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Perugia, un coro di voci ripercorre la storia del Conservatorio Francesco Morlacchi

L’intervista alla professoressa Maria Grazia Sità tra i curatori del libro che racconta l’istituzione perugina dal 1871. Mercoledì inaugurazione dell’anno accademico

Sabrina Busiri Vici

24 Gennaio 2026, 16:19

Perugia, un coro di voci ripercorre la storia del Conservatorio Francesco Morlacchi

Musica e parole per l’inaugurazione dell’anno accademico del Conservatorio Francesco Morlacchi di Perugia. Mercoledì la cerimonia sarà preceduta dalla presentazione del libro Storia del Conservatorio Francesco Morlacchi di Perugia (1871–2024) , edito da Libreria Musicale Italiana, a cura della professoressa Maria Grazia Sità con la partecipazione del musicologo Guido Salvetti. A seguire il concerto che vede protagonisti l’Orchestra del Conservatorio. Morlacchi, diretta da Gian Luigi Zampieri, al flauto Asia Martoccia e Crmine del Canto al clarinetto. Saranno eseguite musiche di Schubert, Mozart e Weber.

Il libro si presenta come un’opera corale scritta da docenti, studenti ed ex studenti. La professoressa Sità ha coordinato tutte queste voci, ne parliamo con lei. “Continuando la metafora musicale - sottolinea Sità -, potrei dire che ogni voce ha mantenuto la sua individualità, contribuendo al risultato d’assieme. L’intenzione dei curatori, oltre a me i colleghi Francesco Scarpellini Pancrazi e Nicola Lucarelli, condivisa dal direttore Luigi Ciuffa, è sempre stata quella di proporre una pubblicazione non solamente celebrativa, in cui convivessero anche punti di vista diversi”.

- Professoressa Sità, l’introduzione menziona tentativi precedenti di pubblicare Annuari (nel 2010 e 2012) mai giunti alle stampe. In che modo questo nuovo volume colma quel vuoto e quali documenti inediti sono emersi durante le ricerche d'archivio?

Ci fa piacere pensare di aver raccolto un’idea già lanciata da altri colleghi come Bianca Maria Antolini. Le ricerche d’archivio inoltre erano già state iniziate dal collega Luca Moretti e noi le abbiamo continuate anche nell’Istituto, grazie alla collaborazione degli studenti del corso di Musicologia (Discam), che non hanno avuto paura di spostare scatoloni e di impolverarsi insieme a me nelle cantine, mettendo le mani sui documenti originali.

- Il libro celebra il cinquantenario della statizzazione (1974-2024). Secondo le vostre ricerche, qual è stato il cambiamento più profondo nel dna dell'istituto nel passaggio da scuola cittadina a ente statale?

Questa è una grande domanda, perché l’Istituto in realtà aveva già i documenti a posto fin dal 1967. Dopo il fine lavoro di tessitura del Direttore Valentino Bucchi, mancava l’attuazione del decreto, cui contribuì la manifestazione-battaglia per le strade di Perugia narrata dal collega Luca Saracca. I grandi cambiamenti nel dna si verificarono in seguito, con l’ampliamento dell’organico da una trentina di docenti a più di cento e l’apertura ai nuovi repertori, come jazz e nuove tecnologie.

- Il volume copre un arco temporale che parte dal 1871. Come si è evoluto il rapporto tra il Conservatorio e il tessuto culturale di Perugia in questi 150 anni?

Nelle ricerche è stato interessante vedere con quanta attenzione la vita dell’Istituto era seguita dai periodici cittadini: i concerti di direttori e docenti, ma anche i saggi degli studenti erano recensiti regolarmente ancora nella seconda metà del Novecento. Ci sono poi aspetti di quasi identità del Morlacchi con le istituzioni musicali cittadine: ad esempio fino agli anni Trenta il docente di strumenti a fiato era anche il direttore della banda municipale. Oggi le proposte culturali in città naturalmente sono molteplici e il Conservatorio deve confermare la sua posizione.

- È molto interessante la scelta di dedicare uno spazio al personale non docente (custodi, segreteria). Perché avete ritenuto fondamentale includere queste figure nella storia ufficiale dell’istituto?

Come sappiamo gli attori della storia sono molti e per far funzionare una scuola c’è bisogno di energie diverse. Il nome del custode Adalgiso Penna che passava nelle aule a fornire il carbone per le stufe, aiutato dalla moglie, ci è sembrato sicuramente degno di ricordo. Inoltre per gli studenti di ogni epoca il rapporto con il personale non docente e di segreteria è sempre molto stretto e vivace.

- Nel libro si parla del celebre organo Pinchi. Che ruolo ha avuto questo strumento nell’identità artistica del Conservatorio di Piazza Mariotti a partire dagli anni Novanta?

L’organo Pinchi dell’auditorium, progettato da docenti interni e voluto dal Direttore Giuliano Silveri, fin dal 1993 è diventato l’immagine iconica del Conservatorio nella sede di Piazza Mariotti. Il racconto del collega Eugenio Becchetti rende vive le vicende della sua realizzazione con risvolti tragicomici.

- La terza parte del libro è dedicata ai ricordi personali. C’è un aneddoto o una testimonianza che l’ha colpita particolarmente per la sua capacità di restituire il clima vivace di quegli anni?

La parte memorialistica sarà la più divertente per il lettore e le immagini che emergono sono molte: da un’idea di didattica pianistica che comprendeva anche gite in barca sul Trasimeno, ai festeggiamenti per la squadra del Perugia in serie A… I racconti portano anche sfumature personali: come il direttore Bucchi, che altrove appare energico ed entusiasta, visto come uomo riflessivo e chiuso nei suoi pensieri.

- Il suo saggio conclusivo delinea le trasformazioni dal 2008 al 2025. Quali sono le principali sfide che il Conservatorio Morlacchi si trova ad affrontare oggi rispetto al passato raccontato nel libro?

Le istituzioni di cultura musicale, in tutta Italia, ma non solo, già da tempo stanno vivendo trasformazioni epocali. Il nostro racconto ha voluto ambiziosamente arrivare fino a oggi, ai direttori Stefano Bracci, Piero Caraba e Luigi Ciuffa, che passa il testimone a Marco Lena. La proposta culturale si è aperta all’internazionalizzazione e alla ricerca artistica e tecnologica. La sfida sarà conservare la nostra particolare idea culturale e ri-orientare la proposta formativa con metodologie e obiettivi sempre più moderni.

- Presentare questo volume proprio durante l'inaugurazione dell'anno accademico ha un forte valore simbolico. Qual è il messaggio principale che volete trasmettere alle nuove generazioni di studenti che oggi iniziano il loro percorso attraverso la lettura di questa storia?

Qui mi viene da sorridere, perché la presentazione è stata rimandata più volte e alla fine quasi per caso è stata inserita come preludio al concerto inaugurale. Forse però è davvero questa la sua posizione naturale: credo che sia importante che gli studenti sappiano di avere una storia alle spalle, che non deve appesantire il loro percorso, ma agire da trampolino verso altri obiettivi.

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