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L’Umbria non ostenta. Preferisce il silenzio alle luci della ribalta, la profondità alla spettacolarizzazione. Eppure, proprio questa discrezione sta diventando la sua forza nel panorama della luxury hospitality italiana, un comparto che oggi mostra segnali di crescita sempre più evidenti anche sul piano economico.
A certificarlo è l’Annuario economico ESG89, che accende i riflettori sui risultati di un settore in espansione: l’Umbria si conferma tra le destinazioni di lusso più apprezzate in Italia, seconda solo alla Toscana, grazie a un’offerta capace di coniugare dimore storiche, servizi di alto livello e un contesto naturale e culturale di straordinario valore.
Un lusso che attira i mercati internazionali
I principali mercati di riferimento restano Stati Uniti, Germania e Regno Unito, con una domanda orientata verso soggiorni autentici, lontani dal turismo di massa. A convincere è la combinazione di tranquillità, patrimonio storico-artistico, paesaggi intatti ed eccellenza enogastronomica. I dati mostrano una crescita significativa rispetto al 2019, sia in termini di arrivi sia di pernottamenti, confermando la solidità del trend.
Castelli che diventano destinazioni
Nel cuore di questo sviluppo si collocano alcune delle dimore simbolo del lusso umbro. Tra le colline che circondano Gubbio, il Castello di Petroia e il Castello di Baccaresca rappresentano esempi virtuosi di recupero del patrimonio medievale, capaci di trasformare la memoria storica in un’esperienza di soggiorno esclusiva.
Un progetto di respiro internazionale è il Castello di Reschio, al confine tra Umbria e Toscana: non solo un resort, ma un vero ecosistema del lusso fatto di design, artigianato, natura e silenzio. Le sue ville private e il castello restaurato hanno conquistato una clientela d’élite globale, come dimostrano anche i risultati economici.
I numeri della crescita
L’analisi dei bilanci 2024 delle principali società attive nell’ospitalità di alta gamma restituisce un quadro particolarmente positivo.
Tra le realtà con sede legale fuori regione ma fortemente presenti in Umbria spicca il gruppo guidato da Bernabò Bocca. La Sina – Società Internazionale Nuovi Alberghi per Azioni, che include anche lo storico Hotel Brufani di Perugia, ha chiuso il 2024 con un fatturato di oltre 72 milioni di euro e un utile netto di 13,6 milioni. Buone performance anche per la Società per l’Industria Alberghiera Spa, proprietaria del resort Borgo dei Conti, con ricavi pari a 16,8 milioni di euro.

Guardando alle imprese con base in Umbria, in testa si colloca Reschio Srl, proprietaria del Castello di Reschio, che nel 2024 ha registrato 24,9 milioni di euro di fatturato, un Ebitda superiore a 7,6 milioni e un utile netto di oltre 5,1 milioni. Seguono Borgobrufa Srl, che gestisce il noto Borgobrufa Spa Resort di Torgiano, e Tourist Spa della famiglia Colaiacovo, proprietaria del Park Hotel ai Cappuccini di Gubbio, struttura ricavata da un antico convento e oggi punto di riferimento per il turismo di fascia alta.
Golf, benessere e nuove forme di esclusività
Accanto ai castelli storici, l’Umbria del lusso ha saputo sviluppare offerte più contemporanee. Il Resort Golf di Antognolla, alle porte di Perugia, rappresenta uno degli esempi più riusciti di integrazione tra sport, paesaggio e architettura: una tenuta di oltre 500 ettari con campo da golf internazionale, residenze di pregio e un castello medievale restaurato.
Strutture come il Borgobrufa Spa Resort, il NUN Relais & Spa Museum di Assisi e il già citato Park Hotel ai Cappuccini testimoniano come il benessere, l’esperienza e la qualità del servizio siano diventati asset centrali della strategia regionale.
Le sfide future
«Il turismo di lusso in Umbria si trova in una fase di crescita promettente», osserva Giovanni Giorgetti, presidente di ESG89 Group e del Centro Studi. «Per competere con destinazioni di lusso più consolidate sarà però fondamentale ampliare l’offerta alberghiera e dei servizi premium, rafforzare il marketing internazionale, sviluppare prodotti turistici integrati e distintivi e, allo stesso tempo, preservare l’autenticità culturale che rappresenta il vero valore aggiunto della regione».
Il valore del silenzio
È proprio questa autenticità, unita alla solidità dei numeri, a rendere l’Umbria un caso sempre più interessante nel panorama della luxury hospitality. Qui il lusso non è ostentazione, ma misura, storia, paesaggio e qualità dell’esperienza. Un lusso che parla sottovoce, ma che oggi – dati alla mano – si fa sentire sempre più forte.
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