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L'intervista

Marco Bocci nei panni di Charles Bukowski “Uomo fuori del comune”

L’attore umbro racconta lo spettacolo che sta provando a Marciano dove debutterà in anteprima martedì

31 Gennaio 2026, 17:14

Marco Bocci nei panni di Charles Bukowski “Uomo fuori del comune”

L’americano naturalizzato Charles Bukowski (era nato in Germania, con il nome di Heinrich Karl Bukowski da padre di origini polacche e madre tedesca) ha scritto sei romanzi, centinaia di racconti e migliaia di poesie per un totale di 60 libri. Quasi tutti parlano della sua vita sregolata, del suo strettissimo rapporto con l’alcol, con il gioco d’azzardo e soprattutto con le donne. Ed è proprio su quest’ultime che si focalizzerà lo spettacolo Io, Charles che l’attore Marco Bocci, affiancato da Pia Lanciotti, con la regia di Alessio Pizzech, sta provando al teatro di Marciano dove debutterà in anteprima martedì per poi trasferirsi il 7 e l’8 al teatro Marrucino di Chieti per la prima nazionale.

La scena sarà quella di una squallida stanza, il rifugio sicuro da un mondo esterno maligno, dove entreranno volta per volta le tante donne della vita dello scrittore, spesso fonte di incontri occasionali e altre di passione duratura, interpretate tutte dalla stessa Lanciotti. Attraverso l’incontro-scontro con loro, Bukowski racconterà la propria travagliata esistenza e il suo punto di vista di “allegro ubriacone”, come si definiva, sul mondo che lo circondava.

Sulla vita di Bukowski il cinema ha spaziato parecchio: “Barfly – Moscone da bar” di cui lui stesso ha scritto la sceneggiatura, “Factotum” con Matt Dillon, “Storie di ordinaria follia” con Ben Gazzarra. Invece per quanto riguarda il teatro è una novità. A lei Bocci come è venuta l’idea?

"Per la verità è un testo di Sonia Antinori che mi è stato proposto circa un anno fa. All’interno del progetto c’era già Pia Lanciotti e io mi ci sono affacciato con grande curiosità. Ho cominciato a leggere il primo testo con il regista e con Pia ed ho capito subito il punto di vista attraverso cui si voleva raccontare quest’uomo così fuori del comune".

E quale è il punto di vista?

"E’ un percorso molto intimo su tutte le sue fragilità, sulle sue incertezze che lo hanno portato ad essere così brusco, così volgare, così pieno di sarcasmo, così realista, così brutale. Con una lirica malinconica si racconta il rapporto con i genitori che lo hanno in qualche modo provato, toccato e l’ha portato a vedere il mondo attraverso la trasgressione, l’alcol, il sesso, il fallimento, il rifiuto delle convenzioni. Un punto di vista che mi piace perché mi è sempre piaciuto proporre cose che in qualche modo fanno nascere curiosità, pensiero e fanno riflettere".

Questo racconto come avviene?

"Attraverso le donne. Non è una biografia dove si inizia dalla nascita e si arriva alla morte. Raccontiamo Bukowski attraverso le tante donne che ha avuto, che l’hanno incontrato. Il testo in pratica è tratto proprio dal suo libro Women. Tutte donne interpretate da Pia Lanciotti che è formidabile, insuperabile, magistrale".

Pia Lanciotti cambia anche ogni volta di look oppure solo il modo di interpretare il personaggio?

"Entrambe le cose. Si trasforma sia fisicamente sia nell’anima".

Bukowski era un uomo non bello, poco fascinoso. Lei è il contrario. Come riesce ad entrare nel personaggio? Viene imbruttito dal trucco?

"La bellezza del teatro è quella di andare al di là della concretezza. Tutto si basa su un regime estremamente astratto e in alcuni momenti particolarmente realistico. Dal lato estetico Bukowski viene messo in scena poeticamente, si parla delle sue ferite dell’anima e non di quelle concrete. Ad un certo punto dello spettacolo io dico: “A 14 anni mi sono venute le pustole e il mio amore se ne è andato come una puttana. Ero un ragazzo fortunato perché in pochi hanno la morte scritta in faccia e quindi non potevo che scrivere del mondo che conoscevo. Tutto quello che ho vissuto non è stato nulla di gratuito, ho cercato di riversare nella scrittura, alla mia maniera, il mio punto di vista attraverso le mie esperienze”. Questo è quanto noi raccontiamo. E’ ovvio che nel corso di questo percorso c’è anche un affaticamento fisico, un degrado che pian piano si consuma insieme allo spettacolo, ma non usiamo trucchi o maschere di alcun genere".

Di difetti Bukowski ne aveva tanti ma ha avuto anche tanti pregi. Lei si riconosce in alcuni? Quale è il suo punto di contatto con lui?

"Lui impazziva per la sua arte, lo faceva schizzare alle stelle. Era innamorato del suo mestiere, al di là di quello che faceva nella vita. Lo esaltava, era una passione. Il punto di contatto può essere proprio questo: anche io sono uno che si entusiasma, si esalta, perde la testa per il mestiere che fa".

Che difficoltà ha trovato durante le prove? Qualche passaggio che ha dovuto superare...

"Ce ne sono stati tanti perché è uno spettacolo non semplice, ma poi, come per magia, come sempre qualche giorno prima del debutto tutto si risolve. Io in realtà sto ancora aspettando perché ho alcuni punti interrogativi davanti. Questo perché Io, Charles è complesso, con momenti completamente astratti ed altri poetici, di grande effetto e di grande emotività e l’astrattismo è difficile da realizzare in teatro. Sto cercando di fare un lavoro che mi permetta di viaggiare all’interno dello spettacolo dall’inizio alla fine senza dover usare tecnicismi da mestierante".

Ne esce ogni volta esausto?

"Sicuramente ne esco esausto ma nello stesso tempo ci sono momenti in cui mi diverto molto e quel divertimento mi dà forza e grinta. E adrenalina. Con Bukowski c’è una sorta di 'ti tolgo e ti do, ti do e ti tolgo'".

Avete già pronta una tournée dopo il debutto di Chieti?

"Abbiamo una esclusiva con Chieti, per cinque date. Poi partiremo in tournée a novembre-dicembre, anche perché lo spettacolo è coprodotto dallo Stabile di Palermo e dallo Stabile dell’Abruzzo oltre a Stefano Francioni Produzione e a Green Factory".

L’idea di fare le prove e l’anteprima a Marciano è stata concretizza su misura per lei che vive in Umbria?

"Per tanto tempo sono stato lontano da casa per girare una serie tv. Mi piaceva molto portare in scena questo testo ma volevo anche cercare di farlo in maniera meno stressante possibile. Quindi la proposta di provarlo a Marsciano per fortuna è stata sposata da tutti".

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