IL PERSONAGGIO
C’è un tempo per la fascia tricolore, uno per la toga e uno, forse più inaspettato, per il trattore. Negli studi di Radio Corriere dell’Umbria, durante il programma Umbria in diretta, condotto da Paola Costantini, l’atmosfera si fa intima e riflessiva quando Antonino Ruggiano inizia a disegnare il suo domani. Il sindaco di Todi, giunto al tramonto di un’era amministrativa lunghissima, non usa giri di parole: il futuro è alle porte e ha il profumo della terra, della libertà e di un pizzico di sana solitudine. Il conto alla rovescia, del resto, è già iniziato. Tra un anno esatto Ruggiano svestirà i panni da primo cittadino, un addio che porta con sé un mix di orgoglio e inevitabile malinconia. Ammette con estrema franchezza di "rosicare" un po' all'idea di lasciare il timone proprio ora che la macchina comunale è ben oliata e i progetti sono pronti a sbocciare, ma la decisione è presa. Dopo venticinque anni di vita pubblica, iniziati nel 2002 e proseguiti per tre mandati da sindaco, la sua scelta di campo è netta e senza paracadute: tornerà a fare esclusivamente l'avvocato. Niente "politica delle mediazioni", un mondo che definisce complicato e dal quale intende prendere le distanze, preferendo il ricordo della bellezza del rapporto diretto e quotidiano con i suoi concittadini.
Ma la vera sorpresa, quella che svela il lato più inedito e personale del personaggio, riguarda il suo approdo in una sorta di buen retiro rurale. Chi lo segue sui social aveva già intuito qualcosa, tra una citazione di Ungaretti e uno scatto rubato nel verde, ma ora il progetto è chiaro: un futuro bucolico in una campagna che lui definisce "tecnologica". Ruggiano si immagina come un eremita moderno, un uomo che ha riscoperto il valore degli spazi aperti durante il lockdown e che oggi trova la sua dimensione ideale sopra un piccolo trattore. Non è solo lavoro agricolo, è una forma di meditazione dinamica: tra i solchi della terra trova lo spazio per ragionare, riflettere e staccare la spina dal caos della gestione pubblica.
L'intervista si chiude con un manifesto di serenità che sa di eredità morale per la sua città. Nonostante le criticità del presente, dal caro bollette alla sanità, Ruggiano invita tutti a riscoprire la filosofia dell'ottimismo. Il suo obiettivo è consegnare ai posteri una Todi che sia una "piccola chicca", un gioiello ben amministrato, ma soprattutto vuole lasciare un invito a sorridere. Con la consapevolezza di chi ha servito le istituzioni a lungo, ricorda che viviamo in un’epoca che offre libertà e possibilità che un tempo nemmeno i sovrani potevano sognare. Dalla scrivania del Comune ai campi umbri, la parabola di Antonino Ruggiano si sposta ora verso un nuovo capitolo: meno delibere e più orizzonti, con la stessa determinazione con cui ha guidato la sua città.
*Iscrivendoti alla newsletter dichiari di aver letto e accettato le nostre Privacy Policy