Sanità
L’Umbria ci riprova e nelle prossime settimane, nelle more del nuovo piano socio sanitario, chiederà al ministero della Salute l’istituzione di un Irccs, istituto di ricovero e cura a carattere scientifico, nel Cuore verde. Si tratta del polo di ricerca e innovazione sul fronte medico più avanzato che si possa ipotizzare, a livello di assistenza pubblica. Oltre all’avanguardia in campo scientifico, l’Irccs assicura una mole importante di risorse da conteggiare come extra rispetto al fondo sanitario nazionale. Il tema? Molto ampio: il fulcro dovrebbe essere l’ematologia ma si prevede l’unione delle eccellenze con un unico fine: one health. Un approccio “olistico”, integrato. E la cosiddetta ricerca traslazionale per arrivare al letto del paziente, trasferendo in tempo reale le scoperte scientifiche dal laboratorio al reparto. L’ateneo ora ha un vero interesse in questo senso e il piano si innesta in un percorso di medio termine che potrebbe affiancare quello del nuovo ospedale universitario di Terni.
Perché la Regione ci riprova? Perché già nel 2023, in carica la precedente amministrazione, nel documento di programmazione della rete ospedaliera si prevedeva l’allineamento al alla delibera di giunta regionale 212 del 2016. “In base agli standard previsti dal decreto ministeriale 70/2015 - è scritto in quel piano - che si traducono in 2.850 posti letto per acuti e 651 per post acuti, per un totale complessivo di 3.501 posti letto, nonché agli standard di volume ed esito sarebbe ottimale la seguente configurazione: due aziende ospedaliere universitarie sede di Dea di II livello o in alternativa un’azienda ospedaliero universitaria e un Irccs con circa 1.400 posti letto totali”.
Il nuovo piano socio sanitario si distingue come detto per l’approccio one health (una sola salute) che “mira a consolidare la prevenzione e la promozione della salute come pilastri essenziali per il benessere della comunità e la sostenibilità del sistema. L'approccio centrale integra la salute umana, animale ed ecosistemica”.
Intesa con l’ateneo
Nelle rinnovate linee strategiche definite nei mesi scorsi da Palazzo Donini, si gettano le basi per l’Ircss proprio nella definizione dei rapporti con l’Università degli studi di Perugia. Si punta a “rinnovare e rafforzare le condizioni di collaborazione reciproca nel campo delle attività assistenziali, della formazione e della ricerca biomedica e sanitaria” e di concerto - ecco il punto specifico - a implementare l’innovazione scientifica e tecnologica nell’ambito della ricerca medico-chirurgica, nell’ambito delle applicazioni assistenziali della stessa e di sanità pubblica”. Proprio questo è il fine dell’Irccs. Di conseguenza si punta a “rafforzare la collaborazione reciproca nell’ambito della rete formativa universitaria articolata, anche nell’ambito delle reti cliniche per patologia, presso le ulteriori strutture sanitarie territoriali, diverse dalle aziende ospedaliere, ai fini della formazione medico-specialistica e delle lauree sanitarie”, è scritto nell’atto - ancora in fase di definizione - della Regione.
Ricerca fondamentale
Il passaggio successivo punta sulla ricerca. Perché se l’Ircss è la punta di diamante, sotto si crea una rete della ricerca medica. L’obiettivo generale “è quello di migliorare tutti gli aspetti organizzativi e culturali per aumentare la possibilità di partecipare alle attività di ricerca, ricostituendo a livello regionale una struttura di governance per la ricerca, non più operativa e strutturare l’Osservatorio epidemiologico nella direzione salute e welfare”. Altrettanto importante “è la strutturazione di un team di europrogettazione per presidiare le tematiche sanitarie a livello europeo. Un’ulteriore sfida del sistema consiste nel puntare sulla medicina di precisione per garantire un approccio medico che, utilizzando informazioni specifiche del paziente, come il genoma, personalizza la prevenzione, la diagnosi e il trattamento delle malattie”, viene delineato nel piano. Allo stato attuale è già avviato un progetto di collaborazione tra l’Università La Sapienza, l’azienda ospedaliero universitaria Sant’Andrea e l’Università degli studi di Perugia.
In questo contesto si inserisce “l’attuazione dell’accordo di collaborazione per la promozione della sanità digitale, della medicina personalizzata e dell’innovazione tecnologica in ambito biomedicale e sociosanitario”, sottoscritto tra Regione ed Università degli studi di Perugia a luglio 2025. Il centro Curi (Centro umbro di ricerca e innovazione) con sede in Umbria, “rappresenta una piattaforma strategica per la medicina 4P (partecipativa, personalizzata, predittiva e di precisione) puntando a rafforzare il sistema sanitario con ricadute anche per il settore produttivo regionale”. Il progetto “omnia health”, definito nell’ambito della piattaforma tecnologica Curi, rappresenta una possibile soluzione concreta proponendo una “rete tecnologica per la diagnostica avanzata, diffusa sul territorio, centrata sul paziente e pienamente integrata con il sistema sanitario regionale”. Il progetto vede “un pieno allineamento normativo al dm 77/2022, al Pnrr (missione 6) e al programma di governo regionale rispondendo altresì al principio one health”.
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