esclusiva del corriere
Un'immagine, costruita con l'intelligenza artificiale, interpreta idealmente una scena di vita sull'altopiano della montagna folignate
Ci sono momenti in cui la terra smette di essere soltanto terra e comincia a narrare. Lo fa quando restituisce la memoria che ha custodito dentro di sé per secoli. É quanto è accaduto in questi ultimi mesi in un luogo della piana di Colfiorito, in Umbria, a ridosso delle Marche, dove gli scavi preventivi condotti da Snam e legati alla realizzazione del nuovo metanodotto che segue la dorsale appenninica hanno riportato alla luce tracce di vita che attraversano i millenni: dalla preistoria fino all'età romana. Una scoperta che non è soltanto archeologica, ma identitaria.

La scoperta, in particolare, è un insieme di più ritrovamenti, frutto di un'opera di sondaggi condotta dalla stessa Snam nel rispetto delle verifiche archeologiche preventive indicate dal decreto di compatibilità ambientale dei nuovi metanodotti Foligno-Sestino e Recanati-Foligno, il primo dei quali è parte del più ampio progetto della Linea Adriatica, per il trasporto del metano lungo l'asse sud-nord della penisola. Snam ha quindi siglato un accordo con la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio dell'Umbria per la valorizzazione dei reperti emersi. In questo contesto Snam ha eseguito circa 50 saggi particolareggiati su un'area di terreno lunga circa un chilometro e mezzo e appartenente a un'area ampia di 64.168 metri quadrati della piana di Colfiorito, già nota in passato per aver restituito testimonianze archeologiche. E la metà di questa cinquantina di saggi ha dato riscontri positivi dal punto di vista archeologico.
Le indagini condotte successivamente sotto la direzione scientifica della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell'Umbria, hanno restituito un quadro stratificato e sorprendentemente ricco: strutture abitative protostoriche, focolari, buche di pali riconducibili a capanne e palafitte, evidenze produttive legate probabilmente alla lavorazione dei metalli e perfino una sorta di “long house”, elemento che conferma la presenza di un insediamento stabile e ben organizzato.

Nella sostanza sono le rarissime testimonianze del passaggio delle prime popolazioni dell'Umbria dalla preistoria alla storia e della nascita delle prime comunità, ampie e strutturate, che si sono evolute nel corso dei secoli umanizzando inizialmente l'area appenninica. Un passaggio iniziato in epoca protostorica con villaggi che poi, in epoca storica, si sono trasformate in vere e proprie piccole città. L'attuale scoperta, infatti, permette - secondo gli esperti - la fotografia di una prima fase protostorica alla quale si è poi aggiunta una fase più recente, coincidente dal punto di vista territoriale con la già nota città romana di Plestia. Quest'ultima - è ora evidente - si è impiantata direttamente sulle strutture più antiche restituite oggi, in questa parte della piana di Colfiorito. Ne consegue l'immagine di un centro urbano vero e proprio con addirittura una differente distribuzione di funzioni: da una parte un'area dedicata alla produzione, dall'altra un'area abitativa, entrambe affiancate da una terza area riservata a fini funerari.
Non meno significativo - in questa scoperta - è, infatti, anche il rinvenimento di 11 tombe a tumulo di epoca orientalizzante e arcaica (VII - VI secolo avanti Cristo) e di una necropoli romana con sepolture databili tra il II e il III secolo dopo Cristo. Non possiamo fornire ulteriori particolari, né mostrarvi immagini dei reperti. Il materiale è in fase di studio e catalogazione e certi dettagli impongono al momento la riservatezza per motivi di sicurezza. Ma chi ha avuto modo di esaminarli ritiene che il maggior valore sia nel fatto che il tutto costituisca davvero la prova concreta di una continuità di vita che accompagna il passaggio dalla preistoria alla storia degli Umbri e poi alla romanizzazione del territorio. Un mosaico di civiltà che si ricompone sotto i nostri occhi.
C'è poi un elemento che merita di essere sottolineato: il comportamento dell'azienda impegnata nei lavori. Snam - come è prescritto in questo genere di occasioni - si è immediatamente raccordata con la Soprintendenza, consentendo accertamenti e ricerche approfondite e avviando un accordo per la conservazione, il restauro, lo studio e la divulgazione dei reperti. Un esempio concreto di come infrastrutture moderne e tutela del patrimonio possano convivere, trasformando un cantiere in un'occasione di conoscenza. Snam, inoltre, sempre sotto la direzione scientifica della Soprintendenza, ha già avviato tutte le azioni volte a ottimizzare la realizzazione del metanodotto, armonizzando il tracciato dell'infrastruttura in capo a Snam con i beni archeologici rivenuti.
La piana di Colfiorito - già nota per la sua straordinaria densità storica e anche per la presenza di testimonianze archeologiche databili in un'ampissima fascia di epoche - si arricchisce così di nuove tessere. Ma - come sottolineato all'inizio - quella attuale non è soltanto una semplice scoperta archeologica: è un tassello che potrebbe integrare, se non addirittura completare, la narrazione delle origini umbre e, comunque, rafforza il patrimonio culturale di un territorio che non smette di sorprendere.
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