PERUGIA
Le frane che nelle ultime settimane hanno colpito l’Umbria, dalla chiusura della statale Flaminia a Strettura allo smottamento sulla provinciale Bagnorese, riportano al centro un tema strutturale: investire nella prevenzione costa meno che pagare i danni delle emergenze. Interruzioni stradali, isolamento di territori, rallentamenti per imprese e pendolari dimostrano come la fragilità idrogeologica non sia solo un problema ambientale, ma anche un fattore di rischio economico.
Su questo punto interviene l’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca, che chiede una svolta normativa e finanziaria: “La fragilità idrogeologica dell’Umbria non può più essere gestita solo in termini emergenziali. Serve una legge che garantisca copertura annuale e risorse certe dal bilancio regionale, senza dipendere esclusivamente dai trasferimenti statali”.
Secondo De Luca l’attuale Testo unico del 2015 non è più sufficiente. “E’ una norma orientata soprattutto alla pianificazione e alla tutela paesaggistica. Oggi serve uno strumento dedicato alla prevenzione e agli interventi diretti, capace di riprendere e attualizzare l’efficacia della legge del 1978, che consentiva azioni rapide e continue”.
I numeri confermano l’urgenza. Dati Ispra indicano che in Umbria le aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata (P3 e P4) coprono quasi il 6% del territorio regionale, mentre le aree complessivamente esposte al rischio superano il 14%. La popolazione residente in zone a rischio frana è pari a circa 169 mila persone, quasi un umbro su cinque. Un quadro aggravato dai cambiamenti climatici, che rendono più frequenti e intensi gli eventi piovosi. ”Oltre l’80% dei fenomeni franosi è legato a eventi meteorologici estremi -conclude De Luca - Senza risorse strutturali e continue rischiamo il collasso delle infrastrutture, con costi economici e sociali sempre più alti. Investire in sorveglianza, manutenzione e prevenzione significa evitare disastri, garantire sicurezza e proteggere lo sviluppo del territorio”.
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