandez Artime, ha segnato un passaggio solenne, seguito in diretta su RaiUno. Poi il nostro turno, accompagnati da fra Giulio direttore della sala stampa del Sacro Convento, passo dopo passo, fino all’ultimo tratto. Davanti a quelle ossa non c’è spettacolo, non c’è retorica. C’è la misura di un uomo che ha inciso nella storia più di molti potenti. L’ostensione dei resti di Francesco è un evento di portata mondiale, inserito nel calendario degli ottocento anni dalla morte del Patrono d’Italia, sostenuto dal Comitato nazionale presieduto da Davide Rondoni. Ma è anche un banco di prova molto concreto per l’Umbria. Perché il turismo religioso non è soltanto devozione: è economia, lavoro, organizzazione, accoglienza. E’ capacità di trasformare una ricorrenza in opportunità senza tradirne il senso. Assisi, ancora una volta, si trova al centro di un crocevia internazionale. E Francesco, santo attuale come pochi, continua a interrogare credenti e non credenti. Non con effetti speciali, ma con la forza disarmante di una testimonianza che attraversa i secoli.
Ieri lo abbiamo visto da vicino. Da oggi tocca al mondo.

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