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Fango e parcheggi selvaggi: viale Roma a Perugia vietata ai pedoni

Claudio Sampaolo

20 Febbraio 2026, 20:09

Fango e parcheggi selvaggi: viale Roma a Perugia vietata ai pedoni

Il paradosso della nostra città, Perugia, è che si parla ad ogni piè sospinto (interviste, post, convegni…) di mobilità dolce, di salvaguardia dei pedoni, ergo più marciapiedi e zone 30, di prepotenza dell’automobile (ormai 800 ogni 1000 abitanti, record mondiale), “il vero urbanista che ha scritto il piano regolatore” (cit.Ilvano Rasimelli). Tutto giusto. Ma poi, concretamente, a che punto siamo? In attesa di risolvere problemi esistenziali che condividiamo con il mondo, allora, perché non partire dalle piccole cose? Ne citiamo una su tutte: lo stato di viale Roma, una delle strade più belle di Perugia, il biglietto da visita che mostriamo a chi sale verso l’Acropoli provenendo dal raccordo autostradale. Peccato che il biglietto sia sgualcito, non da ora, ma da decenni, nel corso dei quali si è lasciato tranquillamente trasformare il “sentiero” di destra in un parcheggio selvaggio, con auto infilate di traverso tra le piante, spesso col “retro” sporgente che impedisce il passaggio di due vetture contemporaneamente sulla sede stradale. A metà anni ’90 furono installati dei paletti di ferro, che a forza di strisciate e piccoli tamponamenti, per passare dove non si doveva passare, sono stati abbattuti e mai più sostituiti.

Ora, 30 anni abbondanti più tardi, la situazione è completamente degenerata, a dir poco insostenibile (e non solo per i pedoni) visto che le auto in circolazione sono aumentate, diventate più lunghe e più larghe, quindi più ingombranti. Ma l’evidenza dei fatti è lì per dimostrare che su viale Roma tutte le amministrazioni comunali che si sono succedute hanno convenuto, tacitamente, di concedere una specie di franchigia.

L’abitudine è così radicata (“lì si può parcheggiare” - ci ha risposto bellamente un nostro amico che lavora in centro – non c’è nemmeno il divieto di sosta all’inizio della strada”) che negli ultimi mesi, quando si è proceduto a transennare gli spazi suddetti, per poter procedere alla potatura dei circa 216 alberi, gli automobilisti senza paura hanno infilato le auto sotto le strisce di plastica che delimitavano il divieto e la rimozione forzata. E già pensare all’esigenza di mettere un cartello simile in mezzo agli alberi, per vietare una cosa che dovrebbe essere vietata per postulato, è qualcosa che deve far riflettere. Dunque i pedoni da quella parte non hanno spazio. Inoltre, in assenza di provvedimenti drastici, i nuovi esili alberelli messi a dimora al posto di quelli malati e abbattuti sono stati già circondati. Faranno la fine dei paletti di ferro?

Passiamo all’altro lato: lo sterrato di circa 600 metri (dall’arco di San Costanzo alla scuola San Paolo) è messo ancora peggio, se possibile, perché specialmente in occasione di giornate piovose (e di quelle successive, visto che l’acqua non defluisce) è intransitabile, tra pozzanghere e fanghiglia, senza soluzione di continuità. Quando furono “ingabbiati” gli alberi con due cordoli (anche in questo caso si parla di decenni fa), probabilmente per salvaguardarli, ma visto il risultato complessivo non ne siamo certi, il sentiero perdonale fu coperto con della ghiaia, che ha resistito per un paio di inverni prima di essere mangiata dal terreno. E ciao. Mai più sostituita.

Che fare, allora per recuperare questi 600 metri di “mobilità dolce”? Sappiamo bene che gli assessori Zuccherini e Vossi stanno lavorando su bitumazioni, marciapiedi e lotta contro i parcheggi selvaggi. Quindi, vista la latitanza dei loro predecessori, recenti e datati, aspettiamo notizie. Detto tra noi, quanto costeranno mai due-tre camion di ghiaia per tamponare la situazione?

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