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Foligno

L'omaggio a santa Messalina: si è rinnovata la tradizione che mancava da oltre 50 anni

Alla viglia del patrono sono stati benedetti e distribuiti i pani dolci

24 Gennaio 2026, 17:27

L'omaggio a santa Messalina: si è rinnovata la tradizione che mancava da oltre 50 anni

Ieri mattina la cattedrale si è presentata come un luogo fuori dal tempo, capace di trattenere lo sguardo e rallentare i passi. Foligno è entrata così in uno spazio sospeso tra l'umano e il divino, dove la bellezza diventa racconto: l'altare maggiore sovrastato dal sontuoso baldacchino in stile berniniano e, poco distante, la statua argentea di San Feliciano, esposta alla venerazione dei fedeli. Due presenze che dominano l'ambiente e preparano lo spirito. Davanti a quella composizione, è impossibile restare indifferenti.

Alla vigilia della festa del patrono, la città ha celebrato santa Messalina, martire e figura fondativa della memoria cristiana folignate. Le sue reliquie furono ritrovate nel 1599, al termine di lunghe ricerche, all'interno della stessa cattedrale, custodite in un sarcofago con un'iscrizione tanto semplice quanto definitiva: “Hic subtus iacet corpus sanctae Messalinae”.

Dopo la messa solenne, a prendere la parola è stato il neo parroco, don Cristiano Antonietti, tra i più giovani in Italia a fregiarsi del titolo di monsignore, onorificenza pontificia conferitagli da Papa Francesco. Accanto a lui, a rompere la solennità con una presenza viva e luminosa, i bambini della scuola primaria San Giuseppe, accompagnati dalla dirigente scolastica Anna Rita Benincampi e dagli insegnanti. Non comparse, ma protagonisti silenziosi e attenti, chiamati a entrare nel cuore stesso del rito.

È stato proprio don Cristiano a invitarne alcuni a scendere con lui lungo la scala marmorea a doppia rampa che conduce alla cripta, illuminata dalle nove torce a forma di cornucopia in ottone lavorato a sbalzo. Un gesto carico di significato: la memoria che passa di mano in mano, di generazione in generazione. Davanti agli occhi curiosi dei più piccoli, il sacerdote ha aperto la cancellata in ferro battuto a quadrilobi, raccordati da chiodi a forma di fiori, e ha prelevato l'urna lignea intagliata e dorata contenente i resti di santa Messalina, insieme al reliquiario con la sua ciocca di capelli.

La processione è poi risalita lungo la navata centrale, accompagnata dai fedeli, fino all'altare dedicato alla martire, dominato dalla grande tela di Enrico Bartolomei (1815-1901), considerata uno dei capolavori più intensi della pittura sacra folignate.

Qui, con i bambini raccolti intorno a sé, don Cristiano ha raccontato la storia di Messalina, discepola prediletta di san Feliciano.

Nel 252, ha ricordato il parroco, l'imperatore Decio, reduce dalle vittorie sui Persiani, si fermò a Foligno imponendo il divieto di culto cristiano. San Feliciano, ormai novantaquattrenne, fu incarcerato e condannato a morte. “Molti fedeli si allontanarono da lui. Lei no”, ha sottolineato Antonietti.

Giorno dopo giorno, Messalina sfidò i divieti e la paura, portando di nascosto cibo e conforto al vescovo prigioniero. Scoperta dai soldati e costretta a mostrare ciò che nascondeva sotto il mantello, vide – secondo la tradizione – i pani trasformarsi miracolosamente in fiori. Un prodigio che non la salvò: accusata di scherno, fu colpita a morte dalle battiture del littore. Era il 18 gennaio del 253. Così, barbaramente uccisa, Messalina divenne la prima martire di Foligno.

Al termine della cerimonia sono stati benedetti e distribuiti i pani dolci, preparati secondo una ricetta del Settecento ritrovata negli archivi della Cattedrale. Un gesto semplice e potente, una tradizione popolare interrotta da oltre mezzo secolo e rinata da ieri per volontà di don Cristiano Antonietti. Un segno concreto di memoria e continuità, affidato anche – e soprattutto – agli sguardi dei bambini, custodi inconsapevoli di una storia che continua.

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