tragedia
Un nuovo, drammatico colpo di scena scuote il caso dell’omicidio di Federica Torzullo. Nella giornata del 24 gennaio sono stati trovati morti impiccati Pasquale Carlomagno e Maria Messenio, i genitori dell’uomo (Claudio) attualmente detenuto presso il carcere di Civitavecchia e reo confesso dell’omicidio della moglie. La tragica scoperta è avvenuta nella loro abitazione ad Anguillara, dove si erano ritirati in silenzio da giorni. In casa, i due avrebbero lasciato un messaggio rivolto all’altro figlio, Davide.
La tragica scoperta
È stata la zia di Claudio Carlomagno a dare l’allarme, dopo aver tentato invano di mettersi in contatto con i genitori dell’uomo. Preoccupata, la donna si è rivolta ai carabinieri, che si sono recati presso l’abitazione della coppia, ad Anguillara (Roma). Al loro arrivo, la scoperta: i due erano morti, impiccati, l’uno accanto all’altra. La procura di Civitavecchia ha disposto l’autopsia, l’ipotesi principale resta quella del suicidio, ma sarà l’esame autoptico a fornire riscontri utili per chiarire modalità e tempistiche. “Ore di dolore per tutta la comunità”, così l’avvocato Andrea Miroli, legale di Claudio Carlomagno, ha commentato la notizia: “Sono sconvolto. Erano veramente brave persone”. A intervenire pubblicamente anche il sindaco di Anguillara Sabazia, Angelo Pizzigallo, che ha affidato a un post il proprio messaggio di cordoglio: “Non ci sono parole ma solo silenzio. Sono ore di ulteriore dolore profondo per Anguillara Sabazia e per me personalmente. La notizia della morte di Maria Messenio e Pasquale Carlomagno mi colpisce come Sindaco e ci colpisce come Amministrazione e Comunità, ma prima ancora come persone che hanno condiviso un percorso umano e istituzionale con Maria, che ha servito questa Città come assessore con impegno e dedizione”. La donna, assessore alla Sicurezza del Comune, si era dimessa subito dopo l’arresto del figlio.
Le incongruenze e l’ipotesi di un complice
L’elemento più inquietante è che questo gesto estremo avviene mentre emergono nuove incongruenze nel racconto fornito da Claudio e negli elementi investigativi. Le telecamere poste nei pressi della villa della famiglia Carlomagno hanno inquadrato un furgone riconducibile al padre dell’uomo, nei momenti cruciali attorno all’omicidio e alla presunta sepoltura del corpo. Nonostante la confessione, l’arma del delitto non è ancora stata ritrovata, alimentando dubbi su una ricostruzione completa dell’accaduto e sulla possibile presenza di un complice. Le tempistiche dell’omicidio, i tempi di digestione della vittima che non coincidono con la versione fornita da Claudio, e la fossa con ghiaia, predisposta in azienda per la sepoltura di Federica, sono tutti elementi che continuano a sollevare domande. In particolare, il tempo dichiarato per l’omicidio e l’occultamento del cadavere (circa 45 minuti) appare incongruente rispetto a tutte le azioni che sarebbero state compiute in quell’arco temporale.
La premeditazione
Secondo gli inquirenti, il movente dichiarato da Claudio (una lite per l’affidamento del figlio) è incoerente con gli accordi in vigore, che parlavano di affido condiviso. Al contrario, sta emergendo con forza l’ipotesi di un delitto maturato all’interno di una relazione logorata. La separazione formale tra i due sarebbe dovuta cominciare il 12 gennaio. Tre giorni prima, il 9 gennaio, Federica aveva un appuntamento con il suo avvocato per definire gli ultimi dettagli. La sera dell’8 gennaio, intorno alle 22.30, risulta essere stata ancora in contatto con il suo compagno, con cui si è scambiata messaggi. Ma poco dopo, qualcosa accade. Claudio avrebbe accoltellato la moglie, portato via il corpo, pensato di bruciarlo (ma brucia solo il cellulare), quindi lo seppellisce in un’area aziendale, sostenendo di aver scavato la fossa quella mattina. Secondo la criminologa Roberta Bruzzone, il delitto presenta tratti di una esecuzione pianificata, con una forte componente simbolica e distruttiva, come dimostrerebbe il fatto che il corpo di Federica sia stato colpito e deturpato anche al volto. Un gesto tipico di delitti con rabbia repressa, carsica, che esplode improvvisamente ma a lungo covata. Le indagini proseguono. Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire con precisione non solo il giorno dell’omicidio, ma anche chi ne è stato complice.
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