Attualità
Perugia accoglie e rilancia l’eredità di Aldo Capitini, riaffermando con forza un principio essenziale: la democrazia non è mai scontata, ma va scelta, praticata e custodita ogni giorno. È questo il senso profondo dell’incontro che si è svolto ieri a Palazzo dei Priori, che ha aperto le porte ad un confronto ampio e partecipato sulle Case della partecipazione, luoghi pensati per coinvolgere attivamente la comunità nella vita pubblica e per ricostruire legami tra cittadini e istituzioni. Nella Sala dei Notari, in cui l’evento ha preso avvio, la sindaca Vittoria Ferdinandi ha espresso il proprio orgoglio per “questa rappresentazione di spirito civico, di volontà di mettersi al servizio della città, di tornare ad essere protagonisti”. Un passaggio che ha subito chiarito il valore dell’iniziativa, espressione di quella partecipazione, che, per i padri costituenti, “non era un ornamento, ma l’ossatura, il principio fondamentale su cui doveva reggersi la Repubblica”.

La partecipazione, infatti, rafforza le istituzioni, migliora la qualità delle politiche pubbliche e accresce la coesione sociale, soprattutto in una fase storica segnata da “disaffezione e lontananza profonda tra i cittadini e le istituzioni” – ha sottolineato la sindaca –, un problema che ha messo in crisi le nostre democrazie.
Le Case della partecipazione si propongono allora come spazi capaci di rispondere a questa frattura, luoghi in cui “costruire legami di comunità, in un incontro intergenerazionale”.
La loro funzione è anche quella di contrastare “la nostra solitudine, sempre più profonda, uno dei tanti nemici da combattere”.

Facendo proprie le parole di Pericle, secondo cui “quelli che pensano insieme difendono la città prima che il nemico si affacci”, Ferdinandi ha evidenziato come “pensare insieme, collettivamente, sia la più grande difesa preventiva nei confronti del nemico”. Nemici che oggi assumono forme concrete e quotidiane: la povertà lavorativa, le emergenze abitative, le solitudini, le fragilità sociali, gli anziani lasciati soli da un sistema di welfare che non riesce più ad accompagnarli verso una vita dignitosa, fino all’emergenza ambientale.
L’incontro ha offerto a tutti i cittadini la possibilità di contribuire con spunti, idee e riflessioni sulle Case della partecipazione, ispirandosi alla metodologia del Bar Camp: una non-conferenza, un non-convegno, in cui chiunque può proporsi come relatore o relatrice.
Il progetto affonda le sue radici nel maggio 2025, quando il Comune di Perugia ha avviato un percorso di partecipazione ispirato alle esperienze più avanzate di democrazia partecipativa. Un cammino che ha fatto emergere una forte volontà, da parte degli abitanti, di dare forma alle Case della partecipazione a partire dai bisogni e dalle idee dei territori. A questa prima fase è seguita la costituzione di cinque laboratori di comunità – il “Centro per Perugia” – con il compito di progettare insieme a facilitatori e facilitatrici attività, organizzazione e luoghi delle Case. Il percorso è stato accompagnato anche da momenti di orientamento e formazione con docenti universitari, pur nella consapevolezza che, come efficacemente sottolineato da una delle promotrici del progetto, “il sapere non è solo quello accademico, ma è anche quello delle persone della porta accanto, di chi non ha un titolo di studio, è quel sapere dal basso preziosissimo di chi ha voglia di dire la propria opinione e il proprio pensiero”. L’obiettivo dell’incontro di ieri è stato proprio quello di offrire ai membri dei laboratori di comunità una pluralità di punti di vista utili al loro lavoro, affinchè l’amministrazione possa compiere scelte che riflettano la molteplicità delle visioni e che rispondano in modo più aderente ai bisogni reali delle comunità.

Palazzo dei Priori si è così riempito di partecipazione, entusiasmo e voglia di fare: nelle sue suggestive sale, che trasudano di storia e di cultura, si sono susseguiti incontri e confronti, a cui ogni cittadino ha preso parte, non come uditore passivo, ma come protagonista attivo, in un ascolto reciproco capace di generare visioni condivise.
Del resto, come è stato ricordato citando George Bernard Shaw, “se tu hai una mela e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu e io abbiamo sempre una mela, ma se tu hai un’idea e io ho un’idea e ce le scambiamo, allora avremo entrambi due idee”.
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