La storia
L’Umbria archivia il 2025 come l’anno dei record. Il cuore verde d’Italia abbatte il muro dei 7,5 milioni di presenze e mette nel mirino lo storico traguardo degli 8 milioni. A trainare la crescita sono l’impennata di visitatori esteri (+32%) e una nuova identità come meta esperienziale fruibile tutto l’anno. Tra i luoghi più affascinanti dell’Umbria, ricco di misteri e di suggestioni c’è Orvieto, che sorge su una rupe e che nasconde un patrimonio storico diventato punto di attrazione per migliaia di turisti ogni anno.
La straordinaria scoperta della città sotterranea
Sebbene fosse lì da secoli, questa città sotterranea è rimasta pressoché invisibile fino a quando, negli anni ’70, il mistero cominciò a essere svelato in seguito a una frana che, erodendo un pezzo della Rupe, portò alla luce aperture nascoste. Questa circostanza, la frana, riporta all'attuale situazione drammatica che sta vivendo Niscemi, in Sicilia, dove un paese rischia di essere di essere distrutto a seguito di un immenso smottamento causato da un dissesto idrogeologico. Mentre per Niscemi la frana rappresenta uno spettro, per Orvieto fu occasione di scoperte straordinarie.
Dopo l'evento degli anni '70, alcuni speleologi locali, armati di torce e funi, iniziarono esplorazioni non ufficiali, determinati ad andare fino in fondo. Comiciarono a calarsi proprio sotto il centro storico, consci della fragilità del terreno e della possibilità di imbattersi in vuoti profondi e inaspettati spazi sotterranei. L’operazione prevedeva corde fissate lungo il perimetro della città da cui scendere per raggiungere le grotte rupestri (ambienti artificiali scavati nella roccia con funzione di magazzini, rifugi, cisterne o pozzi). Facile immaginare lo stupore quando, entrando, si trovarono di fronte a ampie camere quadrate, collegate da corridoi e illuminate da piccole aperture attraverso cui filtrava flebile luce esterna. La polvere di pozzolana, depositatasi nei secoli, sollevandosi creava spettacolari giochi di luce degni di scenari cinematografici. Le pareti erano costellate di nicchie quadrangolari, i colombai, spazi scavati per la crescita e l’allevamento delle colombe, un’attività antica tanto da essere citata anche nelle tradizioni popolari locali.
Nella parte posteriore di alcune camere si aprivano tunnel stretti e bassi che si dovevano strisciare per percorrerli, rivelando un mondo che sembrava sospeso tra storia materiale e leggenda.
Da quel momento vennero organizzate altre spedizioni e, grazie alla collaborazione con team di archeologi, fu possibile estendere le esplorazioni, raccogliere dati, documentare ritrovamenti e classificare le strutture ritrovate: un lavoro metodico di studio e ordinamento scientifico delle informazioni che ha portato alla comprensione della rete sotterranea fino ai nostri giorni.
Il Pozzo della Cava e il Labirinto di Adriano
Protagonisti di singolari scoperte non sono solo i geologi: spesso anche persone comuni hanno contribuito. Nel 1984, durante i lavori di ristrutturazione della propria abitazione nel quartiere medievale, la famiglia Sciarra notò un vuoto sotto la cantina. Rimuovendo una piccola porzione di muro, si scoprì una grande cavità sotterranea che conduceva al Pozzo della Cava, una cavità profonda 36 metri risalente all’epoca etrusca e scavata nel tufo, caratterizzato da “pedarole”, incisioni nella roccia che servivano come appigli per salire o scendere all’interno del pozzo stesso. Questo ritrovamento ha aperto la porta a una ricca sequenza di stanze e canalizzazioni che raccontano oltre due millenni di storia, con testimonianze di uso etrusco, medievale e rinascimentale.
Il Labirinto di Adriano e il Pozzo di San Patrizio
Il Labirinto di Adriano si trova nei sotterranei dell’omonimo ristorante, tra il Duomo e il celebre Pozzo di San Patrizio. Quest’ultimo è una monumentale opera di ingegneria rinascimentale voluta da Papa Clemente VII nel 1527, durante il Sacco di Roma. Il pozzo, costruito su progetto dell’architetto Antonio da Sangallo il Giovane e completato nel 1537, è caratterizzato da due rampe elicoidali di scale che si avvolgono senza incontrarsi, consentendo il trasporto di acqua verso l’alto e verso il basso in modo efficiente e ingegnoso.
Le origini di Orvieto
La storia di Orvieto nasce con gli Etruschi, il popolo più misterioso e affascinante, noto per il linguaggio non ancora del tutto decifrato e la ricchezza delle necropoli. Nei secoli è stata territorio di conquista: dai Romani ai barbari, fino al papato che ne fece rifugio durante il Sacco di Roma del 1527. Orvieto sorge su un altopiano di roccia vulcanica, il tufo, un materiale formato da cenere e lava che si sono compattate nel tempo, ideale da scavare ma anche straordinariamente resistente. È una città d’arte molto ricca e suggestiva perché custodisce un’intricata rete di sotterranei realizzata nel corso di circa 2500 anni: una sorta di metaverso oscuro con oltre 1200 grotte, cunicoli, pozzi, colombai e persino un mulino medievale (il mulino di Santa Chiara) con tanto di macine e mangiatoie. Orvieto Underground (sotterranea) è uno dei siti tutelati dal FAI (Fondo Ambiente Italiano).
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