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Teatro Verdi, verso il consiglio aperto del 16 marzo tra polemiche e richieste di stop ai lavori

Dopo le 500 firme di ternani contrari al progetto in corso, si riaccende la polemica sull’intervento del Pnrr

11 Febbraio 2026, 16:08

Teatro Verdi, verso il consiglio aperto del 16 marzo tra polemiche e richieste di stop ai lavori

I lavori del teatro Verdi continuano a essere al centro delle polemiche. Dopo la raccolta firme, promossa dal Comitato civico pro teatro Verdi, con 500 sottoscrizioni depositate tra marzo e maggio scorso per richiedere un recupero filologico della struttura, o comunque una variante al progetto attuale, il Comune ha deciso di organizzare un consiglio comunale aperto per il prossimo 16 marzo dedicato proprio alle istanze del Comitato. La questione ‘Verdi’ era stata affrontata anche in consiglio comunale il 19 gennaio, con un atto di indirizzo, poi bocciato, presentato dal consigliere del Gruppo Misto Guido Verdecchia che, in sostanza, aveva chiesto di fermare i lavori proprio in vista del Consiglio aperto. In quell’occasione il sindaco Stefano Bandecchi era ironicamente intervenuto parlando di ‘caccia e pesca’.

Ora il consigliere Verdecchia torna sul punto: “O si fermano i lavori o il Consiglio del 16 marzo è una beffa. Dopo lo sberleffo del 19 gennaio – aggiunge- la giunta Bandecchi provi a essere seria”. Prima il plauso a chi è riuscito a far inserire il progetto del teatro Verdi tra i finanziamenti del Pnrr, poi Verdecchia riprende il dibattito sulla riqualificazione dello storico edificio: “Già in campagna elettorale, il sindaco Bandecchi aveva promesso una vera rivoluzione sul progetto del Verdi, assicurando che sarebbe andato incontro alle reali esigenze della città, promesse ribadite anche subito dopo la sua elezione e annunciate quando garantì personalmente ai firmatari della mozione popolare che l’atto sarebbe stato discusso in consiglio comunale entro settembre 2025. Invece – prosegue Verdecchia - dopo quegli annunci, è calato un muro di silenzio, sperando forse che i cittadini dimenticassero e desistessero. Eppure tutto era iniziato ufficialmente il 18 marzo 2025, quando circa 500 ternani avevano depositato un atto di indirizzo di iniziativa popolare per un teatro funzionale e degno di questo nome. Mi sono visto costretto a fare mia quella mozione per portarla finalmente al voto lo scorso 19 gennaio, ma – rimarca - in aula abbiamo assistito a uno sberleffo istituzionale: il sindaco ha deriso le firme e le proposte tecniche perdendosi in una dissertazione sulla pesca sportiva”.

Per Verdecchia, l’annuncio del consiglio comunale aperto il prossimo 16 marzo è solo una manovra diversiva: “Se la giunta volesse davvero ascoltare i ternani – spiega - oggi non avrebbe altra scelta che fermare immediatamente i lavori. Che senso ha chiamare i cittadini a esprimersi se nel frattempo i cantieri proseguono spediti, rendendo ogni variante tecnica impossibile? Senza un blocco immediato delle opere, il consiglio del 16 marzo sarà l'ennesima presa in giro, una messinscena per lavarsi la coscienza mentre si cementano gli errori del passato”.

Nell’atto di indirizzo poi bocciato Verdecchia punta il dito su criticità oggettive: capienza e volumetria con la necessità di sopraelevare la sala di tre metri per tornare alla capienza storica di 900/1.000 posti, indispensabile per le grandi compagnie nazionali, acustica e lirica: stralcio delle gallerie non funzionali che rifrangono il suono e adeguamento della buca d'orchestra, oggi insufficiente per i musicisti necessari alle opere liriche, infine l'obbligo morale di onorare il Canto Lirico italiano, riconosciuto Patrimonio dell'Umanità, con una struttura all'altezza.

Terni – conclude – ha bisogno di un teatro vero e di coraggio politico. Se la maggioranza e il sindaco hanno davvero intenzione di ascoltare e onorare la partecipazione popolare, fermino immediatamente i lavori e aprano un confronto tecnico serio”. Dunque il dibattito rimane acceso nonostante il cantiere del teatro sia in fase avanzata: gli ultimi dati disponibili indicano che il primo stralcio dei lavori è arrivato circa al 60% e il secondo al 20%. Com’è noto, è stata approvata una variante che prevede lo stralcio del ridotto per concentrare le risorse sulla sala principale.

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