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Piano di assistenza nelle carceri umbre: subito una Rems. Il garante Caforio: "Misure alternative contro il sovraffollamento"

La programmazione socio sanitaria di Palazzo Donini punta a risolvere il problema della carenza di medici, infermieri e specialisti nelle quattro strutture detentive

Alessandro Antonini

20 Gennaio 2026, 11:03

Piano di assistenza nelle carceri umbre: subito una Rems. Il garante Caforio: "Misure alternative contro il sovraffollamento"

Il potenziamento del personale medico e infermieristico, specialisti compresi. E l’istituzione di una Rems, la Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza. Ancora, efficientare i presidi sanitari nelle strutture detentive, definendo protocolli operativi con il provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, appena insediato, e attivando i piani di presa in carico per le diverse tipologie di intervento in collaborazione con le procure. È tutto scritto nelle linee strategiche del nuovo piano socio sanitario della Regione Umbria.

Le criticità

Nel documento vengono elencati i problemi. Il primo è il sovraffollamento delle carceri con detenuti di media pericolosità. La presenza dei detenuti comuni di media sicurezza (tossicodipendenti, extracomunitari) è la criticità maggiore per l’elevato numero di episodi di autolesionismo, atti di violenza all’interno della sezione, aggressioni e spaccio di farmaci. Quindi non solo detenuti in eccesso in generale (40%) ma in particolare di quelli più problematici. Altro vulnus la carenza di personale medico per l’assistenza sanitaria di base con copertura del turno garantita da diverse tipologie di professionisti (medici dipendenti, medici di continuità assistenziale, specializzandi, pensionati con contratto libero professionale) con difficoltà organizzative complesse. L’assistenza sanitaria di base in carcere dovrebbe essere garantita da personale altamente qualificato con formazione specifica, in quanto è una medicina di attesa, ma diventa anche d’urgenza ed emergenza essendo il carcere punto di primo soccorso per eventi acuti che vanno gestiti tempestivamente.

Va considerato che la carenza di medici determina una minore presa in carico e non esiste, al pari di altre situazioni di disagio, un’indennità specifica o forme di incentivo al lavoro nelle carceri (in Regione Umbria ad esempio è prevista questa indennità dove è attiva una postazione Serd).

Indice puntato anche contro l’elevato turnover di personale infermieristico legato alle situazioni di disagio lavorativo, di carenza di incentivi specifici, di formazione specifica ed adeguata, di adeguati periodi di affiancamento, di episodi di violenza a danno degli operatori e la carenza di specialisti delle varie discipline che determina poi in alcuni casi anche liste di attesa per visite specialistiche e prestazioni sanitarie da effettuare al di fuori della struttura penitenziaria con problemi aggiuntivi di sicurezza. E arriviamo all’assenza di una residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza (Rems). I soggetti umbri destinatari di tali misure devono essere ospitati in strutture extraregionali sempre con oneri a carico del bilancio sanitario, ma in diversi casi vi è grossa difficoltà di inserimento in Rems fuori regione, restando in lista di attesa e vengono quindi gestiti con misure alternative.

Il garante

Giuseppe Caforio, garante dei detenuti designato dalla Regione Umbria, non crede che la Rems sia “la panacea di tutti i mali. Le residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza, nel caso in cui possono avere al massimo 20 posti, in Umbria il sistema carcerario sconta il 40% di sovraffollamento, con circa 450 detenuti in più rispetto alla capienza delle strutture. Una Rems sarebbe una goccia nel mare.” Una soluzione strutturale e immediata sarebbe ridurre il numero dei detenuti. Molti di questi hanno una dichiarazione di incompatibilità con il regime carcerario, altri sono a fine pena e vi sono detenuti che lavorano in regime di semi libertà e che registrano un tasso di recidiva del 3-4%: servono misure alternative alla detenzione in carcere o altre forme di esecuzione della pena. Questo sarebbe un intervento strutturale e rapido. Nel medio e lungo periodo la situazione è fluida. Nel carcere di Perugia è in fase di costruzione il nuovo padiglione con 80 posti in più per i detenuti ma senza un potenziamento della pianta organica del personale penitenziario, sanitario e sociale, rischia di sommare problema a problema. Il fatto è che la casa circondariale di Perugia è una delle poche senza palestre. E si pensa al secondo padiglione. Gli architetti quando hanno progettato le carceri 30 o 40 anni fa non avevano idea di cosa servisse: le , tutto il contrario rispetto al fine rieducativo e di reinserimento sociale che deve caratterizzare la misura detentiva.”

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