Orvieto
Di nuovo a Orvieto, da Grotte di Castro, dopo “Les bohémíens opera rock”, stasera alle 21 e domani alle 17, la Compagnia della Rupe porta sul palco del Mancinelli “A million dreams”, liberamente ispirato al musical "The greatest showman". Al centro della narrazione, la figura del giovane imprenditore Phines Taylonr Barnum che, con le sue intuizioni visionarie, diede origine all'arte circense.
La sfida è quella di andare oltre la trasposizione e il racconto biografico ampliando il respiro del testo originale e concentrandosi sui grandi temi che lo attraversano – lotta all'emarginazione, amicizia, famiglia, uguaglianza – per trasformarli in un messaggio universale e quanto mai attuale. La riscrittura della sceneggiatura, curata con attenzione e sensibilità, valorizza ogni personaggio, donandole spessore e dignità. Dialoghi implementati e testi delle canzoni volutamente resi in italiano permettono di entrare in sintonia profonda con le storie raccontate. Diretto e coinvolgente, il messaggio si fa così grido corale, inno potente e necessario perché "ognuno ha il diritto di brillare, senza che nessuno possa spegnere la luce del proprio destino". Per rafforzare l'impianto emotivo e narrativo, la Compagnia della Rupe ha scelto di intrecciare agli iconici "This is me", "Never enough" e "From now on" alcuni brani tratti da "Dear Evan Hansen", manifesto di inclusione e solidarietà tra le nuove generazioni, cantati rigorosamente dal vivo.
Il risultato è una colonna sonora imponente, composta da quasi quaranta brani che si rincorrono e si fondono lungo la trama, dando ritmo, energia e profondità ad uno spettacolo capace di tenere lo spettatore costantemente attento e coinvolto.
Le scenografie ricostruiscono la New York dell'Ottocento e, grazie a dinamiche movimentazioni, si trasformano dalle mura domestiche ai bar, dai salotti aristocratici alle piazze vocianti fino alla magia abbagliante del circo. I costumi raccontano, con forza visiva, le disuguaglianze sociali dell’epoca, mettendo in luce i "diversi", gli emarginati, coloro che proprio nella loro straordinarietà trovano la forza di riscatto. Gli scintillanti abiti circensi, esaltati da un accurato gioco di luci, danno vita ad una sequenza quadri scenici di grande impatto, capaci di lasciare senza fiato. Una quarantina tra attori, cantanti e ballerini gli artisti che si alternano per due ore nel vivace dipanarsi della trama.
Un lavoro corale e intenso, coordinato dalla regia di Marcello Brinchi e Francesco Leonardi, che mette in risalto entusiasmo e talento, passione e dedizione, restituendo al pubblico storie di personaggi senza nome, né identità, finalmente pronti a gridare al mondo con orgoglio "Questo sono io!". Quanto basta, e tanto basta non solo sul palco, a coniugare bellezza delle differenze, forza dell'inclusione, importanza della dignità e ancora spettacolarità e profondità, effervescenza ed empatia, offrendo esibizioni che non si limitano ad intrattenere, ma invitano a riflettere e a sognare.
Perché, in fondo, è proprio dai sogni, anche da quelli che sembrano impossibili, che nascono le rivoluzioni più belle.
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