Attualità
Crollano le imprese dei trasporti in Umbria. Meno 383 aziende in decennio. Un calo del 26,2%, dato molto più alto della media nazionale che si attesta al -22,2%. Nel dettaglio, dal 2015 al 2025 si è passati da 1.461 società a 1.078, nel Cuore verde. Numeri che arrivano dal report della Cgia di Mestre. A far calare di quasi un terzo le attività vengono annoverate le congiunture: le crisi economiche, i costi in aumento (in particolare dei carburanti) e le aggregazioni fra imprese. Ma ci sono anche cause oggettive: concorrenza sleale, autisti che non si trovano e deficit infrastrutturale.
Negli ultimi 10 anni lo stock complessivo delle imprese attive d autotrasporto presenti in Italia è diminuito di 19.241 unità. Se nel 2015 erano 86.590, nel 2025 sono scese a 67.349 (-22,2%). A livello regionale le situazioni più critiche si sono verificate in Valle d’Aosta con una contrazione del 34,1% (in valore assoluto pari a -29), nelle Marche del 33,4% (-1.062), nel Lazio del 32,5% (-2.238), in Friuli Venezia Giulia del 30,5% (-449) e in Sardegna del 30,2% (-722). L’Umbria è decima in classifica partendo dalle situazioni peggiori. All’opposto, l’unica regione che può contare su un saldo positivo è il Trentino Alto Adige con il +12,1% (+165).
“Sicuramente - scrivono gli analisi della Cgia - le crisi economiche che si sono succedute in questo periodo hanno contribuito in misura determinante a ridurre la platea delle imprese di questo settore. Senza contare che soprattutto nel Nord si è fatta sentire la concorrenza dei vettori stranieri, in particolare quelli provenienti dai paesi dell’Europa dell’est. Tuttavia, un contributo importante a questo ridimensionamento è ascrivibile anche all’elevato numero di aggregazioni e acquisizioni che si sono verificate in questo ultimo decennio, provocando, in particolare, una forte decurtazione del numero delle imprese monoveicolari. Un cambiamento non del tutto negativo. Anzi. Grazie agli effetti delle crisi e a questi processi di unione aziendale, la dimensione media delle imprese è aumentata e, conseguentemente, è cresciuto anche il livello di produttività dell’intero sistema logistico”.
Per di più, sottolinea la Cgia, “l’avvio dell’anno si è rivelato particolarmente gravoso per il settore dell’autotrasporto. L’aumento dei pedaggi autostradali (circa +1,5%) e quello del gasolio per autotrazione (+3,6%) hanno determinato un forte incremento dei costi fissi. Se il prezzo del diesel alla pompa rimarrà invariato per tutto quest’anno, i costi fissi delle attività interessate potrebbero aumentare di diverse migliaia di euro, con un impatto particolarmente pesante sulle piccole imprese che, praticamente non possono usufruire né di rimborsi sui pedaggi né di crediti di imposta per compensare l’incremento delle accise”. Secondo l’Ufficio studi della Cgia, ogni mezzo pesante impiegato in queste attività di dimensioni più contenute potrebbe subire un aumento medio annuo del costo per il solo acquisto del carburante, rispetto allo scorso 31 dicembre, di circa 2.000 euro, aggravando ulteriormente la pressione sui bilanci aziendali”.
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