Il Rapporto
Il presidente dell'Icsc, Beniamino Quintieri e il ministro Andrea Abodi
L’Umbria si conferma una delle regioni più dinamiche nel panorama sportivo nazionale. In un contesto economico ancora segnato dagli effetti della crisi energetica e dell’inflazione, il sistema regionale mostra solidità infrastrutturale, forte propensione agli investimenti e un impatto sociale misurabile e significativo. E’ quanto emerge dal Rapporto sport 2025 voluto dal ministero per lo Sport e i Giovani che fa capo ad Andrea Abodi e curato dall’Istituto per il Credito sportivo e culturale e sport e salute.
Il patrimonio impiantistico dell’Umbria rappresenta uno dei pilastri. Sul territorio si contano 1.478 impianti sportivi per un totale di 2.708 spazi di attività. Il 91% delle strutture è attivo, in linea con la media italiana. La distribuzione vede una netta prevalenza nella provincia di Perugia (1.047 impianti) rispetto a Terni (431), a conferma di una rete capillare che copre l’intera regione. Colpisce la quota di proprietà pubblica: il 74% degli impianti attivi appartiene agli enti locali, dato superiore alla media nazionale. Un elemento che testimonia il ruolo centrale delle amministrazioni nel garantire accesso diffuso alla pratica sportiva. Non mancano le criticità: il 9% delle strutture risulta non funzionante, soprattutto per carenze manutentive. Tuttavia, il quadro complessivo è sostenuto anche da una crescente attenzione ambientale: il 12% degli impianti utilizza fonti rinnovabili, un valore leggermente superiore alla media italiana. Un segnale coerente con il rating ESG “A” assegnato alla regione, che indica un rischio di sostenibilità medio e una buona integrazione dei criteri ambientali, sociali e di governance nella progettazione degli interventi. Sul fronte economico, l’Umbria ha recuperato i livelli di investimento precedenti al 2019. La capacità di spesa pro-capite è definita “ottima” e supera sia la media nazionale sia quella delle altre regioni del Centro Italia. Ma il dato più rilevante riguarda il ritorno sociale: ogni euro investito nello sport genera 4,48 euro di benefici per la collettività, in termini di salute, coesione e benessere diffuso. Un valore sostanzialmente allineato alla media italiana (4,5), che certifica l’efficacia delle politiche adottate. Determinante è la rete associativa. Le 2.076 società e associazioni sportive dilettantistiche censite garantiscono un rapporto di 2,4 realtà ogni 1.000 abitanti, superiore al dato nazionale. Anche il lavoro sportivo rappresenta un comparto significativo: 8.528 addetti, con un’età media di 38,5 anni.
Sul piano degli stili di vita, il 30% degli umbri pratica sport in modo continuativo. Il dato, in netta ripresa nel 2024, resta però inferiore rispetto ad altre regioni del Centro. La sedentarietà si attesta al 31,1%, comunque al di sotto della media nazionale. Fondamentale il contributo dei progetti sociali e scolastici promossi anche da Sport e Salute, che nel 2024 ha attivato 17 iniziative coinvolgendo oltre 2.700 persone.
Anche a livello nazionale quello dello sport è un settore in crescita che vale il 1,5% del Pil e conta 38 milioni di italiani attivi. “Il Rapporto Sport 2025 conferma l’importanza di disporre di un quadro informativo aggiornato e sistematico, capace di orientare in modo efficace le politiche pubbliche di sviluppo del settore sportivo - spiega il presidente dell’Istituto per il credito sportivo e culturale, Beniamino Quintieri - La lettura integrata dei dati economici, occupazionali e sociali consente di valutare l’impatto degli investimenti e di programmare interventi sempre più mirati e sostenibili nei territori”. Per il ministro Abodi, quanto emerge dal rapporto conferma che “siamo sulla buona strada, il modello Italia dello sport cresce e si trasforma modulandosi in una dimensione di innovazione e rigenerazione che anno dopo anno raggiunge un traguardo che è al contempo una nuova linea di partenza proiettata a nuovi progetti”.
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