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Eolico, l’appello al Quirinale. Proietti: “Non arretreremo di un millimetro”

Contro il progetto Phobos lettera al Presidente Mattarella

23 Gennaio 2026, 14:48

Eolico, l’appello al Quirinale. Proietti: “Non arretreremo di un millimetro”

Un appello al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per difendere il paesaggio e il principio costituzionale di tutela dei territori. È quello promosso dal Comitato Alfina Viva, sostenuto dalla giunta regionale dell’Umbria oltre che, in maniera trasversale, da decine di amministrazioni locali, oltre duecento tra associazioni, comitati e realtà civiche provenienti da tutto il territorio nazionale e, ancora, cento personalità di primo piano del mondo della cultura, dell’arte, della scienza e del diritto insieme ad archeologi, urbanisti, economisti, antropologi, studiosi di sviluppo sostenibile, esperti di transizione energetica di fama nazionale e internazionale. Da Giuseppe Tornatore ad Alice Rohrwacher, da Massimo Cacciari a Tomaso Montanari, passando per Paolo Maddalena, Salvatore Settis e Stefano Mancuso.

Un fronte – istituzionale, culturale e civico – vasto e trasversale, unito contro il progetto eolico industriale Phobos, previsto tra Orvieto e Castel Giorgio, al confine tra Lazio e Toscana, per denunciarne “l’impatto devastante sul paesaggio storico dell’Italia centrale e i gravi rischi di smantellamento delle tutele costituzionali”. Nonostante la contrarietà di Ministero della Cultura, Soprintendenza, Regione e Comuni interessati, infatti, il progetto promosso dalla multinazionale tedesca Rwe che prevede la collocazione di 7 turbine eoliche alte oltre 200 metri, a ridosso di borghi storici, siti archeologici, aree agricole di pregio e abitazioni, rischia di essere attuato.

Di qui il richiamo esplicito all’articolo 9 della Costituzione che affida alla Repubblica la tutela del paesaggio come valore primario e interesse collettivo. Phobos viene indicato come “caso emblematico di una deriva della transizione energetica, che rischia di trasformarsi in industrializzazione speculativa dei territori, in assenza di una pianificazione pubblica delle aree realmente idonee”.

Secondo i promotori dell’appello, l’impianto produrrebbe “una trasformazione irreversibile del territorio, a fronte di una resa energetica giudicata modesta dagli stessi rilievi anemometrici” e porterebbe “un cambio di scala radicale, introducendo nel cuore dell’Italia storica infrastrutture concepite per tutt’altro tipo di contesti”. Pur riconoscendo la necessità non negoziabile della transizione energetica, tutti i firmatari ribadiscono che questa “non può avvenire in deroga alla Costituzione, né sacrificando territori di altissimo valore storico, culturale e ambientale”.

L’appello al Capo dello Stato – chiariscono dal Comitato – non chiede l’intervento su un singolo procedimento amministrativo, ma una presa di parola autorevole per riaffermare un principio generale: il paesaggio non è un ostacolo allo sviluppo, ma un bene comune primario, non rinnovabile, da tutelare nell’interesse delle generazioni presenti e future”. Piena e convinta l’adesione della giunta regionale dell'Umbria all'iniziativa. “Rispetto al progetto in questione – dichiara la presidente, Stefania Proietti - la Regione si è costituita in giudizio e non arretrerà di un millimetro. Condividiamo ogni parola della lettera inviata a Mattarella. L’origine del problema che il territorio sta affrontando risiede nel provvedimento del 27 giugno 2023 a firma di Giorgia Meloni che ha dato il via libera all’impianto nonostante il parere contrario del MiC, aggravato dall’inerzia della Giunta Tesei”.

L’amministrazione regionale ribadisce anche di non essere mai venuta meno al proprio dovere di tutela. Come chiarito dall’avvocatura regionale, la giunta con deliberazione del 30 dicembre 2025 ha provveduto formalmente alla costituzione in giudizio dinanzi al Tar Umbria contro il ricorso di Rwe Renewables Italia Srl. La Regione ha scelto di difendere nel merito il proprio diniego all'autorizzazione, sancito con determinazione dirigenziale del 4 novembre 2025, ponendo un argine concreto alla liberalizzazione selvaggia promossa dal Governo centrale. “È paradossale – conclude Proietti – che esponenti politici locali gridino oggi all’abbandono pur appartenendo a quella stessa area politica che, a livello nazionale, ha forzato la mano per autorizzare 7 turbine alte oltre 200 metri a ridosso della Rupe”.

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