Assisi
Dal 19 al 22 marzo alla Domus Pacis di Santa Maria degli Angeli si terrà il convegno nazionale “Per Francesco, sorella è la morte. Una provocazione alla vita” - promosso dalla Provincia Serafica dei Frati minori di Umbria e Sardegna nell’ambito dell’VIII Centenario della morte di San Francesco d’Assisi e patrocinato dal Comitato nazionale per le celebrazioni dell’VIII Centenario insieme all’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei. Durante i lavori sarà presentato il progetto di un hospice pediatrico in Umbria, “segno di una cura - dicono gli organizzatori - che non si limita al pensiero ma si traduce in strutture e scelte operative”. In questa prospettiva, il convegno intende porre le basi per una “Carta di Assisi su sorella morte”, come sintesi etica e culturale aperta al confronto internazionale.
Per quattro giorni personalità del mondo scientifico, medico, psicologico, teologico e culturale si confronteranno in un dialogo interdisciplinare. I lavori si articoleranno in quattro panel tematici che attraversano le grandi questioni del limite, della sofferenza, della cura e della morte: dalla fenomenologia della fragilità umana al dolore fisico e relazionale, dalla relazione di cura come atto scientifico e umano fino al tema della “morte negata” nella società contemporanea. Tra i relatori figurano, tra gli altri, il presidente del Consiglio superiore di sanità Alberto Siracusano, lo psichiatra Tonino Cantelmi, l’anestesista Flaminia Coluzzi, il direttore del Dipartimento di Oncologia del Gemelli Isola Vincenzo Valentini, palliativisti, psicologi, teologi francescani e voci del mondo della cultura e del giornalismo.
La riflessione teologica sarà affidata anche a fra Roberto Pasolini, predicatore della Casa Pontificia, fra Massimo Travascio, custode della Porziuncola. “Si tratta - spiegano gli organizzatori - di un’iniziativa di alto profilo scientifico e culturale che affronta i temi della morte, del limite, delle fragilità e della cura attraverso le prospettive della scienza, dell’accompagnamento e della spiritualità. Il convegno nasce da una provocazione radicale e tutt’altro che consolatoria: la scelta di San Francesco di chiamare la morte ‘sorella’. Un’espressione che attraversa i secoli e che oggi interroga una società che tende a rimuovere la morte, a medicalizzarla fino all’invisibilità o a ridurla a problema tecnico o giuridico. L’intento non è affrontare il ‘fine vita’ in senso stretto, né entrare nel dibattito ideologico, ma aprire uno spazio di riflessione più ampio sulla morte come esperienza costitutiva dell’umano, osservata da tre prospettive complementari: scienza, cura, spiritualità”.
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