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Appello all’Opera del Duomo: pressing di comitato e associazioni nei confronti dell’ente proprietario dei terreni destinati ad accogliere 3 pale eoliche

29 Gennaio 2026, 12:17

Appello all’Opera del Duomo: pressing di comitato e associazioni nei confronti dell’ente proprietario dei terreni destinati ad accogliere 3 pale eoliche

Comitato Alfina Viva, Nova e Bella Orvieto lanciano un appello all’Opera del Duomo su Phobos, il mega impianto eolico che Rwe vorrebbe costruire tra Orvieto e Castel Giorgio. In virtù dell’importantissimo ruolo svolto per il territorio e richiamando il principio della responsabilità sociale d’impresa, alla Fabbriceria – sui cui terreni dovrebbero sorgere tre delle pale previste – vengono chiesti un’ulteriore, attenta, riflessione e un atto di chiarezza.

“La questione delle energie rinnovabili – si legge in una nota congiunta – ha assunto sin dal 2007, i tratti della più sterile e dannosa speculazione. Incentivi pubblici colossali, pagati dai lavoratori e dalle aziende italiane direttamente in bolletta tramite la voce oneri di sistema, finiscono nelle capienti tasche di multinazionali senza che vi sia, in cambio, né un’adeguata produzione di energia né, tanto meno, un ritorno in termini di sviluppo ed occupazione.

A fronte degli oltre 240 miliardi di euro che gli italiani pagano da 18 anni a questa parte e delle migliaia e migliaia di ettari di suolo agricolo e fertile irreversibilmente consumati, la quota di energia elettrica prodotta da eolico e fotovoltaico rappresenta appena il 4,7% del totale. Secondo tutti gli studi e tutti i dati anemometrici in Italia, e in particolare nelle nostre zone, non c’è abbastanza vento perché questi impianti siano realmente utili. Le produzioni sono quindi minime e discontinue”.

“Gli impianti, inoltre, una volta a regime – prosegue – non hanno necessità di manodopera e le installazioni vengono spesso appaltate a ditte estere. Ricordiamo il caso della geotermia a Castel Giorgio. Quindi anche a livello occupazionale l’impatto è prossimo allo zero. La vera posta in gioco è perciò rappresentata dai faraonici incentivi economici. Cedere il territorio a tali progetti si configura quindi come una triplice opera di distruzione: ambientale, occupazionale ed economica”.

La riflessione a cui comitati e associazioni invitano l’Opera del Duomo è su questi fatti e su questi numeri. “Vale la pena – chiedono – svalutare, sventrare e snaturare questi luoghi, tra i più belli d’Italia e colmi di ricchezze naturalistiche, artistiche, storiche ed architettoniche? Per noi no e ci auguriamo che un ente così importante e sensibile a tali tematiche sia al nostro fianco, con atti concreti e chiari, nell’azione volta alla tutela, alla valorizzazione ed alla preservazione della grande casa di tutta la nostra comunità”.

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