Cultura
Le pergamene raccontano. E parlano di una Perugia antica, medievale, grande centro europeo: uno spazio in cui circolano uomini, mezzi, merci e soprattutto cultura. Una cittá fiorente, alla stregua di Siena. A testimoniarlo sono i registri con le annotazioni dei notai, professionisti che rappresentavano una vera e propria intelaiatura dell’amministrazione dell’epoca, in quanto parte della Familia a supporto del Podestà e del Capitano del Popolo. Oggi quelle preziose scritture vanno a integrare e arricchire le conoscenze già acquisite su quel periodo storico, offrendo un contributo di straordinario valore.
Pergamene che raccontano. Governo e potere a Perugia nei secoli XIII-XV è il titolo della mostra visitabile fino al 2 giugno, a ingresso libero, a Palazzo Lippi Alessandri, in corso Vannucci. L’esposizione nasce da un lavoro collegiale coordinato dall’archivista Giovanna Giubbini e propone una selezione di 50 pergamene provenienti dalla Collezione Albertini, messe in dialogo con importanti prestiti delle principali istituzioni culturali del territorio. Si tratta di un’ulteriore tappa del progetto culturale avviato dalla Fondazione Perugia nel 2024, in seguito all’acquisto all’asta di oltre 1.700 pergamene appartenenti alla Collezione Albertini, conservata fino ad allora dai discendenti di Louis Albertini a Parigi e oggi restituita alla cittá. Un percorso che segue la chiusura, a inizio anno, della mostra Extra, anch’essa dedicata allo stesso nucleo documentario. “Abbiamo cercato di riutilizzare il materiale delle mostre precedenti anche per questa esposizione, operando in un’ottica di sostenibilità”, sottolinea Cristina De Angelis, alla guida della Fondazione CariPerugiaArte.
Il percorso espositivo, articolato in quattro sezioni, accompagna il visitatore attraverso i momenti di maggiore splendore e di crisi della storia cittadina. “Un’occasione unica per entrare dentro la storia della città”, evidenzia Giovanna Giubbini. Ogni sezione è affidata a un curatore e segue una specifica chiave di lettura: dalle scritture al sistema giudiziario, dall’amministrazione all’araldica. Il Duecento emerge come un periodo di forte espansione urbana e di intensa attività politica ed economica, segnato dallo sviluppo delle arti e dei mestieri e dalla costruzione di un sistema fiscale avanzato. Il Trecento e il Quattrocento sono invece caratterizzati da crisi demografiche e pestilenze, ma anche dalla fioritura dello Studium perugino e dalla realizzazione di grandi opere pubbliche, che collocano Perugia all’interno di una rete culturale di respiro internazionale. In questo arco di tempo la città si trasforma progressivamente da crocevia europeo a spazio dominato da una nobiltà emergente, con profonde ricadute sull’assetto urbano e sulle relazioni sociali.
Accanto alle sezioni dedicate ai documenti, ve n’è una che propone il contesto visivo e simbolico entro cui le pergamene furono prodotte e utilizzate. Curata da Francesco Federico Mancini, presenta importanti opere provenienti dalla Galleria Nazionale dell’Umbria, selezionate per la coerenza cronologica e per la capacità di raccontare la cultura artistica cittadina tra XIV e XV secolo. Tra queste figurano la Madonna dell’Umiltà con angeli di Guglielmo Veneziano, la Santa Dorotea di Andrea di Bartolo di Fredi, la Madonna della Misericordia e due oranti di Giovanni Boccati, la Madonna col Bambino e san Giovannino di Giovanni di ser Giovanni detto lo Scheggia. A queste si affiancano manufatti ceramici di Deruta provenienti dalle collezioni della Fondazione Perugia.
Al centro della sala Lippi è collocato anche il modellino ottocentesco della Fontana Maggiore, realizzato da Giuseppe Minottini, simbolo dell’identità civica e dell’organizzazione politica e urbana di Perugia. Il modello, commissionato dal Comune per riprodurre uno dei monumenti più rappresentativi della città comunale, è oggi conservato alla Galleria Nazionale dell’Umbria.
Per la prima volta vengono inoltre esposte le 86 monete d’oro e d’argento rinvenute nel 1895 in un ripostiglio a San Francesco al Prato e oggi conservate nel medagliere del Museo Archeologico Nazionale dell’Umbria. La ricchezza di questo tesoro – composto da 71 monete d’oro di zecche italiane e dei Regni di Boemia e Ungheria, e da almeno 15 monete d’argento – rappresenta una testimonianza concreta dell’importanza economica della città nei primi decenni del Quattrocento.
L’esposizione è arricchita da contributi multimediali che ampliano l’esperienza di visita ed è accompagnata da un catalogo scientifico edito da Fabrizio Fabbri Editore, con saggi dei componenti del comitato scientifico e degli ideatori del progetto: Giovanna Giubbini, Alberto Grohmann, Francesco Federico Mancini, Maria Grazia Nico Ottaviani, Ferdinando Treggiari, Massimiliano Bassetti, Filippo Orsini, Matteo Ferrari e Samuele Ranucci. “L’attività di ricerca sull’importante acquisizione effettuata – conclude il direttore della Fondazione Perugia, Fabrizio Stazi – continuerà, per recuperare appieno la storia che queste pergamene contengono”.
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