narni
Uno scherzo di Carnevale, da un milione e mezzo di visualizzazioni su instagram che per due giorni, prima della rivelazione, ha tenuto tutti con il fiato sospeso. A metterlo in scena è stato il gruppo speleologico Utec Narni che hanno architettato la scoperta del tesoro del brigante a Montebuono. “Sembrava una domenica qualsiasi, il 15 febbraio – ha spiegato Andrea Scatolini del gruppo narnese - con la prima uscita di corso di speleologia dell'Utec alla Grotta di Montebuono, tra Calvi e Vacone. A mettere un po’ di pepe all'esperienza in grotta ci ha pensato però Giancarlo, speleologo di lungo corso, neoacquisto del sodalizio narnese trapiantato in Sabina, in fuga da Roma. Qualche giorno prima dell'uscita programmata, aiutato da un'amica, ha piazzato dentro la grotta una vecchia cassetta di legno chiusa con uno spago sigillato con ceralacca. Aiutato da Gigi, unico complice del gruppo, con uno stratagemma ha indotto l'ignaro Davide di Narni Scalo a percorrere uno stretto cunicolo che si sviluppa fuori dal percorso più facile e ovvio, facendogli scoprire la misteriosa cassa.
All'interno della cassa, aperta solo ad ora di pranzo di fronte ad una quarantina di speleologi entusiasti e curiosissimi – ha continuato lo speleologo - una pergamena del 1700 con tanto di firma del brigante 'l'Amatriciano' e una sacchetta del tesoro sottratto ai corrieri del Papa descriveva il contenuto e lasciava un monito allo scopritore: ‘Ricordati che ogni moneta è frutto di un atto di violenza e sopraffazione’. Le leggende legate alla Grotta del Pretaro, così si chiama propriamente la Grotta di Montebuono, e una sindrome da allucinazione collettiva dei presenti, che non sapevano assolutamente niente dello scherzo, hanno fatto sì che il video dell'apertura della cassetta e la lettura della pergamena fosse estremamente realistico, con esclamazioni colorite ed entusiaste, tanto che il video pubblicato su Instagram è diventato virale con più di un milione e mezzo di visualizzazioni e commenti di ‘esperti’ intenti ad elaborare e analizzare il contenuto del video”.
Ma cosa c'è di vero nella storia della Grotta del Pretaro? Nell'agosto del 1983 con i lavori di sistemazione della strada provinciale che da Calvi porta a Montebuono, si aprì un foro sulla roccia a ridosso della carreggiata. A Montebuono è ancora viva la leggenda del brigante “Il Pretaro” che si nascondeva nelle grotte della zona e fu giustiziato dalle truppe napoleoniche senza rivelare dove fosse custodito il frutto delle sue rapine. Così un abitante del luogo nottetempo provò ad entrare nel buco da cui fuoriusciva una forte corrente d'aria, ma era troppo stretto e rinunciò.
La notizia del nuovo buco arrivò alle orecchie degli speleologi narnesi che altrettanto furtivamente provarono ad entrare nella grotta, ma dopo un centinaio di metri di strettoie molto selettive si dovettero fermare sull'orlo di una voragine. All'uscita trovarono i carabinieri avvertiti dagli abitanti che avevano notato un certo movimento. “Passarono molti mesi di attesa – ha ricordato Scatolini - prima di poter entrare, tra permessi alla Provincia, alla Curia proprietaria del campo, al sindaco, raccomandazioni di Don Roberto al suo collega sabino, finché si riuscì a sbrogliare le pratiche e ad iniziare l'esplorazione. Quel giorno tutto il paese di Montebuono, il vigile Graziano Luchetti e il sindaco in testa, fecero da cornice alla prima esplorazione della Grotta, più di un chilometro di strette gallerie che si intrecciano sotto la montagna, investite da una corrente d'aria di cui ancora oggi non conosciamo l'origine e neanche il reale sviluppo della grotta.
All'interno, molto in profondità, alcune scritte a carboncino sulle pareti indicavano l'antica ‘uscita’ e la direzione ‘plus ultra’ conosciute da antichi visitatori che ci avevano preceduto secoli prima. Le frecce indicavano una via tuttora sconosciuta, un passaggio forse crollato. All'uscita, gli esploratori furono obbligati a svuotare tutti i sacchi con corde e attrezzature infangate, perché gli abitanti volevano controllare che nessuno si portasse via il loro tesoro che non abbiamo mai trovato. Con il passare degli anni e le frequentazioni – ha aggiunto lo speleologo - si aggiunsero nuove tessere al labirinto, nuovi esploratori si sono succeduti in tanti anni, e in uno stretto anfratto furono trovati anche i resti completamente ossidati di tre monete, baiocchi per l'esattezza, forse sfuggiti dalle tasche di qualcuno che sicuramente aveva una buona dose di coraggio. Il ‘buco’ diventò la palestra di speleologia e la prima grotta visitata di ogni narnese. La leggenda del tesoro del Pretaro e il mistero del potente soffio d'aria dell'ingresso hanno sempre alimentato grosse speranze nel cuore dei visitatori, tanto che la cassetta ritrovata domenica poteva essere solo il tesoro”.
Così, l'evidenza di un legno poco invecchiato, il testo scritto con la biro sulla carta da forno non proprio settecentesco, lo spago praticamente nuovo che sigillava il prezioso cofanetto, sono stati del tutto ignorati, perché la storia si stava svolgendo come tutti se la sarebbero aspettata. “L'entusiasmo – ha detto Scatolini - si è spento di fronte alle monete di cioccolato, ma è stato soppiantato da grandissime risate, sia a pranzo che oggi, a leggere i commenti di tanti che sui social hanno abboccato alla nostra stessa lenza. Questo il testo della pergamena letto con voce tremante da Davide:
“In questo di, 22 di luglio, Anno Domini 1764, a colui che per voler del fato o per scaltrezza di ingegno ha rinvenuto questa cassetta: bacia la terra! Mordi e stringi tra le tue mani ciò che fu sottratto col fuoco e col sangue. Questo metallo è il bottino di mille imboscate ne' passi più angusti del regno. Vi sono scudi d'oro e baiocchi sottratti ai corrieri del Papa. Sappi che ogni moneta porta seco l'eco di una archibugiata e l'ombra di un'anima trasportata. Io che fui chiamato 'l'Alba de' Monti' ho risposto quivi il mio destino affinchè non cadesse nelle grinfie dei gendarmi. Se la mia mano non ha potuto riaprire questo scrigno, è segno che la forca ha infine saziato la sua fame. Ti lascio questo tesoro, ma bada: usalo con astuzia e non con boria. Prendi, spendi e taci! E se mai passerai ancora davanti a questa caverna, recita un'orazione per chi visse senza legge, ma morì senza padrone”. La grotta è ancora lì con i suoi segreti, con i suoi passaggi inviolati, con il forte vento ipogeo che sussurra l'esistenza di una grotta molto grande oltre strettoie impraticabili, e chissà, da qualche parte ci sarà pure quel mitico tesoro del brigante che sta aspettando di essere trovato.
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