L’intervista
L’ospedale di Foligno compie venti anni e la madrina per eccellenza della struttura sanitaria più innovativa dell’Umbria - per l’epoca - è senz’altro Maria Rita Lorenzetti. È stata lei a fare ottenere i finanziamenti decisivi per questo presidio e poi anche per altri, grazie alla legge per la ricostruzione post-sisma del 1997 e ai fondi assicurati, in quello stesso periodo, dall’allora ministro alla Sanità Rosy Bindi.
Si perché, prima da sindaco di Foligno, poi da deputata presidente della Commissione lavori pubblici della Camera e infine da governatrice per due mandati, il modello sanitario e l’attuale rete ospedaliera sono frutto della sua visione strategica e del suo impegno all’insegna della concretezza.

È stata lei a tagliare il nastro. Ed ora è lei che ne tratteggia l’evoluzione, non senza segnalare una preoccupazione e cioè che alcune scelte penalizzanti della giunta regionale precedente hanno fatto rischiare all’ospedale di Foligno un lento declino e che ora ha bisogno di un’inversione di tendenza con la nuova riorganizzazione della rete ospedaliera.
- Presidente, si celebrano i venti anni dell’ospedale: dal passato al futuro, come lo vede nei prossimi anni?
Condivido l’impostazione dell’evento celebrativo: ieri, oggi e domani. La storia per ricordare come siamo arrivati a vincere questa sfida e i vari protagonisti ma subito l’apertura alla visione del futuro in vista del prossimo piano socio sanitario regionale. L’ospedale di Foligno è stato innovativo sia nella struttura che nella mission, sperimentando il modello per intensità di cura in sostituzione della suddivisione rigida dei reparti. Un laboratorio di innovazione organizzativa e tecnologica con una forte umanizzazione degli spazi e un’integrazione paesaggistica per accogliere il paziente in un ambiente più famigliare che richiamasse un po’ casa. Certo, non tutto si è realizzato come era stato pensato, ma da allora si è aperto un percorso importante.

Questa sua vocazione deve essere mantenuta anche nel futuro, un presidio ad alta innovazione tecnologica, come nel passato: ricordo che grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di Foligno, presidente Cianetti, è stata installata la prima Pet-Tac dell’Umbria. Speriamo che si possa riprendere una nuova stagione di investimenti nella modernizzazione tecnologica. Un presidio, quello di Foligno, che deve confermarsi nella rete ospedaliera come polo di eccellenza, di primo livello, integrato con il secondo livello rappresentato dal Santa Maria della Misericordia di Perugia, per la gestione in prima istanza dell’emergenza-urgenza tempo-dipendente delle patologie acute e croniche a bassa e media complessità.
- Come nasce il San Giovanni Battista?
L’atto di nascita fu la previsione del nuovo ospedale nel Piano regolatore generale avviato con la giunta Brinati nel 1968, incaricato l’architetto Marello di Firenze, e approvato nel 1977 con le giunte Ridolfi-Raggi, con relativo vincolo di un’area ragguardevole che è l’area dove sorge oggi l’ospedale. Una scelta lungimirante che vincolò un’area molto appetibile sul fronte edilizio. La svolta arrivò con il sisma nel 1997, dopo lo sgombero del vecchio ospedale con il trasferimento dei pazienti e con la chiusura per due anni per lavori di consolidamento e ripristino. Fu la conferma definitiva dell’urgenza di dotarsi di un nuovo ospedale. Ero presidente della Commissione lavori pubblici e insieme alla Regione, presidente Bracalente e assessore alla Sanità Locchi, proponemmo all’allora ministro alla Sanità Rosy Bindi di usare le risorse dell’art. 20 per l’edilizia sanitaria e la Legge per la Ricostruzione per realizzare il nuovo ospedale di Foligno e altre strutture con problemi di sicurezza. Così arrivarono i fondi per l’ospedale: 52,3 milioni di euro a cui si aggiungevano i 14,3 milioni di euro già assegnati poso prima del terremoto e usati per costruire la struttura. Si arrivò all’inaugurazione il 28 gennaio del 2006 (caso esemplare in Italia per aver completato la costruzione del nuovo ospedale in dieci anni). Di quella scelta a cascata beneficiò tutto il sistema ospedaliero della Regione ottenendo finanziamenti ingenti. L’ospedale di Foligno, per come è nato e si è sviluppato, deve molto al professor Orfeo Carnevali (a dicembre cento anni dalla nascita), figura storica della sanità folignate e umbra, già direttore sanitario di Perugia e di Foligno e al vertice della nostra Usl. Lui immaginò il modello umanizzato e a intensità di cura. L’Umbria in quel periodo è stata laboratorio nazionale. La visione strategica della rete ospedaliera, costruita con l’assessore alla Sanità Maurizio Rosi, aveva previsto e realizzato l’ospedale di Gubbio-Gualdo a Branca con fondi Inail (riuscendo a far superare gli atavici campanilismi) e l’ospedale di Todi-Marsciano a Pantalla mentre l’ospedale Unico del Trasimeno e il nuovo presidio di Narni-Amelia, pur previsti, non furono realizzati dopo di noi per un cambio di strategia anche dovuto a risorse che cominciavano a diminuire.

- Di quella scelta strategica per finanziare la messa in sicurezza se ne traggono benefici ancora oggi…
Sì, anche l’ultimo importante intervento sul fronte della prevenzione sismica renderà il San Giovanni Battista una delle strutture ospedaliere più sicure d’Italia. La Regione Umbria ha infatti finanziato l’intervento per circa 19 milioni per l’inserimento sotto la struttura di isolatori sismici come sotto il Centro di protezione civile e il liceo scientifico di Foligno.

In conclusione la città di Foligno e il territorio hanno guadagnato una struttura moderna, flessibile, umanizzata e sismicamente sicura. Una struttura innovativa che ha cercato di allontanare l’immagine fredda e tecnocratica tipica dell’edilizia ospedaliera, un’architettura - frutto del progetto dell’architetto Romano Del Nord di Firenze, esperto di alto profilo nell’edilizia ospedaliera - che ricorda piuttosto una casa, una comunità, che mette al centro la persona e, in base al bisogno assistenziale, spinge alla collaborazione tra reparti. Voglio precisare che il mio non vuole essere un intervento di tipo trionfalistico, come se non avessi presenti i problemi quotidiani con cui devono fare i conti i cittadini quando hanno bisogno delle strutture sanitarie.
Dobbiamo altresì essere consapevoli del livello del nostro sistema sanitario. Altrettanto coscienti che si può sempre migliorare. E che bisogna tenere fede alle promesse.
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