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IL CASO

Jackpot da 65 milioni di euro a Gubbio, ricorsi respinti: legittima la spartizione della vincita

Esclusi i ricorrenti che sostenevano di avere comprato le quote del sistema premiato

03 Febbraio 2026, 11:36

Jackpot da 65 milioni di euro a Gubbio, ricorsi respinti: legittima la spartizione della vincita

La ripartizione del premio del maxi sistema da 65 milioni di Gubbio era legittima. E il responso definitivo arriva dopo 15 anni e diversi procedimenti, sia civili che penali, intentati da due persone che sostenevano di avere diritto a delle quote e che, invece, come stabilito da più giudici, non ne hanno.

La storia nasce a settembre del 2011 quando al bar Europa di Gubbio, dove da 10 anni si giovavano due sistemi, il rosso e il blu, vengono vinti 65 milioni di euro circa. Per le giocate si puntavano 4 euro a estrazione e il sistema, come emerso, era condiviso tra 100 partecipanti.

Il bar aveva già vinto in precedenza altri premi con le diverse tipologie di sistemi di giocate.

I 65 milioni vennero vinti con l’estrazione del 22 settembre 2011: subito dopo i partecipanti si riunirono in assemblea e rilasciarono, con una scrittura notarile del 3 novembre 2011, una procura speciale a Giampiero Burzacchi, titolare della ricevitoria, per procedere alla riscossione e distribuzione delle somme.

Nel 2012 una prima citazione in giudizio del titolare del bar era stata depositata da un cliente che sosteneva di avere comprato una quota del sistema: affermava di avere dato dieci euro a una delle dipendenti e avere ricevuto in cambio il resto. Secondo i giudici del collegio d’appello che ha trattato il procedimento in secondo grado, «non risulta provata la consegna del denaro e anche qualora fosse avvenuto non era in nessun modo precisato se per partecipare al sistema rosso o a quello blu» di qui l’esclusione dalla maxi vincita e la condanna al pagamento delle spese processuali in favore del titolare del bar. Copione simile per il secondo ricorrente che vantava addirittura l’acquisto di due quote e quindi reclamava un milione e 300 mila euro. Pure per lui i giudici hanno decretato la «non dimostrabilità dell’esistenza di un titolo».

Nel primo caso, gli eredi - perché nel frattempo il ricorrente è morto - dovranno pagare 18 mila euro di spese processuali, nel secondo invece 24 mila. Nel frattempo, essendo decorsi i termini per il ricorso in Cassazione, le due sentenze sono diventate definitive.

«Nel tempo - spiega l’avvocato Edoardo Maglio, che assiste Burzacchi, titolare del bar insieme al socio Paciotti - i due ricorrenti, hanno provato con due tentativi di sequestro civile rigettati con condanna alle spese nella fase cautelare ed in quella di reclamo, sono state quindi tentate delle denunce nei confronti del Burzacchi archiviate, come chiesto da pm e come disposto dal giudice, non sono mancati articoli di giornale, servizi televisivi. Il cliente non ha mai perso la calma e, certo della propria onestà e fiducioso dell’operato dei carabinieri di Gubbio si è sempre difeso in tutti i gradi di giudizio». Buzacchi dichiara: «Era nata come una cosa estremamente positiva per tutti e invece è stata una specie di odissea giudiziaria, che si è finalmente conclusa con l’accertamento della verità, ed è quella che noi avevamo sempre sostenuto».

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