Spoleto
L’Abbazia di San Ponziano a Spoleto, scritto dai rinomati studiosi Simone Cerquiglini, Silvio Sorcini e Pier Paolo Trevisi, è la prima monografia che approfondisce il legame tra abbazia, devozione civica e memoria storica, offrendo uno sguardo autorevole sul santo protettore della città. Il volume, presentato lo scorso 10 gennaio in vista della festa del patrono (14 gennaio), si distingue per l’approccio interdisciplinare, che integra storia, arte, archeologia e antropologia religiosa, restituendo la figura di San Ponziano non solo come santo patrono, ma come fulcro attorno al quale si articola la vita civica e spirituale di Spoleto.
Ne emerge con chiarezza la centralità del santo nella costruzione dell’identità cittadina nel corso dei secoli. Gli autori adottano una narrazione stratificata del complesso abbaziale, fondata sull’integrazione di fonti documentarie e agiografiche, dati materiali e pratiche devozionali. Tale approccio consente di leggere il culto dei santi non solo come espressione religiosa, ma come processo sociale e culturale centrale nella costruzione della memoria collettiva e del paesaggio urbano. Agostino di Ippona sottolinea la funzione dei santi quali intercessori e protettori delle comunità cristiane, mentre Bonizone da Sutri evidenzia il ruolo della loro venerazione nella definizione dell’identità religiosa e civica delle città e nel rafforzamento del legame tra vescovo e comunità. Giovanni Tabacco ha mostrato come, nell’Alto Medioevo, la topografia urbana fosse profondamente modellata dal culto cristiano, fondato sulla venerazione dei santi locali e dei luoghi sacri.
Secondo Jacques Le Goff, la città medievale si configurava come una “costellazione di chiese”, in cui il santo patrono, affermatosi dalla fine del IV secolo, rappresentava l’elemento centrale dell’identità urbana e del rapporto tra sacro e civico. Nel contributo Storia e leggenda, Silvio Sorcini analizza il martirio di Ponziano e la diffusione del suo culto, mostrando come leggenda, memoria civica e vita quotidiana si intreccino in un racconto complesso che attraversa i secoli. L’abbazia è interpretata come un centro di mediazione tra sacro e civico, nel quale processioni, cerimonie e la custodia delle reliquie rendono visibile la devozione dei cittadini, trasformando lo spazio in un luogo di interazione continua tra memoria religiosa e pratica comunitaria.
Simone Cerquiglini, nel suo contributo, affronta il tema del reimpiego dei materiali archeologici nella cripta, distinguendo tra riuso funzionale ed espositivo. Tale analisi consente di interpretare il complesso abbaziale come un vero e proprio itinerario museale ante litteram, nel quale colonne, capitelli ed epigrafi non svolgono soltanto una funzione strutturale, ma diventano simboli di continuità storica. I reperti funerari romani presenti nella cripta testimoniano la persistenza dell’area cimiteriale e la stratificazione urbana, offrendo un legame materiale tra epoche diverse e rivelando l’attenzione della comunità verso la memoria storica attraverso un riuso consapevole dei materiali. Pier Paolo Trevisi introduce, attraverso lo studio dei graffiti della cripta, una prospettiva antropologica e sociale, documentando flussi di devozione, pratiche identitarie e mobilità religiosa dal XV al XX secolo.
Le iscrizioni lasciate da pellegrini, frati e laici costituiscono tracce materiali di un dialogo intergenerazionale con il santo patrono e confermano l’uso rituale dello spazio anche in epoca contemporanea. Particolarmente significativi risultano i graffiti legati a eventi traumatici, come il terremoto del 1979, che mostrano come la devozione popolare abbia continuato a interagire con la città e il suo patrimonio religioso anche nei momenti di emergenza. Il volume analizza il culto di San Ponziano come fondamento dell’identità civica di Spoleto, mostrando come la devozione al patrono abbia integrato dimensione religiosa e istituzioni cittadine, rafforzando coesione sociale e memoria collettiva. Attraverso lo studio di celebrazioni, spazi civici e invocazioni protettive, emerge il ruolo del santo come mediator civitatis. L’opera esamina inoltre affreschi, sculture e architetture dal XIV al XX secolo, interpretandoli come strumenti di devozione e custodi della memoria storica e spirituale della città. Corredato da un ricco apparato iconografico e bibliografico, il volume conferma San Ponziano come figura centrale della continuità culturale e religiosa di Spoleto.
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