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La rinascita di Norcia, il punto con il sindaco Boccanera: "Stiamo trasformando il dolore in visione"

Municipio e Teatro civico verso la riapertura e anche il centro storico torna a vivere. Il 2026 "può essere l’anno dello scatto"

19 Febbraio 2026, 09:00

La rinascita di Norcia, il punto con il sindaco Boccanera: "Stiamo trasformando il dolore in visione"

Norcia si prepara a indossare il suo abito migliore. Domani si aprirà la 62esima edizione della Mostra nazionale del pregiato tartufo nero e dei prodotti tipici: profumo di terra e di bosco, vetrine accese, turisti attesi da tutta Italia. Ma sotto la superficie festosa, la città continua a battere al ritmo dei cantieri. Le gru disegnano il nuovo profilo delle mura, i martelli scandiscono un tempo che non è più quello dell'emergenza, ma della rinascita. È in questo intreccio di cronaca e colore che incontriamo il sindaco Giuliano Boccanera, nel quartier generale provvisorio di via Renzi. Nel suo ufficio la luce cade sul Gonfalone cittadino; sulla scrivania la fascia tricolore è distesa, pronta. Non un oggetto da cerimonia, ma uno strumento di lavoro quotidiano. Boccanera ha il passo veloce di chi è abituato a decidere. Reduce da una riunione, concede tempo senza formalismi. "Il dialogo è parte del mandato", dice, e già questo tratto ne disegna il profilo: concreto, diretto, poco incline ai giri di parole.

A due anni e mezzo dall'inizio della legislatura, il bilancio è "positivo e importante", soprattutto sul fronte della ricostruzione. Molte pratiche sono state chiuse, opere simbolo stanno per tornare ai cittadini: il Palazzo comunale e il Teatro civico sono nella fase finale, gli uffici hanno lasciato i container di via Solferino per rientrare nelle sedi definitive. La rimozione dell'ultimo modulo provvisorio è diventata un segnale potente, quasi liberatorio.

Norcia resta un grande cantiere aperto, con disagi logistici temporanei per residenti e turisti. "Abbiamo investito risorse significative per riportare la città a com'era prima del 2016" spiega il sindaco, consapevole che il turismo è la vocazione primaria e che l'obiettivo è recuperare i numeri pre-sisma. Non elude le criticità: iter complessi, tempi lunghi, frazioni ancora in affanno. Nottoria, Ancarano, Castelluccio, Campi sono i nodi più delicati. "Il 2026 può essere l'anno dello scatto", assicura, citando due progetti strategici già avviati. Il tema dello spopolamento attraversa il ragionamento. Il capoluogo tiene, le frazioni rischiano se la ricostruzione non accelera. Eppure dove le case sono agibili, molti giovani hanno scelto di restare o tornare. "Perdere un borgo significa cancellare memoria e identità". È una frase che pesa.

Il rapporto con i cittadini, racconta, è saldo. Le critiche? "Utili". La partecipazione agli eventi comunali, spesso affollati di ragazzi, è il termometro più sincero. Sul piano politico, la civica "Norcia Unita" viene descritta come un gruppo eterogeneo ma compatto. All'opposizione che lo accusa di portare avanti progetti ereditati risponde con un principio: "Esiste una continuità amministrativa. Si migliora ciò che si trova". C'è anche chi lo vorrebbe più presente alle manifestazioni. "Delegare è un dovere", replica. La sua presenza si misura nella porta aperta del Comune, tra riunioni e incontri quotidiani. Stress? "Sì, ma è stata una scelta consapevole".

A quasi dieci anni dal terremoto, la riapertura della Basilica di San Benedetto ha rappresentato uno spartiacque emotivo. "Stiamo trasformando il dolore in visione", dice. In primavera saranno inaugurati Teatro e Palazzo comunale; l'80% dei negozi è rientrato nel centro storico. Entro due anni torneranno quasi tutti. Anche l'ospedale è in dirittura d'arrivo, con nuove dotazioni e cinque postazioni per dialisi che eviteranno viaggi a Spoleto.

Norcia, intanto, guida la candidatura della Civitas Appenninica a Capitale europea della cultura 2033: 546 comuni uniti sotto il segno di San Benedetto. Una sfida ambiziosa che parla di identità e futuro. Perfino i ritrovamenti archeologici nel cantiere del polo scolastico diventano opportunità da valorizzare. E poi c'è l'anima produttiva: tartufo nero, legumi, salumi, formaggi, miele. "Chi acquista deve diventare ambasciatore del territorio". Molte aziende sono oggi guidate da giovani di terza e quarta generazione: segno che restare è possibile. Alla fine si concede un voto: "Sette e mezzo, otto. Puntiamo al dieci".

Fuori, le gru continuano a muoversi mentre la città si prepara alla sua mostra più identitaria. La ricostruzione, qui, non è più soltanto una pratica amministrativa: è una scelta quotidiana, un atto di responsabilità collettiva che si rinnova ogni giorno. E Norcia, tra il profumo intenso del tartufo nero e il suono dei cantieri che costruiscono il domani, non è più la città ferita che resiste. È una comunità che rialza la testa, che torna a mostrarsi, che si prepara ad accogliere. Le gru disegnano l'orizzonte, le luci delle vetrine si riaccendono, la Basilica è tornata a essere cuore e simbolo. Il futuro non è una promessa lontana: è già nei passi di chi resta, di chi investe, di chi crede. E questa volta, Norcia, non ha alcuna intenzione di fermarsi.

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