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Le mascotte più brutte della storia delle Olimpiadi

Samira Solimeno

19 Febbraio 2026, 17:44

Le mascotte più brutte della storia delle Olimpiadi

Tina e Milo, le star delle Olimpiadi di Milano-Cortina

Tina e Milo, le due simpatiche mascotte ufficiali dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano-Cortina 2026, sono ormai diventate delle star globali e dei veri e propri oggetti di culto. I due ermellini ideati da un gruppo di studenti italiani, sono stati ribattezzati da diversi media come una delle mascotte olimpiche più riuscite degli ultimi anni, grazie al loro design simpatico, rassicurante ed al contempo inclusivo. Eppure nella storia delle Olimpiadi i Giochi sono spesso stati accompagnati da mascotte dall'aspetto discutibile. Vediamo insieme le più criticate in assoluto.

Londra 2012

Le due mascotte monocoli che ESPN ha descritto come un incrocio tra i Teletubbies, i Power Ranger e gli alieni, portano il nome di Wenlock (mascotte olimpica) e Mandeville (mascotte paralimpica), un tributo a due piccole città inglesi. Secondo la mitologia della loro creazione, il loro aspetto futuristico è dovuto al fatto che sarebbero stati modellati con gli ultimi pezzi di acciaio usato per la realizzazione dello Stadio Olimpico londinese. Tuttavia il fatto che l'occhio dei due personaggi rappresenta una grande videocamera che filma tutto quello che vede rende la coppia decisamente poco rassicurante.

Grenoble 1968

Sebbene la prima mascotte ufficiale delle Olimpiadi risalga al 1972, il primo personaggio non ufficiale proposto dal Comitato Organizzatore è stato Schuss, un "uomo sugli sci" realizzato per i giochi invernali di Grenoble nel 1968. Secondo il sito delle Olimpiadi, il progettista ebbe solo una notte per presentare la sua idea e il risultato è evidente e grossolano: la figura presenta perfino degli errori nella rappresentazione dei cerchi olimpici sulla testa rossa.

Atlanta 1996

Quella dei giochi olimpici estivi del 1996 è probabilmente la mascotte più criticata di sempre. Chiamata originariamente Whatizit (gioco di parole che significa Che cos'è), è stata successivamente ribattezzata in Izzy da un gruppo di bambini di età compresa tra i 7 e i 12 anni. Questa strana creatura, la prima della storia ad essere disegnata su computer, venne ripetutamente sbeffeggiata dai media per il suo aspetto grottesco, caratterizzato da un corpo costituito da un'enorme testa con gambe. Time la definì "uno spermatozoo con gambe".

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Montreal 1976

Per i Giochi olimpici estivi di Montreal venne scelta come mascotte un castoro, animale simbolo del Canada. Inoltre, venne deciso di rendere omaggio alle tribù native americane che vivono nel paese, chiamando la mascotte Amik, che si traduce come castoro nella lingua Algonquin. Tuttavia, il design minimalista del castoro e la sua fascia laterale colorata resero più l'idea di un minaccioso cartello stradale che di un simpatico animale.

Parigi 2024

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Pur avendo un aspetto più simpatico e rassicurante rispetto ad altre mascotte precedenti, il design del Phryge, così è stato ribattezzata la creazione delle ultime Olimpiadi estive, non ha convinto totalmente i media ed il pubblico. L'estetica del cappello rosso antropomorfo, ispirato alla silhouette del berretti frigi rossi, associati alla Rivoluzione francese, è risultata piuttosto buffa ed è stata paragonata a diverse parti del corpo ed emoji.

Nagano 1998

Suki, Noki, Leki e Tsuki sono i nomi che vennero assegnati ai gufi della neve che vennero scelti come mascotte dei Giochi invernali giapponesi del 1998. Quattro personaggi, come gli elementi naturali che rappresentano e quattro come gli anni che separano un'Olimpiade dall'altra. L'idea di base è molto nobile, ma il look dei personaggi è stato definito un pò troppo inquietante.

Atene 2004

Per il design delle mascotte di Atene, vennero inviati applicazioni da ben 196 agenzie e professionisti in tutto il mondo. Alla fine, a spuntarla fu il designer greco Spiros Gogos, ma il suo lavoro venne fortemente criticato. L'estetica della coppia di fratelli antropomorfi Phevos (nome greco di Apollo) e Athena venne ispirato da bambole di terracotta greche risalenti al VII secolo, ma le due figure gialle dai piedi enormi hanno tutt'altro che l'aspetto di due atleti.

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