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Istituti culturali, scatta la riorganizzazione. Presidenti di Isuc, Centro giuridico e Cedrav si dicono "preoccupati"

Per Palazzo Cesaroni è un efficientamento

Alessandro Antonini

03 Febbraio 2026, 18:33

Istituti culturali, scatta la riorganizzazione. Presidenti di Isuc, Centro giuridico e Cedrav si dicono "preoccupati"

Scatta la riorganizzazione degli istituti culturali che afferiscono al consiglio regionale.

Isuc, Cedrav e Centro studi giuridici non verranno soppressi, stando a quanto si apprende da Palazzo Cesaroni, ma saranno appunto oggetto di riorganizzazione che ne manterrà intatte le funzioni, conservando gli ambiti di competenza, ma rendendo più efficaci e sostenibili economicamente le attività.

Nei giorni scorsi non è mancata la polemica con la lettera inviata dai presidenti dei tre istituti. Una lettera in cui si dicono preoccupati per le comunicazioni da parte del vertice dell’assemblea legislativa. "Qualche settimana - hanno scritto Alberto Stramaccioni, Giuseppe Severini e Marisa Angelini - fa siamo stati convocati dalla presidente dell’assemblea legislativa dell’Umbria nella nostra rispettiva responsabilità di presidenti dell’Istituto per la storia dell’Umbria contemporanea (Isuc) del Centro di studi giuridici e politici e del Centro per la documentazione e la ricerca antropologica in Valnerina (Cedrav). Nel corso dei vari incontri ci è stata comunicata la volontà di procedere alla soppressione dei tre istituti senza alcuna motivazione istituzionale o amministrativa", è l’incipit della missiva.

Alberto Stramaccioni

I tre di fronte a questo scenario hanno messo in fila una serie di considerazioni. "I nostri tre istituti - prosegue la lettera - attivi oramai da alcuni decenni, sulla base di specifiche leggi regionali, hanno contribuito in modo significativo a diffondere studi e ricerche attraverso convegni, conferenze, iniziative editoriali e mostre sulle tematiche storiche, giuridiche e sociali in ambito regionale e nazionale".

Sì perché "nel corso dei decenni i tre istituti sono diventati punti di riferimento per centinaia di studiosi, ricercatori, docenti universitari e semplici cittadini che hanno contribuito a realizzare o hanno partecipato a decine di iniziative di elevato livello scientifico".

Gli istituti, è scritto ancora, hanno accumulato un ingente patrimonio archivistico, bibliotecario, fotografico e documentale di vario genere che è a disposizione di tutti coloro che intendono usufruirne e nonostante la consistente attività svolta negli anni sono stati ridotti i già limitati finanziamenti in un ambito in cui prevale peraltro l’impegno quasi del tutto volontario.

Difronte a questa situazione Stramaccioni, Severini e Angelini, ritengono necessario, "insieme ai nostri soci e alle centinaia di studiosi e cittadini che hanno partecipato o collaborato alle varie iniziative svolte, esprimere una forte preoccupazione per qualsiasi iniziativa legislativa o amministrativa che dovesse tendere a sopprimere gli istituti con la loro storica identità cancellando così la loro apprezzata qualità scientifica costruita nel corso dei decenni".

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