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FOLIGNO

San Feliciano, la storia della statua argentea. Il capolavoro è uno dei simboli più potenti e riconoscibili della città

Oggi pomeriggio la solenne processione

24 Gennaio 2026, 10:46

San Feliciano, la storia della statua argentea. Il capolavoro è uno dei simboli più potenti e riconoscibili della città

È argento che racconta una storia, devozione che prende forma. La statua argentea di San Feliciano, patrono della città, è da secoli uno dei simboli più potenti e riconoscibili di Foligno: un capolavoro che unisce arte, fede e orgoglio civico.

L’opera si compone della sedia e del simulacro del santo. Rame dorato e argentato per la struttura, argento massiccio per il volto, le mani, il piede e altri dettagli che, ancora oggi, catturano lo sguardo. Le cronache dell’epoca raccontano che tutto ebbe inizio con la realizzazione della sedia, pensata per accogliere il simulacro ligneo già esistente: l’ossatura in legno fu opera di Antonio Calcioni, mentre il rivestimento venne affidato all’argentiere folignate Giacinto Montecatini, che vi lavorò tra il 1698 e il 1699.

In seguito, il progetto passò nelle mani dell’orefice fiammingo Giovanni Antonio Gaap, attivo a Roma, che portò a compimento l’opera – sembra su disegno di Andrea Pozzo – con l’aiuto del fratello Lorenzo. Un’impresa imponente anche dal punto di vista economico: 2.750 scudi per la sedia, a cui si aggiunsero altri 930 scudi per il baldacchino, anch’esso realizzato dal Gaap.

Ma la statua di San Feliciano è anche il frutto di una comunità che si stringe attorno al proprio santo. Trentacinque mercanti folignati diedero vita a un monte a carature, destinando gli interessi dei prestiti alla costruzione del simulacro argenteo. L’esecuzione fu affidata a Giovan Battista Maini, mentre la fusione avvenne nel 1732 per mano degli argentieri romani Francesco Giardoni e Filippo Tofani.

Tra i dettagli più suggestivi spicca il postergale della sedia, impreziosito da raffinati rilievi che narrano il martirio del santo. Le dimensioni parlano da sole: 3 metri e 15 centimetri dalla base alla punta del monogramma, 1 metro e 85 dalla pianta del piede alla mitra. Il peso complessivo raggiunge i 375 chilogrammi.

E poi c’è il gesto, semplice e carico di significato, che si ripete ogni anno: quando la statua viene esposta in cattedrale, i fedeli si avvicinano uno a uno per baciare il piede del patrono, consumato dal tempo e dalla devozione.

Oggi pomeriggio, nella solenne processione, saranno sedici uomini robusti a portare la statua a spalla. E ancora una volta, lungo le vie del centro storico, la folla tornerà a stringersi attorno a San Feliciano, in un rito che mescola memoria, fede e identità collettiva.

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