ORVIETO
Riaffermare pubblicamente che la transizione energetica non può avvenire in deroga all’articolo 9 della Costituzione e al Codice dei beni culturali e del paesaggio. Assumere iniziative al fine di evitare un progressivo svuotamento delle tutele paesaggistiche a seguito di decisioni amministrative e giurisprudenziali. E promuovere, in raccordo con Regioni ed enti locali, un quadro nazionale di pianificazione che individui con chiarezza le aree non idonee all’installazione di impianti energetici industriali, garantendo il coinvolgimento attivo delle comunità interessate.
Lo chiede al ministro della Cultura, Alessandro Giuli, l’onorevole Matteo Orfini (Pd) con un’interrogazione che arriva sull’onda dell’attenzione suscita dal progetto Phobos. Di quest’ultimo si tornerà a parlare nelle aule del Tribunale amministrativo regionale dell’Umbria il 10 marzo dopo il rinvio di ieri della camera di consiglio per la trattazione cautelare del ricorso presentato dalla Rwe Renewables Italia contro il diniego della conferenza dei servizi regionale all’autorizzazione unica per la costruzione e l’esercizio del parco eolico in questione.
L’attenzione, politica prima ancora che ambientale, resta alta. Anche i consiglieri comunali di opposizione Cristina Croce, Federico Giovannini (Pd), Roberta Palazzetti (Proposta Civica), Daniele Di Loreto, Mauro Caiello e Stefano Biagioli (Gm) hanno presentato un’interrogazione urgente a risposta scritta per sollecitare l’amministrazione comunale a “prendere una posizione chiara e attiva a tutela del paesaggio, del patrimonio storico-culturale e dell’identità del territorio orvietano, oggi messi seriamente a rischio da una transizione energetica priva di un’adeguata pianificazione”. Al centro dell’interrogazione, proprio il progetto eolico autorizzato tra i territori di Orvieto e Castel Giorgio, che prevede l’installazione di sette aerogeneratori alti oltre 200 metri in un contesto di straordinario valore paesaggistico, archeologico e agricolo. Un intervento che, secondo i consiglieri, produrrebbe una trasformazione irreversibile del paesaggio, con pesanti ricadute ambientali, culturali, turistiche ed economiche.
"Non siamo contrari alle energie rinnovabili – ribadiscono i firmatari – ma a una loro applicazione indiscriminata, calata dall’alto, che rischia di sacrificare territori di pregio in nome di una logica puramente speculativa". L’interrogazione richiama, inoltre, la recente impugnazione, da parte del Governo nazionale, della legge regionale dell’Umbria sulle aree idonee e non idonee per gli impianti da fonti rinnovabili, una norma frutto di un lungo percorso partecipativo e pensata proprio per bilanciare transizione ecologica e tutela del paesaggio. Una scelta che, secondo gli stessi consiglieri, indebolisce il ruolo delle Regioni e delle comunità locali e apre la strada a un vero e proprio far west energetico.
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