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"Attivare un tavolo per il vino": Sepiacci e Mariani di Confcooperative analizzano i problemi del settore e indicano le possibili soluzioni

15 Febbraio 2026, 09:09

"Attivare un tavolo per il vino": Sepiacci e Mariani di Confcooperative analizzano i problemi del settore e indicano le possibili soluzioni

Una delle eccellenze umbre e italiane, il vino, non vive un bel momento. Il settore vitivinicolo sta attraversando una delle fasi più complesse degli ultimi decenni: calo dei consumi in alcuni mercati storici, tensioni geopolitiche, cambiamenti climatici, aumento dei costi di produzione e nuove pressioni normative sul piano sanitario e comunicativo.

In questo contesto, l’approvazione del cosiddetto Pacchetto vino da parte del Parlamento europeo – come sottolineato da Luca Rigotti, presidente del settore vitivinicolo di Confcooperative e del Gruppo Vino del Copa-Cogeca – rappresenta un segnale positivo, ma non ancora risolutivo. Ne parliamo con Massimo Sepiacci, presidente regionale di Confcooperative Fedagripesca Umbria, e Lorenzo Mariani, direttore regionale.

- Presidente Sepiacci, qual è oggi la reale condizione del comparto vitivinicolo umbro?

Il comparto vive una fase di forte tensione. Le nostre cooperative vitivinicole, che rappresentano un presidio economico e sociale fondamentale nei territori rurali umbri, stanno affrontando contemporaneamente tre criticità: l’incertezza dei mercati, l’impatto sempre più evidente dei cambiamenti climatici e un clima culturale che, in alcuni contesti, tende a confondere il consumo moderato con l’abuso. Le imprese cooperative hanno in genere una struttura solida e radicata, ma necessitano di strumenti più efficaci per sostenere investimenti, innovazione e promozione. Il rischio è una progressiva perdita di competitività, soprattutto nei mercati internazionali.

- Direttore Mariani, il Pacchetto vino approvato dall’Eurocamera può rappresentare una svolta?

Accogliamo con favore l’approvazione del pacchetto, così come evidenziato da Rigotti. L’aumento delle risorse per contrastare i cambiamenti climatici, la promozione e l’attenzione all’enoturismo sono misure importanti e coerenti con i bisogni delle imprese umbre. Positiva anche l’evoluzione normativa sui vini dealcolati e la nuova designazione “a ridotto contenuto alcolico”, che apre prospettive interessanti in segmenti di mercato in crescita. Tuttavia, restano criticità rilevanti: la mancata possibilità di riutilizzare i fondi non spesi nell’annualità successiva (carry over) ne è un esempio.

Sul piano culturale e comunicativo, il dibattito internazionale resta acceso. Il recente intervento di Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi e direttore della Cantina cooperativa Monrubio di Monterubiaglio, segna un punto di svolta: la distinzione netta tra consumo moderato e abuso di alcol, riconosciuta anche in sede Onu, restituisce dignità a una battaglia portata avanti dal mondo del vino contro generalizzazioni ideologiche.

- Presidente Sepiacci, condivide l’analisi di Cotarella?

Assolutamente sì. Il vino non può essere assimilato indistintamente all’abuso di alcol. È cultura, è identità, è relazione con il territorio e con il cibo. Le cooperative vitivinicole umbre non producono semplicemente una bevanda: custodiscono paesaggi, tradizioni, lavoro e coesione sociale. Difendersi è stato necessario. Oggi, come afferma il dottor Cotarella, è il momento di tornare a raccontare il vino in modo autorevole e propositivo. Serve una narrazione fondata su dati scientifici, responsabilità e cultura del consumo consapevole.

- Direttore Mariani, cosa significa questo per le cooperative?

Significa investire in comunicazione, formazione e promozione coordinata. Le cooperative hanno un vantaggio competitivo: rappresentano comunità di viticoltori, non interessi speculativi. Possono e devono farsi promotrici di un modello di consumo responsabile e integrato nello stile di vita mediterraneo. Inoltre, l’enoturismo e la valorizzazione delle denominazioni regionali sono leve decisive. Il vino è uno dei principali ambasciatori dell’Umbria nel mondo.

- Sepiacci, quale iniziativa ritenete prioritaria?

Riteniamo necessario attivare con urgenza un tavolo regionale di focus sul comparto vitivinicolo come proposto nel tavolo verde di inizio anno. Per questo rivolgiamo una richiesta formale all’Assessore regionale all’Agricoltura, Simona Meloni, affinché si promuova un confronto strutturato con organizzazioni di rappresentanza, cooperative, consorzi e istituti di ricerca. Il tavolo dovrebbe affrontare a nostro avviso in modo organico: l’impatto climatico e fitosanitario; le politiche di promozione e internazionalizzazione; il sostegno agli investimenti e all’innovazione; le strategie di comunicazione sul consumo consapevole; il coordinamento con la nuova programmazione Pac.

- Mariani, quale obiettivo dovrebbe avere questo Tavolo?

Non un confronto episodico, ma una piattaforma stabile di concertazione. L’Umbria ha dimensioni che consentono un modello di governance integrata del settore. Se vogliamo preservare competitività, redditività e presidio territoriale, occorre un’azione condivisa e tempestiva.

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