Economia
Umbertide, è allarme per i dazi Usa
Umbertide è anche tra i distretti produttivi italiani più esposti a rischi dovuti agli effetti dei dazi varati da Donald Trump. È quanto emerge da un recente studio condotto dalla Banca d'Italia. Il centro altotiberino, in cui è ben consolidato il settore metalmeccanico e dell'automotive con una forte esportazione verso gli USA – stando ai dati contenuti nel rapporto – si piazza al 15esimo posto tra le aree più a rischio. Proprio per questo motivo la consigliera regionale del Partito Democratico, Letizia Michelini, chiede un intervento "serio e consapevole del governo nazionale che metta al centro le imprese umbre", mettendo nel cassetto le ideologie.
I dati, dice la consigliera dem, indicano chiaramente che Umbertide è tra le aree italiane più esposte agli effetti delle tensioni commerciali internazionali, con ricadute dirette e indirette sulle nostre filiere produttive. Particolarmente preoccupante, prosegue Michelini, è l'impatto sul settore automotive e sulla componentistica, che in Umbria rappresentano un asse strategico di sviluppo e occupazione. La Michelini, poi, prosegue: "I dazi rischiano di tradursi in calo degli ordini, aumento dei costi e riduzione della competitività", colpendo soprattutto le piccole e medie imprese inserite nelle catene di fornitura internazionali. Non si tratta di dinamiche lontane. Qui parliamo di imprese umbre, di lavoratrici e lavoratori che rischiano di pagare il prezzo di scelte geopolitiche su cui non hanno alcun controllo.
A intervenire è anche il capogruppo di Corrente in consiglio comunale, Federico Rondoni: "Umbertide non viene citata a caso." Se cala il fatturato di esportazione verso gli Stati Uniti le nostre aziende vanno in sofferenza e quindi sono portate ad assumere meno o addirittura a dover licenziare del personale per fare fronte alla carenza di esportazioni con un impatto diretto sulla nostra società locale.
Prosegue Rondoni: "Quello che vogliamo è che l'amministrazione e tutte le forze politiche del territorio cerchino di lavorare per trovare soluzioni a questo problema". Per il leader di Corrente la parola chiave è differenziazione: "Non possiamo più pensare di sostenerci solo sul settore metalmeccanico che è il primo colpito da questa crisi permanente. Dobbiamo capire quali investimenti vogliamo attrarre sul nostro territorio, parlare con le imprese, parlare con le università, cercare di mettere in campo delle soluzioni concrete e pratiche."
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