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Per Hollywood l'Umbria sta in Toscana

Claudio Sampaolo

07 Febbraio 2026, 10:26

Per Hollywood l'Umbria sta in Toscana

Le piattaforme di streaming sono diventate una dipendenza bella e buona. “Cosa vediamo stasera” è diventato il mantra che precede la scelta, sempre molto ampia, di film o serie, che poi ognuno si guarda all’ora che preferisce, di solito quella che noi boomer apprezzavamo nel secolo scorso. Diciamo dopo Carosello (ore 21), senza pacchi né ruote a tirarla per le lunghe.

Così, nei giorni scorsi, attratti dal ruolo da protagonista di Pierce Brosnan, abbiamo cliccato su “Fast Charlie”, definito thriller d'azione, tratto addirittura da un romanzo. Gli ingredienti c’erano tutti e si sperava in dialoghi quantomeno decenti, ma, lo diciamo a chi dovesse temere un po’ di spoiler, si tratta di una pellicola smaccatamente hollywoodiana e di fascia bassissima. Una delusione, ma l’abbiamo vista tutta (90’) attratti da una immagine comparsa dopo un paio di minuti, quando Brosnan, che è un killer professionista e aspetta in macchina un complice, sfoglia un depliant e la camera si blocca su un annuncio immobiliare: si vende un casale a Castelluccio, in Umbria, in Italia, al prezzo di 1,13 euro.

Sorpresa? Sorpresa. Incredibile, gli ignoranti americani (in geografia) conoscono il nostro Castelluccio, sanno che esiste l’Umbria! Che bello. Forse gli sceneggiatori di Hollywood si sono impegnati a trovare un luogo così lontano ed esclusivo per riabilitare la loro immagine, maggiormente guastata da The Donald, uno che probabilmente non ha mai preso in mano un atlante? Ma quel prezzo? Hanno fatto un po’ di confusione nel cambio e con le virgole?

Quindi proseguiamo e dopo un po’ arriva la spiegazione. Il capo di Brosnan (James Caan, ultimo film della sua lunga carriera, è morto poco dopo) gli chiede: “Hai poi preso una di quelle casette da sistemare in Italia?”.

Esatto. E il killer lo spiega chiaramente alla co-protagonista del film, Marcie, ex di uno che ha appena ammazzato: “sono case che costano un solo dollaro, ma vanno sistemate e abitate. Sono anni che ci penso”. E lei: “Aspetti che scendano a 50 centesimi?”. E tira in ballo di nuovo Castelluccio, riecco l’Umbria. Dunque ci siamo, si capisce che prima o poi i due “piccioncini” arriveranno qui da noi. Lui ruba una 500 nera (perché nei film gli americani sono bravissimi a rubare auto facendo contatto con due fili, mai capito da dove li tirino fuori) e lei, dolcissima: “Mi piace la tua nuova auto, è italiana”. Brosnan aveva premesso, all’inizio: “Ho prestato servizio in Italia, sono innamorato della sua cultura, amo tutto ciò che è italiano”. Quale tipo di servizio non è dato sapere, ma non si può avere tutto. A proposito di geografia, poi, lui porta a pranzo lei in un ristorante che si chiama “Tuscan tomato”, cioè “pomodoro toscano”, ma il proprietario, volendo sottilizzare, è Claudio di Treviso. Successe anche a chi scrive, anni fa, di trovare in Nevada un “Italian Restaurant” che si chiamava “Paris”. Per dire.

Ma avremmo dovuto intuire che quell’indizio ci avrebbe portato ad un finale a sorpresa. Charlie e Marcie partono per l’Italia e stavolta hanno una 500 bianca, che però non corre lungo i 6 km del Pian Grande, ma si infila in un viale sterrato, tra campi verdi e cipressi. A quel punto, colpo di scena, arriva una scritta che occupa quasi tutti i 43 pollici dello schermo: Tuscany. E sotto la traduzione, per chi si fosse distratto: Toscana, Italia. Uno spottone finale che significa una sola cosa: per gli americani Castelluccio sta in Umbria, ma l’Umbria sta in Toscana. Come una scatola cinese, che alla fine farà contento solo Giani.

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