UMBRIA
Il mondo dell’istruzione in piazza contro il commissariamento della scuola umbra e il piano di dimensionamento che riduce le autonomie scolastiche.
Le organizzazioni sindacali regionali di categoria Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals Confsal, Gilda e Anief hanno indetto per oggi alle 15.30 un presidio di fronte alla prefettura di Perugia, per manifestare tutta la loro contrarietà al provvedimento. I sindacati hanno anche chiesto un incontro con il prefetto di Perugia, Francesco Zito.
Intanto ieri nella diretta Instagram del confronto tra gli assessori alla scuola delle quattro regioni commissariate - Emilia Romagna, Sardegna, Toscana e Umbria - è emerso come “il commissariamento, attraverso accorpamenti forzati e dirigenti responsabili di troppi istituti, finisca per indebolire la gestione educativa e organizzativa delle scuole”, è la tesi dei quattro enti. “La destra - ha spiegato l’assessore umbro Fabio Barcaioli - continua a sostenere che la responsabilità del dimensionamento scolastico sia riconducibile al governo Draghi. È utile allora partire proprio dal Pnrr e dagli impegni assunti in quella fase con l’Unione europea. In quel contesto venivano indicati obiettivi che riguardavano due ambiti distinti. Da una parte il tema della riduzione del numero di studentesse e studenti per classe, dall’altra la riorganizzazione della rete scolastica. Il passaggio decisivo sul dimensionamento arriva però successivamente, quando è in carica il governo Meloni. Con la legge di bilancio 2023 vengono infatti fissati i criteri per la riduzione delle autonomie scolastiche e per la definizione del contingente dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi, in attuazione della riforma prevista dal Pnrr. È in quel momento che, per la prima volta, viene formalmente indicato quante autonomie devono essere ridotte, sulla base di parametri numerici che non tengono conto dell’andamento reale e aggiornato delle iscrizioni. All’interno della normativa è previsto che la distribuzione delle autonomie avvenga tenendo conto di criteri oggettivi, a partire dal numero di alunne e alunni, ma questo principio non si è tradotto in una verifica puntuale dei dati effettivi prima dell’applicazione dei tagli”. Proprio per questo le Regioni hanno chiesto una “rivalutazione del quadro complessivo”, evidenziando come l’applicazione rigida dei parametri rischi di produrre effetti distorsivi sui territori. A fronte di queste richieste, il ministero ha successivamente incrementato il numero complessivo delle autonomie scolastiche a livello nazionale, recuperando circa ottanta posizioni tra dirigenti scolastici e Dsga rispetto alle previsioni iniziali. Un intervento che, tuttavia, non ha prodotto alcun beneficio per l’Umbria, che non ha ottenuto alcuna autonomia aggiuntiva. Le ragioni di questa esclusione non sono mai state chiarite in modo trasparente” ha spiegato Barcaioli. Le 4 Regioni sono state convocate in settima commissione, la commissione cultura, scienza e istruzione della Camera dei deputati, per mercoledì 28 gennaio. “Ci presenteremo con un documento unitario - conclude Barcaioli - che ribadirà la contrarietà a un provvedimento che si inserisce in una stagione di tagli alla scuola pubblica. Allo stesso tempo chiederemo quando il governo intenda finalmente intervenire sull’unico fronte che davvero interessa famiglie, studenti e personale scolastico, quello della riduzione del numero di alunni per classe, e quando tornerà a investire in modo strutturale nel sistema dell’istruzione”.
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